
Il Pd cambia idea e frena sull’acqua pubblica. Dopo aver presentato un ordine del giorno per garantire il servizio idrico pubblico alla città, il gruppo di opposizione ora è dubbioso e non appoggia il Comitato Acqua. Il quale sta portando avanti la stessa battaglia con una petizione cui hanno già aderito centinaia di chieresi. Spiega Manuela Olia, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale: «Non abbiamo dubbi sulla mobilitazione per l’acqua pubblica. Ma siamo perplessi sulla delibera preparata dal Comitato chierese: a non convincerci è la richiesta di modificare lo Statuto in modo che diventino interamente pubbliche sia la proprietà sia la gestione del servizio idrico». Il Pd chierese era stato tra i primi a muoversi contro il decreto Ronchi, approvato dal governo lo scorso novembre. A Chieri alcune associazioni si sono attivate subito per modificare lo Statuto della città e tutelare l’acqua come bene pubblico e non economico. Il Pd ha deciso di far sua la battaglia, cogliendo di sorpresa le stesse associazioni che si sono viste scavalcate e che, oggi, restano sorprese di fronte alla posizione del gruppo di opposizione. Nel testo dell’ordine del giorno, presentato a fine novembre, il Pd impegnava il Consiglio a «riconoscere nel proprio Statuto il Diritto umano all’acqua e lo status dell’acqua come bene comune pubblico; confermare il principio della proprietà pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; riconoscere nello Statuto che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti». Questo testo, appoggiato dalle opposizioni e dal solo sindaco Francesco Lancione, è stato bocciato dalla maggioranza. Le associazioni promotrici del Comitato chierese hanno criticato entrambi gli schieramenti, accusandoli di «miopia». E hanno continuato la loro battaglia. Convinti che il Pd li avrebbe appoggiati. Invece il gruppo di centrosinistra ha scelto di non aderire. Olia spiega le motivazioni del suo partito: «L’acqua deve essere considerata un bene di tutti, ma la sua gestione può anche essere affidata a un’azienda. Anche perché la situazione attuale è proprio questa: ci sono la Smat, pubblica, e la Società Acqua Potabili, privata al 60%. Rimaniamo convinti della bontà dell’iniziativa e siamo disposti a discuterne. Ma questo nodo tecnico va sciolto: vedremo se sarà possibile farlo con un emendamento quando la delibera arriverà in Consiglio. Il punto fondamentale, per noi e per i chieresi che firmano, è che l’acqua non diventi un bene economico. Il resto è meno importante».
Data 2010-06-04 , Torna indietro
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