
Donare il sangue del cordone ombelicale, da destinare alle Banche pubbliche che lo impiegano per i trapianti: ora è possibile anche all’ospedale di Chieri e, a breve, lo sarà anche in quelli di Moncalieri e Carmagnola. Finora nei tre centri era possibile solo il prelievo destinato alla conservazione autologa (per uso personale), col materiale biologico affidato a banche estere. «Il sangue placentare viene conservato per curare gravi patologie come leucemie, linfomi, talassemia, immunodeficienze» esemplifica Roberto Bonetto, primario di Ostetricia e ginecologia. Dopo essere stato prelevato a Chieri viene trasportato alla Banca regionale delle cellule staminali, attiva a Torino, nel complesso del Sant’Anna, e collegata alla rete mondiale delle banche pubbliche. «Di ogni prelievo si valutano quantità e vitalità delle cellule staminali, sterilità, sanità, poi si “imbancano” soltanto i campioni che superano tutti i test - sottolinea Mauro Pagliarino, direttore del Servizio immunotrasfusionale del Sant’Anna - Per ora la media italiana di prelievi adatti alla conservazione è soltanto del 24-25%». Se la media secondo la quale solo un campione di sangue ogni quattro dovesse mantenersi nel tempo, è comunque evidente che aumentando le donazioni potrebbe crescere il numero dei campioni “imbancabili”, adatti per essere usati per i trapianti. Qual è allora l’iter per donare il cordone “a fini solidaristici”, vale a dire gratuitamente? «Al momento del “bilancio di salute”, alla 37ª settimana di gestazione, alle future mamme viene presentata la possibilità di effettuare la donazione - spiegano le ostetriche Loredana Petrini, responsabile del reparto, e Cinzia Diano - Chi accetta deve compilare un questionario, in collaborazione col suo medico curante, nel quale si escludono particolari patologie che rendono impossibile la donazione». Come avviene la raccolta? «Il prelievo avviene dopo il parto (naturale o cesareo) e, di conseguenza, non comporta rischi né per la mamma né per il bambino - risponde Valeria Di Legami, il medico referente per l’Asl in tema donazioni - Si effettua solo se non ci sono problemi clinici a carico della mamma o del bebè». Da quando a Chieri è stato attivato il servizio, a inizio dicembre, le donazioni sono state 5 su circa 200 parti. Nel 2011 le donazioni autologhe sono state 16: comportano un ticket di 312 euro per il prelievo, cui si aggiungono i costi della banca privata, intorno ai 2000 euro. Su questo fronte, tuttavia, il ministero della salute è drastico: «Non esistono evidenze scientifiche che giustifichino una conservazione puramente autologa, dedicata allo stesso neonato». Sicuramente si tratta di un business: «Tant’è vero che più volte ci siamo trovati ad arginare l’ingresso in reparto dei venditori - sottolinea il dottor Bonetto - Agiscono per conto delle banche private, e fanno leva sul fatto che in futuro si potranno scoprire ulteriori impieghi del sangue cordonale,per esempio dal punto di vista della medicina rigenerativa. Suggeriscono perciò alle mamme di “fare un regalo” ai loro figli, scegliendo la conservazione per uso personale». La legge ammette però la raccolta per uso “dedicato”, cioè per il neonato o per un familiare (in genere un fratello o una sorella), con una patologia per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, o in caso di famiglie ad alto rischio di avere ulteriori figli affetti da particolari malattie genetiche. «Nel caso di una famiglia in buona salute, però, la donazione solidaristica ha un altissimo valore etico - concludono i sanitari - E’ più giusto tenere quel sangue per sé, con possibilità molto remote di impiegarlo, o è meglio metterlo a disposizione, con la possibilità di contribuire a salvare una vita, magari dall’altra parte del globo?».
Data 2012-01-27 , Torna indietro
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