CORRIERE
Fondato da GIORGIO GHIRARDI nel 1945



L'esistenza impossibile della famiglia comunista

NICHELINO - Pia Di Fazio si lascia prendere dal passato. E’ difficile stringare una vita lunga e vissuta con intensità, ma l’anziana racconta volentieri. A voce bassa, però, facendo ben attenzione che nessuno ascolti. «Siamo una famiglia educata, di lavoratori, per bene, bellissima – chiarisce subito – Ce ne sono capitate di tutti i colori, ma tutti ci hanno sempre voluto bene». Pia nasce a Lavello, paese agricolo in provincia di Potenza. Ha ormai gli anni in cui una donna potrebbe anche farsi vanto delle sue primavere, ma se le domandi l’età non risponde. «Eravamo quattro fratelli e due sorelle – torna invece ai primi decenni del Novecento – Papà Donato in paese era conosciuto e stimato. Ma era comunista e questo ci ha procurato tanti guai». Arrivano tutti insieme i ricordi. Le emozioni sono forti come un tempo, ma è difficile star dietro alle date nel ripercorrere la cronologia degli avvenimenti. «Papà era sempre in prigione: ogni due o tre mattine venivano le guardie a prenderlo e se lo portavano via – era la quotidianità in casa Di Fazio - Dicevano: “per nome della legge!”.... Sempre così: “per nome della legge!”». “Per nome della legge” salta una volta anche il matrimonio. «Era il 1947 - riprende Pia - Tutto pronto per la cerimonia. Quella domenica però sono arrivate le guardie. Andai a dire a don Peppe che non se ne poteva far niente e quel giorno non mi sono sposata». Le nozze vengono rimandate, ma la situazione non cambia. «La seconda volta pure sono arrivati e ancora: “per nome della legge!”... Alla fine ho messo il vestito che mi aveva cucito una zia e sono andata all’altare senza papà...» Donato Di Fazio è in prigione anche nel 1948. «Ero incinta e sono andata a trovarlo in galera – ancora sorride ripensando a quell’incontro – Mi ha detto: “questa settimana nasce il bambino”. E infatti la domenica dopo non andai a trovarlo... » A Nichelino Pia arriva insieme al marito Giorgio Napoletano nel 1964. «Avevo 42 anni e l’ultimo bimbo di due soli mesi – prosegue la lucana rivelando così di essere del ’22 – Mamma era già qui dal ’50 ma a me questo posto proprio non piaceva: piangevo che non ci volevo venire». La casa è in via Buonarroti. «Cosa piange signora? – mi diceva il padrone – Questa è la casa più bella di Nichelino». Poi una vita di lavoro: lui in fabbrica, lei a casa a crescere i loro sei figli. «Non ci siamo fermati mai, ci siamo sempre dati da fare – conclude Pia Di Fazio, che ancora accudisce un figlio quarantaseienne disabile – Nel ’96 è morto mio marito, che era un uomo meraviglioso, una persona amata da tutti» Nichelino in quarantacinque anni e cresciuta e diventata più bella, ma manca della solidarietà e del sostegno che erano la regola alcuni decenni fa a Lavello. «La gente non capisce – conclude amara e dignitosa Pia – In ogni casa dovrebbe esserci un problema grande: insegnerebbe a calarsi nei panni degli altri».

Data 2010-09-07 , Torna indietro

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