
Un raggio di luce che penetra dall’alto, prima del tramonto, e illumina la statua della Madonna delle Grazie: proprio nei giorni e all’ora in cui in Duomo si recita la “Salve”. Un effetto scenografico che culmina due volte l’anno, all’equinozio di primavera e a quello d’autunno: «Tutt’altro che casuale - afferma l’architetto Simona Gallina, che ha diretto i lavori di restauro appena terminati - L’architetto Vittone, che a metà Settecento progettò la cappella su incarico della municipalità, tenne conto del periodo dell’anno in cui i chieresi rinnovano il voto di devozione a Maria e, da maestro della luce qual era, volle aggiungere quel tocco di particolare suggestione». Ma i chieresi di oggi non conoscono né hanno mai assistito al “miracolo della luce”: «L’apertura alle spalle della statua della Madonna era stata in parte tamponata, e all’illuminazione s’era poi provveduto con la luce elettrica - spiega il restauratore Michelangelo Varetto che, con la collega Marina Locandieri, ha diretto i restauri per conto del Consorzio San Luca - Col nostro intervento abbiamo ripristinato la situazione di partenza: oggi la cappella è nelle condizioni in cui era stata progettata dal Vittone». Sono parecchie le differenze rispetto a ottobre, quando i restauri sono iniziati. La volta, innanzitutto: non è più azzurra, con le decorazioni dorate, ma verdina, con i rilievi in argento “meccato” (laccato cioè per ricordare l’oro). E poi gli angeli in legno, a contorno della statua della Madonna: erano colorati, ora sono bianchi: «A questo proposito c’è anche una spiegazione di fede - interviene il parroco don Dario Monticone - L’occhio del fedele è così guidato verso il punto focale della composizione, vale a dire la statua policroma della Vergine». Una statua che è più “bassa” rispetto al passato: «Il piedistallo che la sostiene era stato alzato: noi l’abbiamo riportato alle dimensioni originarie, in modo che a chi guarda la Madonna appaia sorretta dagli angeli e da una nuvola». La vicenda che innescò la costruzione della cappella è raccontata dalle due tele laterali, opera di Antonio Sariga: in quella a sinistra l’angelo della peste colpisce con la sua spada la città, mentre a destra i chieresi in preghiera ottengono, grazie all’intercessione di Maria, che rinfoderi la sua terribile arma. «S’è scoperto che sono del Sariga anche gli affreschi della volta - rivela Varetto - Pitture straordinariamente moderne per il suo tempo, che ”escono” dalle cornici disegnate dalle costole della volta per dare uno straordinario effetto tridimensionale». La cappella verrà ufficialmente “riconsegnata” alla città il 3 settembre, con una cerimonia che si svolgerà in Duomo alle 18,30. Ai restauri saranno inoltre dedicati una mostra, che si potrà visitare in Duomo nei giorni della festa patronale, e un volume, in uscita a fine settembre, che riunirà gli interventi di storici dell’arte e restauratori. «A Torino, all’Archivio di Stato, abbiamo ritrovato il progetto originale di Vittone per la cappella - aggiunge Simona Gallina - Tra l’altro elenca con precisione la provenienza dei marmi con cui sono decorate le pareti: in qualche caso (come per il “giallo di Varese”), le cave da cui furono estratti sono esaurite da oltre un secolo». I lavori sono costati 95.000 euro, 40.000 dei quali stanziati dal Comune (che è proprietario della cappella) e 20.000 erogati dalla Fondazione Crt; inoltre l’impresa Case Manolino ha messo a disposizione il ponteggio, e numerosi privati sono intervenuti con sovvenzioni. Il restauro è stato lungo e complesso: «Solo sulla volta abbiamo trovato sette strati sovrapposti di pittura - commenta Varetto - Abbiamo inoltre tenuto conto di tutte le fonti d’archivio possibili, per riportare la cappella il più vicino possibile allo stato originario. Anche se, nei secoli, ci sono state aggiunte, sostituzioni e modifiche ». Un esempio è dato dalle due grandi statue d’angelo ai due lati della cornice: «In origine non c’erano: per quel che ci risulta sono stati collocati nella prima metà del Novecento». Oltre a ripristinare quella che il Vittone definì “luce alla borromina” (rifacendosi all’esempio dell’architetto Francesco Borromini), la cappella è stata dotata di un nuovo impianto di illuminazione, collocato da Antonio Franceschi.
Data 2010-09-03 , Torna indietro
Ancora nessun Commento
i campi con l'asterisco sono obbligatori
PUBLICHIERI S.r.l. Editrice - P.IVA-C.F.-N.REG.IMP.TO 04710420011 - Registrazione Tribunale di Torino 24/1945 - Codice ISSN 1970
-5298
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: Andezeno,via Chieri 62, tel. 011.947. 21.01 - Fax 011.947.22.24 - e-mail:
corriere@corrierechieri.it
CAP. SOC. I.V. €34.543,00 - N. R.E.A. TO 0654860