CORRIERE
Fondato da GIORGIO GHIRARDI nel 1945



La suggestione della luce come nell'antico Egitto

Un raggio, al tramonto, illumina la statua

Un raggio di luce che penetra dall’alto, prima del tramonto, e illumina la statua della Madonna delle Grazie: proprio nei giorni e all’ora in cui in Duomo si recita la “Salve”. Un effetto scenografico che culmina due volte l’anno, all’equinozio di primavera e a quello d’autunno: «Tutt’altro che casuale - afferma l’architetto Simona Gallina, che ha diretto i lavori di restauro appena terminati - L’architetto Vittone, che a metà Settecento progettò la cappella su incarico della municipalità, tenne conto del periodo dell’anno in cui i chieresi rinnovano il voto di devozione a Maria e, da maestro della luce qual era, volle aggiungere quel tocco di particolare suggestione». Ma i chieresi di oggi non conoscono né hanno mai assistito al “miracolo della luce”: «L’apertura alle spalle della statua della Madonna era stata in parte tamponata, e all’illuminazione s’era poi provveduto con la luce elettrica - spiega il restauratore Michelangelo Varetto che, con la collega Marina Locandieri, ha diretto i restauri per conto del Consorzio San Luca - Col nostro intervento abbiamo ripristinato la situazione di partenza: oggi la cappella è nelle condizioni in cui era stata progettata dal Vittone». Sono parecchie le differenze rispetto a ottobre, quando i restauri sono iniziati. La volta, innanzitutto: non è più azzurra, con le decorazioni dorate, ma verdina, con i rilievi in argento “meccato” (laccato cioè per ricordare l’oro). E poi gli angeli in legno, a contorno della statua della Madonna: erano colorati, ora sono bianchi: «A questo proposito c’è anche una spiegazione di fede - interviene il parroco don Dario Monticone - L’occhio del fedele è così guidato verso il punto focale della composizione, vale a dire la statua policroma della Vergine». Una statua che è più “bassa” rispetto al passato: «Il piedistallo che la sostiene era stato alzato: noi l’abbiamo riportato alle dimensioni originarie, in modo che a chi guarda la Madonna appaia sorretta dagli angeli e da una nuvola». La vicenda che innescò la costruzione della cappella è raccontata dalle due tele laterali, opera di Antonio Sariga: in quella a sinistra l’angelo della peste colpisce con la sua spada la città, mentre a destra i chieresi in preghiera ottengono, grazie all’intercessione di Maria, che rinfoderi la sua terribile arma. «S’è scoperto che sono del Sariga anche gli affreschi della volta - rivela Varetto - Pitture straordinariamente moderne per il suo tempo, che ”escono” dalle cornici disegnate dalle costole della volta per dare uno straordinario effetto tridimensionale». La cappella verrà ufficialmente “riconsegnata” alla città il 3 settembre, con una cerimonia che si svolgerà in Duomo alle 18,30. Ai restauri saranno inoltre dedicati una mostra, che si potrà visitare in Duomo nei giorni della festa patronale, e un volume, in uscita a fine settembre, che riunirà gli interventi di storici dell’arte e restauratori. «A Torino, all’Archivio di Stato, abbiamo ritrovato il progetto originale di Vittone per la cappella - aggiunge Simona Gallina - Tra l’altro elenca con precisione la provenienza dei marmi con cui sono decorate le pareti: in qualche caso (come per il “giallo di Varese”), le cave da cui furono estratti sono esaurite da oltre un secolo». I lavori sono costati 95.000 euro, 40.000 dei quali stanziati dal Comune (che è proprietario della cappella) e 20.000 erogati dalla Fondazione Crt; inoltre l’impresa Case Manolino ha messo a disposizione il ponteggio, e numerosi privati sono intervenuti con sovvenzioni. Il restauro è stato lungo e complesso: «Solo sulla volta abbiamo trovato sette strati sovrapposti di pittura - commenta Varetto - Abbiamo inoltre tenuto conto di tutte le fonti d’archivio possibili, per riportare la cappella il più vicino possibile allo stato originario. Anche se, nei secoli, ci sono state aggiunte, sostituzioni e modifiche ». Un esempio è dato dalle due grandi statue d’angelo ai due lati della cornice: «In origine non c’erano: per quel che ci risulta sono stati collocati nella prima metà del Novecento». Oltre a ripristinare quella che il Vittone definì “luce alla borromina” (rifacendosi all’esempio dell’architetto Francesco Borromini), la cappella è stata dotata di un nuovo impianto di illuminazione, collocato da Antonio Franceschi.

Data 2010-09-03 , Torna indietro

Commenti

Ancora nessun Commento


*Autore: Mail:
*Commento:

i campi con l'asterisco sono obbligatori

PUBLICHIERI S.r.l. Editrice - P.IVA-C.F.-N.REG.IMP.TO 04710420011 - Registrazione Tribunale di Torino 24/1945 - Codice ISSN 1970 -5298
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: Andezeno,via Chieri 62, tel. 011.947. 21.01 - Fax 011.947.22.24 - e-mail: corriere@corrierechieri.it

CAP. SOC. I.V. €34.543,00 - N. R.E.A. TO 0654860