
CAMBIANO - Chi ha scolpito e dipinto statue e quadri della chiesa parrocchiale? A quali stili e correnti artistiche si possono abbinare? A queste domande ha cercato di rispondere Arianna Sanin nella sua tesi di laurea dedicata alla chiesa parrocchiale di Cambiano. Cambianese, 24 anni, le sue 130 pagine di ricerca l’hanno laureata in storia dell’arte moderna all’Accademia Albertina di Belle Arti, sotto la guida del prof. Giuseppe Dardanello. La sua esplorazione tra statue, tele e altari custoditi nella chiesa dedicata ai santi Vincenzo e Anastasio, però, parte da lontano, più o meno dal luglio 2008. «La mia ricerca è cominciata dall’archivio della parrocchia – racconta la neo-dottoressa - L’obiettivo era trovare tutti i documenti che portassero traccia di opere realizzate fra il 1600 e i primi anni del 1800: mi servivano quelle di questo periodo perché volevo studiare il Barocco ». E’ stato un lavoro meticoloso, affiancata dai Vincenza Gianotti ed Elsa Maffei, le due archiviste volontarie in parrocchia. «Oltre ovviamente al parroco don Mietek Olowski, che mi ha lasciato libertà di azione: l’unico modo per poter realizzare un lavoro del genere». In soccorso di Arianna è venuto anche un librone, le cui prime righe sono state vergate nel 1584. «A partire da quell’anno, sono riportate tutte le visite pastorali effettuati dal vescovo o dai suoi vicari nella chiesa». Ogni volta, tra le altre cose venivano segnate tutte le opere d’arte contenute nella chiesa: «In questo modo, le si può datare con una certa precisione». Non basta però a superare le difficoltà: «Mi serviva sapere i nomi degli autori, per poterli abbinare alle varie correnti dell’epoca, e nel libro non erano riportati. Anche riuscire a trovare la loro firma su quadri e statue è molto difficile, perché nell’Ottocento gli originali sono stati pesantemente modificati a seguito di una serie di restauri». In suo soccorso è però giunto un altro testo scritto da don Giovanni Minchiante, parroco per mezzo secolo fino all’inizio del 2000, campione mondiale di meticolosità: «Ci sono segnate tutte le opere presenti nella chiesa con il nome dell’autore». Il risultato finale è stato una sorta di “catalogazione” delle opere presenti nel tempio e realizzate nel periodo del barocco. «Del ’600 le due opere più notevoli sono la Madonna delle Grazie e quella del Rosario. Pur essendo state realizzate più o meno nello stesso periodo, hanno stili e storie differenti. La prima è arrivata a Cambiano a inizio ’800, sfuggita al saccheggio napoleonico nel convento cappuccino di Chieri, e si vede che la cappella che le sta intorno non è stata costruita per accoglierla. La seconda invece è stata costruita proprio per essere messa sull’altare dov’è ancora oggi». Risalenti al 1700 sono invece due quadri probabilmente realizzati da Rocco Comaneddi e, soprattutto, la facciata della chiesa progettata da Bernardo Vittone, massimo architetto del Barocco piemontese. «La concepì dopo il suo viaggio a Roma, che all’epoca era la capitale dell’arte mondiale. Infatti, rispetto ad altre sue opere realizzate prima, come la facciata della chiesa di Pecetto, le curve sono più slanciate e morbide: due caratteristiche salienti dello stile barocco ». Ricercando fra i libri e direttamente sulle opere, sono venute anche fuori delle storie interessanti. Due di queste, in particolare, hanno attirato l’attenzione della commissione che ha valutato il lavoro di Arianna Sanin. Si tratta della Madonna della Misericordia, la tela al centro della prima cappella di sinistra, e dell’affresco raffigurante i santi Vincenzo e Anastasio che campeggia dietro l’altare maggiore. La Madonna della Misericordia è quella di Loreto. «La tela venne ritrovato nella legnaia della chiesa parrocchiale nel 1869. Il priore dell’epoca, don Alessio, scrisse l’episodio come un evento miracoloso ». Pare infatti che a partire dalla notte di Natale del 1868 una donna che abitava nei pressi della casa parrocchiale ogni sera, a partire dalle 22, affacciandosi alla finestra vedesse un bagliore provenire dalla legnaia. Dopo molte insistenze, il priore decise di andare a vedere se lì dietro c’era effettivamente qualcosa e trovò il dipinto. «Molti quadri sulla Madonna di Loreto sono trovate in condizioni “miracolose” - segnala la giovane studiosa - All’epoca aveva colpito anche il fatto che il quadro, a giudicare dalla struttura, risalisse al 1500 o al ’600 e fosse solo leggermente rovinato ai lati: eppure, da chissà da quanto tempo era lì fuori». La sorpresa del dipinto raffigurante i patroni Vincenzo e Anastasio, invece, non sta nel suo ritrovamento. Il suo interesse artistico sta nella fusione fra tre stili: «I cherubini, presumibilmente realizzati da Baratta, sono del 1600, la cornice marmorea del ’700 e la tela dell’800». Ma il bello arriva quando si parla dell’autore: «Sull’opera non c’è alcuna firma. Secondo quanto scritto dal vecchio parroco don Minchiante, dovrebbe trovarsi sul retro ed essere quella di Angelo Capisano, datata tra il 1830 e il 1850. In quel periodo l’artista lavorava per Casa Savoia e quindi, se trovava anche il tempo per venire a lavorare qua, può voler dire due cose: o c’era qualcuno che lo pagava bene oppure che l’opera gli era stata commissionata da qualche persona all’epoca molto importante ».
Data 2010-07-13 , Torna indietro
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