
La consegna del Premio Nobel per la pace al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha scatenato un vivace dibattito. Al solito la platea dei commentatori si è spaccata tra chi considera un errore l'assegnazione di un simile riconoscimento ad un Presidente eletto da poco più di un anno e tra chi invece ritiene che il Premio sia giusto e che serva più che altro da sprone per Obama affinchè dia una svolta alla politica estera americana che, come tutti sanno, influenza gran parte della politica internazionale.
Non rientra tra le mie competenze prendere una posizione in tale disputa, anche se concordo, se non altro, con l'originalità di quanto accaduto.
L'argomento che vorrei affrontare riguarda invece il discorso che Obama ha pronunciato durante la cerimonia della consegna del Premio Nobel. Il Presidente USA ha toccato una serie di questioni molto delicate, ma, principalmente, si è concentrato sull'uso della forza nel Diritto internazionale e sulla possibilità per gli Stati di farvi ricorso.
Obama è tornato quindi a pronunciarsi su un argomento che, per lui, è un vero e proprio banco di prova perchè misura la reale discontinuità con l'Amministrazione Bush.
Nell'affrontare il tema, Obama ha in qualche modo evocato un concetto ormai lontano nel tempo, quello di "guerra giusta". Per la verità non ha utilizzato letteralmente quella espressione, ma l'ha implicitamente evocata. Il Presidente USA ha infatti dichiarato che l'uso della forza può essere legittimato per scopi umanitari, riferendosi esplicitamente all'intervento in Kossovo del 1999. Obama ha poi aggiunto che ogni Stato dovrebbe avere la possibilità di agire unilateralmente laddove vi sia un pericolo per la sua nazione.
Quanto detto da Obama e riportato qui con libera traduzione, pone una serie di interrogativi le cui risposte non sono ancora chiare. Nel Diritto internazionale e più in generale nella Comunità internazionale il concetto di "guerra giusta" è ormai preistorico. Con la nascita delle Nazioni Unite e il consolidamento di alcune consuetudini e trattati, l'uso della guerra per risolvere controversie internazionali è stato bandito. Il divieto dell'uso della forza è la norma cardine dell'ordinamento internazionale e del sistema delle Nazioni Unite. Deroghe a tale divieto sono consentite solo per legittima difesa, ma con stringenti criteri limitativi, e solo previa autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Due sole deroghe, dunque. Con il tempo, e visto il mutare della scena internazionale rispetto al dopoguerra, con un notevole aumento dei conflitti interni e del fenomeno "terrorismo", si sono fatte largo ulteriori deroghe al divieto di uso della forza. Ricordiamo la legittima difesa preventiva, teorizzata proprio dall'Amministrazione Bush e l'intervento umanitario, di cui abbiamo avuto un esempio nel Kossovo.
La legittima difesa preventiva sta alla base dell'attacco americano in Iraq del 2003 e secondo alcuni sta alla base anche dell'attacco in Afghanistan del 2001. Consiste nello sferrare un attacco armato non in presenza di un pericolo potenziale, preconizzato. La legittima difesa preventiva, così teorizzata, non si è mai elevata al rango di norma di Diritto internazionale e perciò è illegittima.
Discorso più complesso per l'intervento umanitario, secondo la cui teoria, sarebbe un diritto di intervento in capo agli Stati della Comunità internazionale, laddove vi siano massicce violazioni dei Diritti umani ed il Consiglio di Sicurezza sia impossibilitato ad agire. Anche per l'intervento umanitario vi sono forti dubbi di legittimità, motivo per cui il concetto si sta evolvendo al fine di trovare una forma che sia compatbili con il Diritto internazionale.
Quanto detto in pochissime parole serve per affermare una semplice verità: il concetto di "guerra giusta" è stato sopravanzato dal concetto di guerra legale. E' ancora possibile usare la forza, ma solo all'interno di regole che ne delimitino l'utilizzo. Sembra un paradosso ma a pensarci bene è una rivoluzione non da poco.
Tornando al discorso di Obama, e tenendo in mente quanto detto sull'uso della forza, il pensiero del Presidente USA non è chiaro. Se da un lato vi è un'affermazione dei principi della legittima difesa (per l'appunto, legittimi), dall'altro vi sono, con le opportune differenze cronologiche, le stesse "nuove regole" teorizzate dalle Amministrazioni Bush e Clinton: legittima difesa preventiva e intervento umanitario.
Le interpretazioni sono due: può essere che Obama voglia impegnare la sua amministrazione nella ridefinizione di regole sull'uso della forza che siano condivise e rispettose del Diritto internazionale, soprattutto per quanto riguarda l'intervento umanitario e la sua possibile evoluzione in "responsabilità di proteggere". Oppure può essere che in realtà la politica estera degli USA non cambierà neanche dopo l'avvento di Obama e che quindi i vecchi fantasmi continueranno ad aleggiare sulla carcassa della legalità internazionale. Delle due l'una. Il nuovo impegno in Afghanistan promesso da Obama, con tutti i dubbi di legittimità che si porta dietro, è un segnale forte che fa pendere l'ago della bilancia verso una delle due interpretazioni. Di certo non la più rosea.
Di Spagnolo Data 2009-12-19 , Torna indietro
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