
Dall’abbattimento della cinta muraria a inzio Ottocento alla costruzione spregiudicata di condomini negli Anni 60. Chieri cambia volto nell’arco di un secolo e mezzo. La città è sotto il dominio francese quando, nel 1809, inizia l’abbattimento delle mura medievali. Si salvano soltanto il bastione della Mina, la Rocchetta di Porta Gialdo, le mura del convento delle Benedettine in vicolo Albussano, quelle dietro al tiro a segno (vicolo Mozzo Bastioni) e quelle lungo viale Fasano, adiacenti all’attuale deposito della BigMat De Tommasi. Nel 1857 Chieri si sviluppa ancora all’interno delle mura. Il primo Piano regolatore che si occupa del territorio esterno alla cinta muraria risale invece 1878: è il Piano Regolatore di ampliamento dell’area compresa tra le strade di Cambiano, del Circondante e del Picchio (via Roma, via Battisti, viale Diaz), redatto dall’Ingegner Carlo Jaccazio. La città in quel periodo ha 11 mila abitanti. Il Piano si prefigge di legare il centro con la stazione e di porre ordine all’edilizia che sta sorgendo lungo la strada per Cambiano e la ferrovia. Riguarda 8,2 ettari, ma alla fine avrà un’esecuzione parziale, solo per la parte stradale. Alla fine dell’Ottocento sorgono le prime costruzioni fuori dalle mura, sulle strade per Pino, Pecetto, Riva, Buttigliera e Castelnuovo. Fino alla prima metà del 1900 c’è però una quasi totale assenza di provvedimenti urbanistici organici: lo sviluppo è limitato, demograficamente ed economicamente. La città sembra ripartire degli Anni 50: cresce l’industria tessile, nel 1951 inizia il servizio di Filobus tra Chieri e Torino, nel 1956 viene aperto il traforo del Pino. In base alla legge urbanistica del 1942, Chieri sarà obbligata a dotarsi di un Piano regolatore solo con la pubblicazione del secondo elenco dei Comuni (1959). Anche per questo si sviluppa in maniera discontinua e disomogenea. E in centro molte abitazioni storiche vincolate vengono sostituite da palazzi. «In vigore c’era soltanto un regolamento edilizio del 1926 - raccontano l’assessore ai lavori pubblici Piero Giovannone e il responsabile dell’Ufficio Tecnico (area programmazione territorio), Sandro Borzone - Tra le altre cose prevedeva per le strade una larghezza minima di 10 metri, ma spesso le eccezioni finivano per diventare regola ». Nel Dopoguerra Chieri conta 14.700 residenti. Nel 1951 il Comune indice un bando per lo studio di un Piano regolatore generale. Tra i professionisti che partecipano ci sono l’urbanista Leonardo Benevolo; Gian Piero Vigliano, che progettò poi il Piano del 1968; l’ingegner Alberto Gramegna, figlio di un ex dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune; Valerio Masera, progettista di molti dei condomini chieresi Anni 70; Carlo Graffi e l’ingegner Rigotti (quest’ultimo è il progettista del Palavela di Torino); e ancora l’ingegner Vaudetti che in seguito progettò la caserma dei carabinieri di piazza Europa. Nessuno degli studi presentati viene però ritenuto accettabile dalla commissione giudicante di cui fa parte il sindaco, Secondo Caselle. Chieri resta così senza Piano regolatore. «Solo nel 1959 il Comune incarica i professionisti del suo Ufficio tecnico di redigere un nuovo documento urbanistico. Le novità non mancano soprattutto sul fronte della viabilità» segnala Giovannone, che ha ricercato i vecchi documenti nell’Archivio storico comunale. Il Piano del ’59 prevede la creazione di un’arteria di notevole ampiezza, che dalla piazzetta dell’Aci si allarga verso piazza Dante e prosegue parallela a via Vittorio Emanuele, passando dietro al Duomo e biforcandosi nuovamente nella zona di piazza Mosso. Sulla carta urbanistica è segnata anche una strada che collega il cimitero a via delle Rosine, con una grossa piazza destinata a parcheggio. I progettisti del tempo pensano a una grossa arteria per collegare l’inizio di strada Buttigliera con via Andezeno e le Rocche. E da piazza Cavour (inizio di via Marconi) ecco una strada che corre dritta al Murè, senza passare da via Garibaldi. Sul fronte opposto un’altra strada raggiunge lo stesso obiettivo partendo dalla metà di via Avezzana. Nel piano del 1959 le abitazioni sono praticamente inesistenti nelle ora popolatissime aree di Campo Archero, via Monti e via Roaschia. E’ invece previsto un ampio reticolo di vie in zona Turriglie e Valle Pasano e a destra di via Andezeno, verso San Silvestro. A sud di Chieri c’è infine una circonvallazione che, ripercorrendo idealmente l’attuale via Quintino Sella collega la strada per Riva al campo sportivo. Il Piano regolatore del 1959 in realtà non sarà mai adottato: la bocciatura arriva direttamente dal Ministero. Senza regole, per altri dieci anni, Chieri è vittima di uno sviluppo selvaggio. Non essendo ancora stata individuata un’area industriale, le prime grandi fabbriche tessili sorgono lungo le principali direttrici: Tabasso, Fidivi, Gunetti, Passamaneria Tosco e Fil-Vasino sulla strada per Torino e tra le altre la Stella, sulla strada per Riva. Risalgono agli Anni 60 anche i principali interventi edilizi ad alta densità: i grandi condomini ora tanto criticati. Oltre al Piano di edilizia economica popolare di borgata Maddalene, spuntano tra gli altri i super condomini di via Andezeno, corso Torino e via delle Orfane. «In quegli anni inizia anche la costruzione delle cosiddette “case gialle” di via Monti - ricorda Giovannone - Doveva essere un complesso residenziale di lusso, ma all’inizio degli Anni 70 l’impresa costruttrice è fallita: gli alloggi sono rimasti vuoti per 10 anni e il Comune di Torino li ha alla fine acquistati per far fronte all’emergenza abitativa ». Sono gli anni del boom edilizio. E al disordine urbanistico contribuisce anche la legge ponte 765 dell’agosto 1967, che paradossalmente aveva lo scopo di imporre limiti massimi di edificabilità e urbanizzazioni. «La stessa legge disponeva che tali limiti entrassero in vigore un anno dopo - sottolinea Borzone - Tra il ’67 e il ’68 decine di persone chiesero così un permesso di costruire. Fortunatamente non tutti coloro che lo ottennero riuscirono a costruire palazzi. Il vincolo era iniziare i lavori entro un anno: c’era chi scavava e gettava un plinto in cemento per dimostrare che il cantiere era aperto. Il Comune faceva i controlli anche di notte». Nel 1967-70 viene finalmente redatto il primo Piano regolatore generale comunale che sarà poi approvato nel 1975. Paola Chiara
Data 2009-08-31 , Torna indietro
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