
Le tracce del forte legame che in passato ha unito Chieri al popolo ebraico tornano a rivivere in occasione dell’undicesima giornata europea della cultura ebraica. Anche quest’anno il Comune ha deciso di aderire all’iniziativa promossa a livello nazionale dall’Unione delle comunità ebraiche italiane. Sono oltre sessanta in Italia le città che parteciperanno. A fianco dell’ente locale collaboreranno alla manifestazione l’Artefacta beni culturali e ambientali e l’Associazione culturale Carreum Potentia. [continua]
Data 2010-09-03 , Torna indietro
SANTENA - Un uomo comune catapultato nel violento mondo del nazismo. La scoperta di una tragica verità. Il misterioso omicidio di una ragazza. Questi gli ingredienti del nuovo libro di Flavio Vasile, “L’eredità del male”, appena pubblicato dalla casa editrice Giancarlo Zedde. [continua]
Nella foto Lo scrittore santenese Flavio Vasile.
Data 2010-07-06 , Torna indietro
Trentasei morti ammazzati, fuciliati lungo il muro dell’attuale piazza Cavour: terminò nel modo più crudo la “rivolta del pane” del luglio 1797. Una delle pagine più nere della storia chierese è raccontata dai chieresi Teresa De Marchi e Antonio Mignozzetti nel libro “Chieri, luglio 1797 - Cronaca di una rivolta” (ed. Mille, 14,50 euro), disponibile nelle librerie e nelle edicole della città. [continua]
Data 2010-07-02 , Torna indietro
“La verità sul 2012” è quella che ci viene raccontata da Walter Ferreri, astronomo ben noto ai nostri lettori, che svolge la sua attività presso l’Osservatorio di Pino Torinese, nel suo ultimo libro dall’omonimo titolo. Edito da La Zisa è in libreria da pochi giorni (pag. 104, euro 8,90).
Data 2010-06-04 , Torna indietro
Si stringe il cerchio intorno alle scuole finaliste per le “Olimpiadi del libro”. La competizione tra le scuole materne, elementari e medie di Chieri e dintorni sulla conoscenza dei libri, è arrivata agli sgoccioli. Da lunedì 22 a giovedì 25 marzo si sono svolte le semifinali che hanno incoronato le nove classi finaliste. [CONTINUA...]
Data 2010-04-09 , Torna indietro
CHIERI - Una passeggiata per entrare nel mondo notturno dell’autore. “Quattro passi nel buio” è il titolo del primo libro del chierese Dario Michielin, 24 anni, formato da quattro storie che percorrono il filo conduttore della ricerca della sopravvivenza umana. I personaggi di “Quattro passi nel buio” lottano per rimanere in vita. «E’ in questi momenti, quando uno è alle strette, che si tira fuori il peggio di sé, ed è di questo che parla il mio libro», commenta l’autore. [CONTINUA...]
Data 2010-03-31 , Torna indietro
Se si parla di genocidio e campi di concentramento viene in mente Auschwitz, ma di lager nella storia ce ne sono stati molti di più e ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Giornata della Memoria serve a ricordare anche quei fatti. Così il Centro Documentazione il Cubo, in occasione del 27 gennaio, ha voluto organizzare una serata per non dimenticare i danni delle dittature. Stasera, venerdì, alle 21, preceduto da un aperitivo alle 19,30 (per info ilcentrocubo@ gmail.com), nel Centro giovanile (piazza Caselli 19), ci sarà un incontro con Norma Berti, ex prigioniera politica nell’Argentina di Videla. Presenterà il suo libro, da poco pubblicato, “Donne ai tempi dell’oscurità. Voci di detenute politiche nell’Argentina della dittatura militare”, Edizioni Seb27 (Euro 12,50). Al ternime dell’incontro sarà proiettato il documentario “Alma Doble. Memorie argentine per pianoforte e ballerini” di Ivana Bosso e Francesce Gentile, che saranno presenti in sala. «Alcuni di noi hanno ascoltato Norma mesi fa e subito ne hanno apprezzato la vita, le idee, l’invito alla militanza e alla partecipazione politica - raccontano i ragazzi del Cubo - E’ una donna convinta che la testomonianza non può essere slegata dalla riflessione sociale e politica. Per questo le abbiamo chiesto di venire a Chieri, per poterla riascoltare e portare la sua storia». Norma Berti è stata sequestrata per il suo schieramento politico. «Nei lager costruiti dalle dittature dopo la II Guerra Mondiale sono morte e sono state torturate migliaia di persone che portavano avanti i nostri stessi ideali».
Data 2010-01-29 , Torna indietro
PECETTO - Un amore extraconiugale che passa dal freddo invernale al tepore della primavera tra piccole e grandi rivoluzioni nelle vite dei suoi protagonisti. Domani, mercoledì, alle 21 la sala incontri della biblioteca comunale (piazza Rimembranza 9) ospita Carlo Villata che presenterà il suo romanzo “Stagioni: una storia egoista”. L’autore, 60 anni, di casa ad Andezeno, professione consulente di diritto delle nuove tecnologie, ha tenuto per quindici anni nel cassetto della sua scrivania il floppy disc con su scritto il romanzo prima di decidersi a pubblicarlo. «Il racconto si svolge fra due stagioni, l’inverno e la primavera, ma l’accenno alla meteorologia è solo un pretesto per parlare dei sentimenti dei personaggi – spiega l’autore - Il protagonista è Marco, un uomo di 40 anni, che si trova coinvolto in una relazione extraconiugale con Alessandra ». La vicenda inizia nella villa di Moncalieri in cui si svolge la festa in onore di Enrico, dirigente Fiat e marito di Alessandra, in procinto di andare a lavorare sei mesi all’estero. «Lì scocca la prima scintilla, che poi si trasforma in un amore travolgente. Un sentimento che sconvolge la vita di Marco, abbandonato per questo dalla moglie Elisabetta ed entrato in conflitto con i suoi genitori». L’unica speranza per lui è Alessandra, che però non è disposta a bruciarsi tutti i ponti alle spalle e alla vigilia del rientro a casa del marito lascia l’amante, che si ritrova solo. Mentre Alessandra nel riaccompagnare a casa Enrico gli annuncia che ci sarà un’altra festa per il ritorno. Specificando: “Comunque i nostri amici ci saranno tutti”, mentre il cancello automatico della villa chiude fuori la notte.
Data 2010-01-26 , Torna indietro
Chierese cade dal balcone della sua casa in piazza Duomo. Non è un fatto di cronaca, ma l’avvenimento principale di “Felice anno nuovo”, romanzo del ventiduenne Francesco Bigatti. Quattro anni fa, però, fu cronaca per davvero: l’autore, allora diciottenne, finì in coma dopo essere precipitato dal terrazzo di casa poco dopo la mezzanotte del primo gennaio 2006. Ora il giovane ha scritto la sua storia e il romanzo si può già trovare nelle librerie chieresi (edito da Albatros - Il Filo). Questa l’introduzione del libro: «Matteo Boccia ha diciannove anni e il mondo in mano: amici, ragazze, gli aperitivi e la discoteca il sabato sera. Non gli manca proprio niente, nessuno potrebbe mai definire la sua vita noiosa. Sta riuscendo nel suo intento di allontanare lo spettro di una vita insoddisfatta, come troppe ne vede in giro. Eh, sì, si può proprio dire soddisfatto». Ma poi un avvenimento modificherà totalmente la vita del protagonista: «A Capodanno, accade qualcosa che cambia profondamente il corso della sua esistenza, qualcosa che stravolge il suo punto di vista. Come può una serata modificare totalmente un’esistenza?». La storia di Matteo ricorda molto quella di Francesco, come ammette l’autore: «Il romanzo è autobiografico al 98%. Anche l’ambientazione è la stessa: parlo di Chieri e specifico che la caduta è avvenuta in una piazza dove troneggia una chiesa maestosa. Ho cambiato soltanto i nomi dei personaggi. Poi ho dovuto inventare la sera dell’incidente: quando scrivevo non ricordavo nulla di quella sera». L’ex studente della sezione classica del Monti inizia a lavorare al suo romanzo già in ospedale: «Ho cominciato appena ho potuto: mi sono svegliato dopo quasi un mese di coma, quando sembrava che non potessi farcela. E’ stato quasi un miracolo e la scrittura mi è servita come terapia: ho superato quel momento difficile solo grazie alla penna e alla vicinanza delle persone care. Gli stessi medici e lo psicologo che mi ha seguito mi hanno consigliato di ripercorrere la mia esperienza». A lavoro finito il diario di Francesco si è trasformato: dalla prima persona è passato alla terza e gli amici dell’autore sono diventati Sandro, Jack e Roberto, compagni di avventura di Matteo. E il risultato della rielaborazione è un doppio romanzo: «“Felice anno nuovo” è strutturato in due parti separate – spiega Bigatti, riprendendo l’introduzione – Nella prima Matteo è un ragazzo che vuole divertirsi e ci riesce superando ogni limite. E’ pieno di euforia, privo di preoccupazioni e conduce un’esistenza fatta di eccessi, anche a causa di alcune amicizie. Ma nella sua seconda vita il personaggio è costretto a cambiare e a trovare una nuova scala di valori da seguire ». L’opera del giovane chierese è basata in particolare sulla trasformazione del personaggio: «Racconto come può cambiare un’esistenza dopo un avvenimento tragico. Un fatto del genere può servire a effettuare una “scansione dei virus” e a migliorare. La mia è stata un’autoriflessione dettata dalla tragedia. Lo dice il titolo stesso, volutamente ambiguo: per me il 2006 non è stato un “felice anno nuovo” però mi ha portato a qualcosa di diverso e positivo». Anche se il protagonista del romanzo è Matteo, per Francesco resta difficile raccontarne la trama in terza persona: «Mi identifico troppo con il personaggio perché quello che vive lui è lo stesso che ho provato io». Oggi il ventiduenne studia Lettere a Siena ma è spesso a Chieri, dove dice di tornare volentieri. Dopo le difficoltà fisiche si è ripreso quasi del tutto. Quindi per Francesco/Matteo il romanzo è a lieto fine? «Non che adesso sia diventato un santo – sorride il giovane scrittore – Sono cambiato, ma sono sempre io. Anche il finale del romanzo è oscuro: Matteo rimane in sospeso e ogni lettore può interpretare a suo modo quale sarà il futuro del personaggio».
Data 2009-12-11 , Torna indietro
VILLANOVA - Ha deciso di raccontarsi partendo dall’inizio. Dai giochi sulla spiaggia nelle Filippine, quand’era bambina, fino all’arrivo in Italia, le prime difficoltà in un paese straniero, il matrimonio e l’integrazione poi. Pasquala Brosas, presidente dell’associazione Sama Sama Onlus, ha raccolto le sue memorie nel libro “Pas” (il suo nomignolo), che potrebbe diventare una serie televisiva in patria. Ad aiutare a portare a galla i ricordi è stata la scrittrice torinese e amica Margherita Filippi, a cui ha affidato la stesura della sua biografia. Sono 13 capitoli, che narrano le fasi della sua vita. Al testo sono integrate anche alcune vignette di Carmen Villanueva. Il volume sarà presentato in anteprima ad amici, parenti e alle autorità locali dopodomani, domenica 6 dicembre, quando Pas festeggerà il 60° compleanno. Cosa può essere venuta a fare Pasquala in Italia nel 1974? Quello che fanno migliaia di filippine: «Mi avevano offerto un posto come domestica in Italia. Non sapevo neanche dove si trovasse l’Italia... ». La voglia di futuro e nuove opportunità avevano convinto la giovane a lasciare la famiglia e partire. Nonostante avesse un impiego: «Ero un’attrice, ho girato otto film – rivela – Nel frattempo mi guadagnavo da vivere anche come commessa». Così, la ragazza dagli occhi a mandorla si butta nell’avventura: «Insieme all’offerta di lavoro per l’Italia, arrivò pure la proposta per un contratto con il cinema – confessa – Consultai i miei amici e tre persone su due mi diedero il consenso: sarebbe stata un’occasione per imparare una nuova lingua, conoscere un’altra cultura, viaggiare e crescere». Ma l’impatto con Torino è duro. Primo, la lingua: «Non parlavo italiano e in quegli anni nessuno comprendeva l’inglese». Secondo, le condizioni di lavoro disastrose: «Lavoravo anche 14 ore al giorno. Il tempo libero e le uscite erano ridotte al minimo. Vivevo a casa della famiglia da cui ero stata assunta, mi occupavo delle varie faccende domestiche e accudivo i bambini ». Quasi al limite della schiavitù: «Mangiavo gli avanzi, frutta andata a male, sempre pochissimo. Oltretutto, a volte, non ero abituata a certi cibi e stavo male». Allora Pas prende il coraggio a due mani, s’inventa una scusa se ne va. Cambia casa. Le cose girano meglio. Ma Pas si “scontra” con un’altra signora dura da sopportare: «Trattava male la figlia, mi sentivo impotente: non potevo fare nulla né denunciarla». Ancora una terza famiglia: «E stavolta sono stata bene – ammette – Addirittura i datori di lavoro mi avevano concesso di educare i loro figli, secondo la tradizione e cultura filippina». Nel 1979 Pas incontra Carlo Maero. «Me lo avevano presentato alcune amiche », sorride. Tra i due non scatta subito la scintilla, ma si frequentano e nel 1986 si sposano. Ora può percorrere nuove strade. Studia e diventa assistente per i malati in ospedale. Nel 1990 per caso la coppia sbarca a Villanova: «Una mia amica Maria Teresa Negro, mi aiutato a cercare casa e questo era il posto ideale». Ha molta voglia di darsi da fare questa donna volitiva: nel 1992 apre una cooperativa per gestire un bagno turco a Torino, dove adesso lavora come estetista. Nel frattempo, non dimentica mai i legami con la sua terra e soprattutto le ragazze che come lei l’hanno lasciata; magari con meno fortuna. Ecco allora la nascita nel 2003 dell’associazione Sama Sama, insieme al marito Carlo e alle amiche filippine Zosima Brosas e Cherika Regojos. «Al ritorno da un viaggio nelle Filippine abbiamo pensato di creare un gruppo di volontari per aiutare i bisognosi nel mio paese e gli immigrati in Italia». Adesso sono 127 i soci che ostengono le attività di consulenza agli stranieri nella ricerca del lavoro, di adozioni a distanza e progetti per la ricerca di fondi da inviare nelle Filippine. Non solo: durante l’anno vengono organizzati corsi di artigianato, teatro e massaggio shiatsu. Pas è un fuoco d’artificio, nei prossimi mesi ritirerà dal lavoro e dedicherà il suo tempo ad altri progetti insieme al marito, ex collaudatore Fiat ora in pensione: «Abbiamo in mente qualcosa legato all’agricoltura, vedremo cosa realizzeremo…». Nostalgia per le Filippine? «No. In quei posti poi c’è troppa miseria: soffro a vedere quella realtà e preferisco dare il mio contributo da qua».
Data 2009-12-03 , Torna indietro
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