CORRIERE
Fondato da GIORGIO GHIRARDI nel 1945



Sulle orme di Marco Polo in moto fino a Pechino

Tre moncalieresi in partenza per l'Asia

MONCALIERI - Da Moncalieri a Pechino, in moto, per ripercorrere la via della seta sulle orme di Marco Polo: il 18 aprile, alle 16, tre moncalieresi e un vigevanese, salperanno da Ancona alla volta della Grecia: secondo i calcoli, l’arrivo a Pechino è previsto per il 23 giugno, mentre il 22 agosto il gruppo dovrebbe essere di ritorno. [CONTINUA]

Data 2010-04-13 , Torna indietro

Lombroso ha radici chieresi

La madre dell’antropologo, morto un secolo fa, era Zeffora Levi

Ha radici chieresi l’antropologo Cesare Lombroso, di cui in queste settimane si ricordano i cento anni dalla morte. Era infatti nativa di Chieri sua mamma Zeffora Levi, che apparteneva a una delle famiglie ebree più in vista della città. Cesare Lombroso, cui alla nascita vennero imposti i nomi di Marco Ezechia, vide la luce a Verona il 6 novembre 1835. «Zeffora era nata nel 1814 – spiega Vincenzo Tedesco, conservatore dell’archivio storico comunale “Filippo Ghirardi” – In archivio abbiamo un albero genealogico dei Levi, che probabilmente fu redatto a due mani da Filippo Ghirardi e da Secondo Caselle». In base a esso risulta che Zeffora sposò a Verona Aronne Lombroso il 6 febbraio 1832. L’anno successivo nacque il primo figlio, Sansone Ercole. Ancora un anno, e vide la luce a Chieri Pasquetta, che morì prematuramente all’età di soli due anni. Ezechia Marco, soprannominato Cesare, nacque il 6 novembre 1835: a lui seguirono ancora due figli, Romolo e Chiarina, ma il documento non riporta le loro date di nascita. Il fatto che le famiglie fossero numerose era la regola, tra gli abitanti del Ghetto. Zeffora, che era la maggiore, aveva tre fratelli: abramo- Yacob (1817), negoziante; David-Graziadio (1820), macchinista; Marco-Angelo (1823), studente. L’indagine negli archivi compiuta in passato da Caselle e Ghirardi consente di conoscere anche i nonni materni di Cesare Lombroso: Ezechia-Giacob e Zara Levi. Risalendo ancora tra gli antenati troviamo un Davide Levi (1749), che fu “maire aggiunto” di Chieri (una sorta di assessore, durante il governo francese). Prima di lui, Moise Levi (1720), mercante di panni e stoffe. «Non sappiamo quale fu il destino di Zeffora Levi – segnala Vincenzo Tedesco – Il suo nome infatti non compare tra la ventina di quelli sulle lapidi del cimitero ebraico scritti con caratteri occidentali. Non posso però escludere che sia sepolta nel nostro cimitero, ma che il suo nome sia scritto in caratteri ebraici, o che magari sia stato consunto dal tempo». Cesare Lombroso compì gli studi universitari a Pavia, Padova e Vienna: come medico militare partecipò alla campagna contro il brigantaggio. Dapprima fu professore di clinica psichiatrica e di antrolopogia a Pavia, poi diresse il manicomio di Pesaro quindi divenne ordinario di medicina legale a Torino. Fu uno dei massimi studiosi della fisiognomica, una disciplina pseudoscientifica che pretende di dedurre i caratteri morali e psicologici di una persona osservandone l’aspetto fisico e in particolare il volto. Lombroso misurò la forma e la dimensione del cranio di molti criminali, arrivando a dedurre che questi portavano tratti anti-sociali dalla nascita, per via ereditaria. Ne conseguiva che per il criminale non era possibile la riabilitazione. Nel 1898 Lombroso inaugurò a Torino un museo di psichiatria e criminologia. Qui raccolse migliaia di reperti: circa 400 crani di delinquenti (tra cui il celebre teschio del brigante Vilella, nel quale scoprì l’anomalia causa della devianza criminale), corpi di reato, armi proprie e improprie, la “beata” (la forca di Torino, in funzione fino al 1865 all’omonimo “rondò”), e molto altro ancora. A proposito di Lombroso, c’è da segnalare una curiosità. Sebbene fosse un uomo di scienza, fu tra coloro che si lasciarono abbindolare dalla finta medium Eusapia Palladino. Lombroso, peraltro, fu in buona compagnia: a credere che la Palladino (1854-1918) avesse realmente dei poteri arcani ci furono anche lo scrittore Arthur Conan Doyle (l’inventore di Sherlock Holmes) e i premi Nobel Pierre e Marie Curie. Se Lombroso fosse vivo ancora oggi, sarebbe interessante quali deduzioni trarrebbe applicando le sue teorie a certi personaggi che vanno per la maggiore. Per limitarsi alla politica, ad esempio, chissà quale sarebbe la diagnosi di un fisionomico chiamato a esaminare i ministri Ignazio La Russa o Roberto Calderoli?

Data 2009-11-26 , Torna indietro

Un’archeo-investigatrice sulle Ande

I nonni di Teresa Michieli partirono da Buttigliera in cerca di fortuna

BUTTIGLIERA - I suoi nonni partirono da Buttigliera in cerca di fortuna in Argentina. La nipote, invece, guida esplorazioni sulle Ande in cerca di tesori dell’archeologia. E li trova. Teresa Michieli in questi giorni e tornata nel paese degli avi e domani, sabato, il sindaco Roberto Bechis le consegnerà un’onorificenza nella sala consiliare del municipio (piazza Vittorio Veneto 3 dalle ore 21, con ingresso libero). Lei contraccambierà raccontando i suoi studi e le scoperte. Il nonno materno di Teresa, Edoardo Gramaglia, era nato in paese nel 1899, nella casa al 16 via Pautasso (oggi via Principe di Piemonte ). Dopo aver combattuto nella prima guerra mondiale (era uno dei “ragazzi del ’99”), nel 1924 emigrò in Sud America con la moglie Caterina Negro, originaria di Castell’Alfero. Prima Buenos Aires, poi a Mendoza, mettendo al mondo quattro figli e diversi nipoti, fra cui Teresa. L’archeologa oggi insegna all’università di San Juan, in Argentina, e dirige il “Museo di investigaciones arqueològicas prof. M. Gambier”, in cui sono conservati reperti di epoca incaica. È una delle massime esperte in materia, in particolare sulla conservazione di mummie antichissime recuperate sulle vette andine. «Siamo venuti a sapere di lei intorno a marzo – racconta il professore Elso Gramaglia, presidente della biblioteca – Ha ritrovato dei documenti attraverso cui è venuta a sapere delle sue origini buttiglieresi, così ha chiamato in municipio e l’allora sindaco Roberto Manello l’ha messa in contatto con me. Abbiamo scoperto di avere antenati in comune. Dovendo venire in Italia ospite di alcuni musei e università, da Milano a Bolzano, ha espresso il desiderio di visitare il paese del nonno e di tenere un incontro per condividere il risultato dei suoi 35 anni di studi». Nell’incontro di domani, oltre a ricevere il saluto del sindaco e il benvenuto di Gramaglia a nome del paese, la professoressa illustrerà gli studi compiuti su una mummia scoperta da alcuni alpinisti a 6.000 metri di quota sulle Ande. Risale a diverse migliaia di anni fa e pare sia il cadavere di un diciottenne vittima di un sacrificio umano. «Siamo orgogliosi. È la prima volta che Teresa viene in Piemonte, pur essendo stata diverse volte a Napoli per i suoi studi accademici – gioisce Elso Gramaglia – Speriamo che riceva una bella impressione dal paese. Il sindaco le consegnerà una targa ricordo e l’accoglierà con la fascia tricolore, mentre io le donerò un libro».

Data 2009-10-22 , Torna indietro

Confraternita oltreconfine

MONCALIERI - Dal Triveneto, Piemonte e alta Italia a Francia e Svizzera. La trippa valica i confini del Bel Paese e cattura oltre 200 intenditori appartenenti a 27 associazioni e circoli enogastronomici. Si conclude con un successo oltre ogni aspettativa la “tre giorni” organizzata dalla “Confraternita d’la Tripa ‘d Moncalè” in occasione del quarantennale dalla fondazione (nella foto). Il presidente Piero Lanza commenta: «Un’affluenza straordinaria. Tre giorni di grande spessore culturale, oltre che gastronomico, grazie ai tour guidati per Torino e il centro storico di Moncalieri. La trippa grande protagonista è stata apprezzata da tutti con molteplici assaggi durante la cena di gala». Fra le 27 Confraternite provenienti da Svizzera, Francia, Triveneto, Piemonte e alta Italia, era presente anche la gemellata Confrerie de la Triperie d’Or di Caen. «I festeggiamenti sono stati inaugurati venerdì scorso con il tour gastronomico a Carrù per onorare il gran bollito e i piatti tipici della cucina piemontese con visita guidata al gran complesso delle Cantine di Fontanafredda di Castiglione Falletto – puntualizza Lanza – Gli ospiti hanno gradito in particolare la visita del centro di Torino, Museo Egizio in primis, alla Basilica di Superga, e a Palazzo Reale». Anche Moncalieri non ha sfigurato: «Il bellissimo centro storico ha stregato gli amici delle Confraternite che hanno potuto scoprire la chiesa e l’Arciconfraternita di Santa Croce e la chiesa di San Giuseppe all’interno del monastero delle Carmelitane Scalze» conclude il presidente.

Data 2009-10-05 , Torna indietro

Dall’Abruzzo con tanta nostalgia

Legatissimi alla loro terra, gli immigrati ritrovano le radici nel coro folcloristico

Prosegue l’inchiesta del “Corriere” sull’immigrazione in città. Questa puntata è dedicata agli abruzzesi e ai molisani

NICHELINO - Monti, collina e mare. Non possono dimenticare le bellezze d’Abruzzo quanti hanno sacrificato alla ricerca di un lavoro quella regione dell’Italia centro-meridionale il cui territorio è per oltre il sessanta per cento caratterizzato da rilievi montuosi di straordinaria bellezza e per la parte restante da colline rigogliose che degradano fino a raggiungere i centotrentatrè chilometri di costa. «Penso che la nostalgia rimanga sempre – riassume per tutti Anna Maria Gregoriano, nata da padre abruzzese nel 1951 - Noi ancora torniamo praticamente ogni anno: durante le vacanze estive una visita al paese è tappa obbligata. Poi amiamo fare delle gite: a Castelli, famoso per la buona qualità delle ceramiche e al santuario di San Gabriele di Isola del Gran Sasso». La famiglia di Anna Maria è originaria di Civitella Casanova, comune che conta poco più di 2.000 abitanti situato a circa 400 metri sul livello del mare. «Si trova nella provincia di Pescara e ancora oggi la sua economia è legata principalmente ad agricoltura e pastorizia - spiega Anna Maria - Il primo a venire su, alla ricerca di un’occupazione, fu mio nonno, prima della guerra. Qui c’era una cognata, che era sposata con un carabiniere trasferito in Piemonte. Solo quando si fu sistemato lo raggiunsero mia nonna e mio papà». La dinamica dell’emigrazione non è in fondo cambiata negli anni. Partono gli uomini o le donne giovani, seguono mamme e figli. Confidando su un punto d’appoggio, per costruirsi poi la propria fortuna. «Ero venuta una settimana in vacanza, a casa di mia sorella che già abitava qui con il marito ed i bambini - racconta Vittoria Bomba, nata a Guardiagrele in provincia di Chieti - Sono arrivata il sabato, il lunedì già ho fatto le foto per l’assunzione». Guardiagrele è un borgo famoso, annoverato tra i più belli d’Italia. E’ sede del Parco Nazionale della Majella ed anche del Centro d’eccellenza per l’artigianato d’Abruzzo. Gli abitanti conoscono bene i segreti della lavorazione del ferro battuto, della ceramica, del rame, del legno e del tombolo ed eccellono nell’arte orafa. «Dovevo ancora compiere diciotto anni ma già avevo un mestiere - non faceva eccezione Vittoria - Ero tipografa. Per questo ho trovato lavoro il primo giorno, andando a fare la spesa al mercato». Era il 1960. «Sono passati 49 anni - fa il conto Vittoria Bomba - Mia mamma era contraria, avrebbe voluto che io tornassi a casa. Ma a me piaceva di più l’idea di rimanere e mi sono fermata qui». Sul lavoro Vittoria, che oggi canta nel gruppo folkloristico abruzzese- molisano, nato nel 1980, ha incontrato anche l’amore. «Ho conosciuto mio marito Renato in fabbrica, era tipografo anche lui: dopo dieci mesi di fidanzamento ci siamo sposati e, per fortuna, è andata bene». «I miei nonni paterni erano di Città Sant’Angelo, un paesotto di collina che dista una decina di chilometri da Pescara - ripercorre Rossella Camerano, residente in via Cimarosa - Durante i primi anni di guerra si trasferirono a San Vito Chietino, tra Ortona e Fossacesia: giù, verso il mare, si coltivava la vigna che, al tempo, fruttava più del grano ». Ha trovato buono quel vino di Amato Di Rienzo che, finito il militare, aveva conosciuto a Nichelino i cugini di Rossella e ne era diventato amico al punto di trascorrere con loro parte delle vacanze estive. «Venne da noi, proprio a casa mia. Ci siamo innamorati, sposati, e sono salita al nord anch’io ». Era il 1975 e Rossella era una giovane moglie catapultata in un contesto completamente diverso da quello in cui era nata e cresciuta. «Venivo da un paesino di tremila abitanti e Nichelino per me era una grande città – ricorda - Ero la sposina timida del quartiere: quando passavo davanti al bar sottocasa arrossivo» Poi sono passati 33 anni, sono arrivati tre figli maschi, un lavoro all’Asl di Moncalieri e Rossella nel quartiere Castello è diventata presidente di comitato. «L’Abruzzo mi è rimasto sempre nel cuore – conclude - Da 29 anni canto nel coro folkloristico abruzzese -molisano di cui sono anche segretaria: non ho perso le mie radici. Il terremoto di aprile ci ha investiti emotivamente come un’onda in piena. Con l’assessore Nora Merlo abbiamo fondato il comitato Pro-Abruzzo, è stato aperto un conto corrente e abbiamo sviluppato manifestazioni di solidarietà per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione di una scuola all’Aquila».

Data 2009-09-28 , Torna indietro

In crociera col “Corriere”

Sulla “Costa Magica”, da Malaga a Lisbona con tappa in Marocco Dieci giorni di lussuosa navigazione, su una delle ammiraglie della flotta

Neppure un mese e si parte. E’ tempo dunque che i ritardatari si affrettino a prenotare presso l’agenzia Kerviaggi di via Vittorio Emanuele a Chieri la partecipazione alla crociera su navi Costa che il Corriere propone ogni anno ai suoi lettori. La crociera, giunta alla terza edizione con un sempre più alto numero di adesioni, offre da sabato 17 a lunedì 26 ottobre un itinerario di dieci giorni che ci porterà fino agli estremi dell’Europa, un itinerario che ci farà visitare tutto l’Ovest del Mediterraneo: partiti da Savona, la prima tappa sarà Malaga, dopodichè si toccheranno le coste atlantiche del Marocco sbarcando a Casablanca. Da qui sarà la volta dei porti di Cadice e Lisbona. Poi la nave tornerà nel Mediterraneo facendo scalo a Gibilterra e nelle città spagnole di Alicante e Barcellona prima di tornare a Savona. Come al solito i nostri lettori godranno di grandi sconti e agevolazioni: la crociera sarà più lunga degli anni scorsi, ripetiamo, dieci giorni dal 17 al 26 ottobre prossimi, ma con prezzi addirittura ulteriormente scontati se si pensa che il costo standard è di appena 89 euro al giorno, con viaggio d’imbarco e sbarco a Savona gratuito, così come gratuite saranno le bevande ai pasti e gli abbonamenti al Corriere. Con una flotta di 15 spettacolari navi, Costa è la prima compagnia navale in Europa ed offre la più ampia scelta di rotte, con 250 destinazioni diverse ogni anno. Ciascuna nave è caratterizzata da uno stile unico, da scoprire attraverso un vero e proprio viaggio fra gli spazi comuni, arredati con attenzione ai dettagli e privilegiando la qualità del lavoro artigianale italiano. La flotta batte bandiera italiana e nel corso degli ultimi anni ha ricevuto importanti riconoscimenti per la qualità del servizio, in materia di ambiente, responsabilità sociale, sicurezza. La Costa Magica, quella che porterà in crociera i lettori del Corriere, ha al centro della vita di bordo il Grand Bar Salento, suggestivo e dorato, con vetrate ai due lati. Vista panoramica e grande vivibilità sui ponti esterni, a più piani; elegante il lido di poppa, con piscina e idromassaggi, dotato di una copertura semovente in cristallo che lo rende adatto a tutte le occasioni. La prestigiosa Accademia di Brera ha realizzato una serie di opere d’arte sul tema della magia per decorare una delle scalinate e alcune suite. Alcuni significativi numeri: 1358 cabine, di cui 464 con balcone privato e 58 suite anche queste dotate di balcone; 4 ristoranti, di cui uno, il Club Vicenza, a pagamento su prenotazione; 11 bar, di cui un Cognac & Cigar Bar, un Centro benessere di 1300 mq. con palestra, sauna e bagno turco; 6 vasche idromassaggio, 4 piscine, di cui una appunto con copertura semovente e toboga, un campo polisportivo e un percorso jogging esterno. E per il divertimento, teatro su 3 piani, casinò, discoteca, internet point, shopping center, squok club con Playstation entertainment, piscina baby. Torniamo all’itinerario. Malaga, nel cuore dell’Andalusia e capoluogo della Costa del Sol, con le sue tradizioni della corrida e del flamenco, è la prima tappa. Poi sarà la volta del Marocco con la sosta a Casablanca, da cui si potrà partire per visitare la Città Imperiale di Fez, considerata la più autentica con le sue mura rossastre e i suoi palazzi magnifici: il Palazzo Reale, l’antica Medina, il souk dei tintori dove matasse di seta colorate vengono appese ad asciugare al sole e il souk dei conciatori dalla cui terrazza si assiste al lavoro di tintura delle pelli nelle vasche multicolore. A seguire sarà la volta di Cadice e di Siviglia, detta la "città della grazia" per i raffinatissimi monumenti arabi e cristiani e per la vivacità delle sue tradizioni e delle sue feste. Qui si trova anche la tomba di Cristoforo Colombo, tra quartieri ebrei dell’epoca araba ed edifici in forme medioevali. A Lisbona troveremo ad attenderci un tradizionale tram in legno, a noi riservato. Poi sarà la volta di Gibilterra: la parte interessante è rappresentata dalla Rocca e dalle grotte, luoghi che hanno ospitato uno storico assedio per la conquista di ciò che ancora oggi rappresenta un punto strategico per l’accesso al Mediterraneo. Poi Alicante e Barcellona. Alicante è una città molto legata al nord dell’Africa da stretti legami storici ed economici. Infine la mitica Barcellona. E’ inutile ricordare ai nostri lettori che prima ci si iscrive alla crociera, più possibilità ci sono di scegliere la cabina preferita.

Data 2009-09-24 , Torna indietro

Don Bordone, un prete che dà la luce

VILLANOVA - «Prima di fare il prete, devi aiutare la gente». E’ questo lo spirito che ha spinto don Carlo Bordone, viceparroco di Villanova, a partire per il Niger per «dare una mano», come dice lui. Don Bordone, che oggi ha 72 anni e vive a Villanova, è nato a Villafranca d’Asti e ha cominciato la sua opera di religioso proprio da Villanova, dove è stato viceparroco per una decina d’anni, negli anni ’70. Poi è stato promosso parroco a Cisterna d’Asti, prima di “ritirarsi” due anni e mezzo fa. Una vecchia passione quella per il continente nero, che ha portato il religioso in Africa decine di volte. «La prima più di 25 anni fa - ricorda – L’ultima, la scorsa primavera: ho trascorso tre settimane a Bomoanga, un villaggio in mezzo al niente a 120 chilometri dalla capitale Niamey». Le foto di questo viaggio sono state esposte la scorsa settimana nella confraternita dei Batù. Cosa va a fare laggiù quasi ogni anno? Io non sono solo un prete, sono anche elettricista autodidatta e radioamatore: nei miei viaggi non vado a fare proseliti, piuttosto cerco di dare una mano ai missionari con il mio lavoro. Così installo pannelli fotovoltaici, antenne ricetrasmittenti, faccio piccoli lavori da elettricista. E dopo che me ne sono andato, la vita laggiù è un po’ più facile. E cosa ha fatto a Bomoanga? Prima di partire, ad aprile, avevo comprato per conto dei missionari alcune attrezzature elettriche da una ditta di Carignano e le avevo spedite laggiù. Però non c’era nessuno in grado di installarle e così ci sono andato io: ho allestito dei pannelli fotovoltaici nella missione e nell’unica scuola della zona. In questo modo i missionari e gli abitanti possono immagazzinare energia elettrica per alimentare le poche attrezzature di cui dispongono. Utilizzano delle batterie, tipo quelle per le auto, e fanno lavorare piccole pompe per i pozzi, oppure le usano per far luce. Come si vive a Bomoanga? Hanno poco niente: è un’area molto ampia abitata principalmente da pastori. Saranno 7-800, ma non c’è un vero e proprio villaggio, è tutto molto sparpagliato intorno ai cinque pozzi principali. C’è una missione con due preti della Società Missionaria per l’Africa. Non c’è neanche un medico, la scuola più vicina è a un’ora di macchina. Io sono stato in Costa d’Avorio, Burkina Faso eccetera, e pensavo di conoscere l’Africa, invece il Niger mi ha stupito: mai visto un posto così povero. Deve essere un bel salto, da Villanova... Già. Noi qui ci lamentiamo ma bisognerebbe vedere certi posti prima di parlare. Tutti sono poverissimi, nessuno ha niente. Laggiù i ladri non sanno cosa sono» E’ difficile adattarsi a una vita così dura. Non è facilissimo, specialmente per noi occidentali abituati a tutte le comodità. Un esempio: quasi non esiste la frutta. Hanno solo manghi. Pochi, per di più. E ci sono malattie tropicali molto pericolose, come la malaria. Eppure non si può dire che stiano peggio di noi. Sembra paradossale. No, perché la gente è serena, ci si aiuta, non c’è spirito di competizione e tutti lavorano per gli altri. Per esempio, la maggioranza della popolazione è musulmana, ma i missionari sono gli unici che hanno un’auto. Così fanno la spesa per tutti quanti, cristiani, islamici, animisti. Qual’è stato l’incontro più emozionante? Quello con i tuareg, che sono una popolazione nomade affascinante ma molto diffidente. Sono riuscito a “carpire” alcune foto, di solito non si lasciano ritrarre. Ma io sono vecchio e loro rispettano molto gli anziani, forse per questo me l’hanno permesso. Nonostante tutte queste avventure non sentiva nostalgia di casa? Ogni tanto sì. A Bomoanga c’è un solo telefono, e la gente fa un’ora di coda per fare una chiamata. Ma io riuscivo a parlare quasi quotidianamente con i miei amici nell’Astigiano. E come? Ho installato un’antenna ricetrasmittente, creando una piccola stazione radio. Anche adesso laggiù possono mettersi in contatto con me e possiamo parlare. E ovviamente la possono usare anche per motivi più seri. A quando il prossimo viaggio? Spero di ripartire l’anno prossimo, se l’età me lo permette. Sembra che ci sia del lavoro da fare in una missione in Angola..

Data 2009-09-24 , Torna indietro

Nella missione in Camerun a “scuola” di solidarietà

SS.TRINITA’ - Suor Jola e il gruppo parrocchiale

NICHELINO - «Il viaggio in Camerun è stata una bellissima esperienza che ci ha permesso di venire a contatto con una realtà molto diversa sperimentando per un mese la vita di una missione africana ». Suor Jola, Andrea, Roberta e Salika, del gruppo parrocchiale della SS. Trinità, hanno trascorso il mese di agosto facendo una vacanza alternativa in Africa. «Eravamo di base ad Atok - spiega suor Jola - L’idea di vivere il Camerun attraverso gli occhi di una missione è nata per risvegliare fra i giovani lo spirito di solidarietà. La scelta dell’Africa ci è sembrata dunque scontata, anche se la SS. Trinità non ha progetti di solidarietà in quel continente bensì in India». Il viaggio è durato da fine luglio a fine agosto. «Ad Atok c’una missione dei padri marianisti - prosegue suor Jola - gestita da due missionari, tre seminaristi e due animatori capitanati da padre Francesco». Durante la permanenza i nichelinesi hanno avuto l’opportunità di visitare la capitale con la cattedrale e la basilica e le missioni di Omvan e Essiengbot, gestita, quest’ultima, dalle suore della Divina Provvidenza. Le monache dirigono il dispensario che e l’ospedale, riferimento per una decina di villaggi che raggruppano circa 5000 persone. Nel dispensario le suore, con un infermiere locale, gestiscono praticamente tutte le emergenze e fanno formazione sanitaria specialmente alle donne, cercando di informare sul pericolo dell’Aids. «Purtroppo la promiscuità dei rapporti in una cultura che non valorizza la donna e che ha nella poligamia un retaggio culturale difficile da rimuovere, non facilita il compito dei missionari» aggiunge suor Jola. Per gli amici della SS. Trinità non sono mancate nemmeno le escursioni nel fitto della foresta su fuoristrada attraverso villaggi di case di fango, per portare cibo e medicine, ma l’esperienza più significativa è stata quella dell’animazione missionaria, come sottolinea suor Jola: «Abbiamo organizzato una sorta di Estate Ragazzi per far divertire i giovani dai 10 ai 20 anni delle circa 200 famiglie dei 40 villaggi dei dintorni di Atok, con giochi, balli, musica e laboratori anche improvvisati sul momento».

Data 2009-09-15 , Torna indietro

Scout in Abruzzo con i terremotati

AIUTI - Lavori pesanti e animazione

NICHELINO - Dallo sgombero di materiali e calcinacci all’animazione per i più piccoli fino alla gestione della mensa: è stata «un’esperienza significativa e ricca di soddisfazioni» la permanenza, lo scorso agosto, di 8 scout nichelinesi in Abruzzo, per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. «La nostra opera di sostegno era stata messa in campo fin dalla prima forte devastante scossa – spiega Stefano Costantino, 21 anni, negli scout da 11 anni, ora nella branca dei “Rovers” – Subito ci eravamo attivati per raccogliere fondi organizzando cene di beneficenza». L’aiuto concreto sul campo si è invece reso possibile solo un mese fa. «In otto, tutti fra 17 e 21 anni, siamo partiti per L’Aquila dove dal 2 all’8 agosto abbiamo aiutato le monache del convento delle suore agostiniane ». L’edificio, fortemente lesionato, era inagibile in alcune sue parti. «Ci siamo occupati in un primo tempo dello sgombero delle macerie e dei calcinacci e poi di mobili e suppellettili. Ora i locali sono liberi per essere sottoposti a ristrutturazione». Ore di lavoro intenso che hanno regalato ai giovani scout parecchie soddisfazioni: «Ci siamo messi in gioco per aiutare chi aveva bisogno e in cambio abbiamo ricevuto un arricchimento personale - puntualizza Stefano - Lo sforzo è stato ripagato dalla contentezza dimostrata dalle suore e dagli aquilani». La delegazione di Nichelino, che in Abruzzo ha lavorato con altri 10 ragazzi della Caritas e 20 dell’Agesci, è stata, infatti, accolta con gioia. «Ne abbiamo ricevuto un’ottima impressione. E’ gente forte, che non si piange addosso e che ha tanta voglia di ricominciare. Nonostante il disastro non si sono lasciati scoraggiare». Costantino e gli altri, muniti di zappe e rastrelli, hanno anche contribuito alla cura dell’orto del convento. Ma non solo. «Abbiamo dato una mano nella gestione della mensa della tendopoli distribuendo i pasti e pulendo le cucine». Non sono mancati nemmeno i momenti a contatto con i più piccoli. «Li abbiamo fatti divertire con giochi di gruppo ed esperienze ludiche molto semplici che però hanno contribuito a distrarli facendogli dimenticare, anche se per breve tempo, l’esperienza drammatica che stavano vivendo». La permanenza in Abruzzo ha lasciato il segno anche in Federico Mozzone, 17 anni, scout da 8 e studente al liceo Copernico di Torino: «Tutte le estati le varie branche scout organizzano un’uscita. Quest’anno abbiamo risposto all’appello del capo regionale per portare aiuti nel Centro Italia. Sono rimasto molto colpito dall’atmosfera che si respirava. Gli aquilani oltre al trauma del terremoto devono affrontare quotidianamente il dolore di aver perso tutto». L’attività al convento è stata intensa: «Lavoravamo dalle 9 a mezzogiorno e dalle 15 alle 18. La fatica però non la sentivamo, le monache sono state molto carine, ci aiutavano come potevano e ci preparavano sempre la merenda». Matteo Scapolon, 21 anni, scout da 12 anni e studente di ingegneria racconta: «In Abruzzo ho imparato che anche con un minimo sforzo si può fare molto per alleviare le sofferenze della popolazione. La nostra opera al convento è stata una goccia nel mare: ci sono ancora milioni di cose da fare perché tutto torni alla normalità. Nonostante le promesse del Governo mi è sembrato che gli abruzzesi non vedessero ancora uno spiraglio di uscita. Anche chi ha ottenuto il nulla osta per tornare a casa propria ha paura, teme nuovi crolli perché i muri sono crepati». Francesca Pautasso

Data 2009-09-15 , Torna indietro

Manolino parte in bici e scala Cervino e Bianco in due giorni

Partire da Chieri in bicicletta, arrivare a Cervinia, scalare il Cervino, scendere, riprendere la bici e pedalare in Valle d’Aosta fino a Courmayeur. Poi salire sul Monte Bianco, riscendere, e inforcare nuovamente le due ruote per tornare a Chieri. In tre giorni. Qualcosa di più semplice? Partire da casa in bicicletta, arrivare ai piedi del Grand Paradiso, scalare la vetta durante la notte e tornare, sempre pedalando. Davide Manolino, alpinista e punta di diamante del Cai di Chieri, riesce a fare ciò che molti sportivi non possono nemmeno sognare. La montagna nel sangue, le testa più forte di gambe e braccia. Così nascono le imprese del chierese. Una passione che porta risultati non sempre cercati. Nessun desiderio di record, solo la voglia di godersi la montagna e la natura, da solo o in compagnia. «L’abbinamento bici-montagna è particolare: sono due sport che permettono di star bene con te stesso». Così il 18 e 19 luglio è nata la prima avventura dell’estate. Obiettivo? Il Gran Paradiso. Manolino parte alle 6 da Chieri in bicicletta. Dopo 140 km raggiunge Ajmaville, in Valle d’Aosta (11,30). Dopo altri 32 km in salita, alle 15,10 è a Pont (Valsavaranche).«Non mi sentivo troppo in forma. Poi, con la salita sono arrivati il fresco e la vista delle montagne che mi hanno rigenerato: la testa è determinante». Un po’ di cibo, una dormita. Quindi la partenza alle 22, l’arrivo alle 23,30 al rifugio Vittorio Emanuele, poi «una passeggiata bellissima» sotto lo Ciarforon e la becca di Moncair. Passando lungo la via normale, il chierese arriva alle 3 sulla vetta del Gran Paradiso (4.061 mt). «Oltre a esserci tantissima neve c’era una luna stupenda che mi ha sempre tenuto compagnia». Quaranta minuti senza smettere di guardarsi attorno. Quindi la discesa verso Pont (arrivo alle 6), la nuova partenza in bicicletta alle 8,30. E il ritorno a Chieri (alle 15) in compagnia dell’amico Paolo Vezzaro. «Essere da solo ti permette di fare tanta strada senza accorgertene, ma andare con qualcuno ti arricchisce per le forti emozioni di chi ti accompagna». Sia per andare al Gran Paradiso sia per la “volata” a Cervino e Monte Bianco dal 18 al 20 agosto, Manolino ha avuto l’assistenza della fidanzata, Marika Faccio. «Il suo sostegno è stato indispensabile. Alimentazione e liquidi necessari per un percorso del genere erano gestiti da lei: nel “giro” fatto ad agosto avrò bevuto circa 12 litri tra acqua e integratori ». Il 18 agosto sono le 6,25 quando Manolino parte in bici. Alle 14 è a Cervinia (132 Km). Dopo essersi riposato parte alle 17,40 per raggiungere il rifugio Oriondè e quindi la Capanna Carrel (20,30). La scalata verso la vetta del Cervino (4.478 mt) parte alle 20,50 insieme a un vecchio amico, don Vincenzo Caccia, salesiano in passato anche al San Luigi di Chieri. L’arrivo all’1 di notte lungo la via normale attraverso la Cresta del Leone. Alle 8 del 19 agosto il chierese è già di nuovo a Cervinia. E alle 10,30 riparte con la sua bici da corsa verso Courmayeur (86 km) dove arriva alle 14. Due ore di sosta, poi la salita con l’ultima funivia al rifugio Torino. Da lì parte alle 3 del 20 agosto: passa lungo la cresta dei Trois Mont Blanc (Mont Blanc du Tacul, Mont Maudit e Mont Blanc) e alle 7,30 arriva in cima (4.810 mt). Sale e scende in un tempo record: 7 ore e 50 minuti. Alle 10,50 è di nuovo al rifugio Torino. E sono le 14,42 quando sale in bici per tornare a casa. Da Verres inzia a pedalare in compagnia di un amico del Cai, Riccardo Albrile: alle 21 l’arrivo a Chieri. Paola Chiara

Data 2009-09-10 , Torna indietro

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