Quella passione per i fiati
Guido Roccati davanti ai tabelloni dove sono esposte le immagini della sua collezione. Nel pezzo, la banda musicale di Arignano negli anni Sessanta
Colline, Montaldo Tor.
Nicolò Dutto  
26 Dicembre 2025

Quella passione per i fiati

Il montaldese Guido Roccati ha raccolto 3.000 reperti sulle bande del Chierese

Nella sua casa, in frazione Trinità, ha una vera collezione sulle bande musicali: fotografie, calendari, documenti, articoli di giornali e anche vecchi strumenti. In tutto sono circa 3.000 reperti, in particolare sulle bande del Chierese. «Ma ne ho anche di altre zone d’Italia: ad esempio ho delle foto della banda di Ustica, in Sicilia » . A parlare è Guido Roccati, 66 anni, curatore della mostra che da mercoledì è visitabile nella sede degli Alpini di Arignano: qui ha esposto circa 500 pezzi, soprattutto immagini.

«Ho cominciato 35 anni fa, inizialmente per cercare delle foto della banda di Trinità, esistita fino alla fine degli anni ’60 e in cui ha suonato prima mio nonno e poi mio padre – racconta – Io non ho mai suonato ma, da appassionato, ho allargato la ricerca anche ai paesi limitrofi, raccogliendo materiale da tutta la Collina torinese» .

Curiosando nella sua collezione di foto, si possono trovare immagini di bande di tutti i paesi del circondario: Arignano, Moriondo, Moncucco e persino della banda di Avuglione e Vernone, risalente al periodo in cui non facevano parte del comune di Marentino. Ma come ha fatto a trovare questi pezzi rari, in alcuni casi unici? «Da quando mi sono messo a cercare vecchie testimonianze della banda di Trinità è girata la voce che fossi interessato a questo argomento, perciò diverse persone dei dintorni che avevano a casa cimeli di questo genere hanno iniziato a contattarmi per donarmeli – spiega Roccati, ora in pensione dopo aver lavorato a lungo come cameriere Nel momento in cui la collezione era diventata piuttosto ricca, mi hanno cercato anche alcune associazioni, come la Anbima, l’associazione italiana delle bande. Da loro ho ricevuto alcuni libri e strumenti d’epoca».

Tra tutto il materiale raccolto, quali sono i pezzi più rari della collezione?

«Una delle foto più rare è proprio quella da cui sono partito, cioè una foto della banda della Trinità risalente al 1911. Ci sono molto legato affettivamente, anche perché ritrae un momento importante per la mia famiglia: era il giorno del matrimonio di mio nonno, lo si vede nella foto mentre suona. Questa foto è la più antica, ma non è l’unica rara che ho: ho due foto della banda di Andezeno che erano dei pezzi unici, poi ho fatto una copia che è esposta nel municipio; inoltre, ho diverse foto di bande ormai non più esistenti: quella di Avuglione e Vernone, quella di Moncucco, di Moriondo, di Cinzano e di Passerano Marmorito».

Non ci sono però solo foto: «Ho anche una tromba e un basso degli anni ’60, donati da ex membri di banda. Sono tutti oggetti d’epoca, anche perché un tempo la banda partecipava molto alla vita del paese ed era importante che tutti i paesi ne avessero una» .

Come si è evoluto il ruolo delle bande negli anni? «Le bande nella zona nascono intorno al 1850, grazie al contributo di Don Bosco. All’epoca lui reclutava diverse persone in difficoltà introducendoli alla musica, portandoli nelle sue gite e facendoli suonare. Da lì in poi la musica è diventata sinonimo di festa nei piccoli paesi della zona. Agli inizi del ‘900, ad esempio c’era l’abitudine di riunirsi tutti in un cortile a festeggiare al termine della giornata in cui si raccoglieva il grano, con la banda a fare da accompagnamento musicale. Ma anche nel secondo dopoguerra, quando la raccolta del grano non aveva più lo stesso significato, c’erano delle occasioni speciali in cui la banda era protagonista».

La principale era la festa di leva di coscrizione, cioè il giorno in cui si diventava maggiorenni e quindi pronti per il servizio militare. «Si faceva un giorno di festa per ogni neomaggiorenne, quindi se diventavano maggiorenni in 7 si faceva una settimana di festeggiamenti – racconta Roccati – Durante quei giorni di festa, si montava un grosso tendone e la banda intratteneva con uno spettacolo musicale».

Un’altra usanza tipica erano i sonetti. «Nei giorni prima della patronale, la banda assieme ad altre persone del paese andava di casa in casa, entrando nei vari cortili e suonando per ognuno: al termine dello spettacolo ogni persona lasciava un’offerta, che sarebbe poi stata spesa per la festa. Io stesso l’ho fatto più volte, mi occupavo della cassa e di bere – riporta ridendo il collezionista appassionato – Fino ad una quindicina di anni fa si faceva ancora regolarmente: ho anche una foto di uno degli ultimi sonetti a Rivalba, prima della fiera del tartufo di novembre» .

Tradizione simile era il “Cantè j’euv”: «Qualche settimana prima di Pasqua andavamo di casa in casa, come durante i sonetti, a chiedere una donazione di uova che avremmo poi distribuito nei giorni di Pasqua e Pasquetta per le persone più povere».

Negli ultimi anni queste tradizioni si sono perse e le bande hanno via via ricoperto un ruolo sempre più marginale nelle vite dei paesi, tanto che oggi diversi di questi centri non hanno più una banda loro, come Moncucco o Montaldo. «Le bande rimaste oggi fanno pochi concerti all’anno, di solito nei giorni di patronale, feste di paese e intorno a Pasqua e Natale».

Avendo un ruolo più marginale rispetto al secolo scorso, oggi una collezione come questa può essere un modo per ricordare una parte importante della tradizione di queste zone? «Assolutamente sì, infatti per me ha un valore affettivo sia perché la mia storia familiare è molto legata alle bande sia perché mi piace l’idea di far vivere ancora delle tradizioni e delle usanze, anche solo attraverso delle vecchie foto – considera – Proprio per questo ogni tanto metto in piedi delle piccole mostre come quella di questa settimana ad Arignano o come quella di fine settembre a Bardassano, per far conoscere il legame delle bande con queste zone».