La Castelnuovo degli Infernot
In paese sono molti gli ambienti sotterranei per conservare il vino o fare da rifugio
Sotto Castelnuovo esiste una seconda dimensione, buia e semisconosciuta. È quella degli Infernot, ambienti sotterranei scavati a mano, utilizzati per conservare il vino a temperatura costante, ma anche per proteggersi, nascondersi, sopravvivere. In paese saranno almeno una cinquantina, forse molti di più: «Ogni casa potrebbe averne almeno uno», ipotizza Paolo Aiassa, direttore della cantina Terra dei Santi, appassionato della materia. Ma non esiste un censimento vero e proprio. Sono quasi tutti “abusivi”: non dichiarati, né registrati al catasto, perché un tempo non serviva e oggi, in molti casi, si teme che sconfinino sotto piazze, strade, proprietà altrui.
Alcuni sono “essenziali”, altri sembrano dei veri santuari della bevanda di Dioniso.
Il servizio sul Corriere in edicola e in digitale da venerdì 9 gennaio