«Chieri è un Grande Fratello» (Video)
Volantini polemici contro le telecamere e il “controllo sociale” in città
Dito puntato sulle telecamere che sorvegliano Chieri e «controllano» i cittadini. Nei giorni scorsi qualcuno ha tappezzato la stazione ferroviaria, piazze, supermercati e fermate dei bus con centinaia di cartelli anonimi che denunciano quello che viene definito un «eccesso di controllo sociale» legato alla diffusione delle telecamere di videosorveglianza in città.
I manifesti, accompagnati da un QR code che rimanda a un testo molto duro nei confronti dell’amministrazione comunale e delle forze di polizia locali, accusano di aver trasformato Chieri in una sorta di “città sorvegliata”, con richiami espliciti al “Grande Fratello” del romanzo “1984” di George Orwell.
Nel messaggio si parla di oltre 90 telecamere integrate, di una centrale operativa che controllerebbe «in diretta la vita delle persone» e di una sicurezza intesa come limitazione della libertà individuale. Una presa di posizione rivendicata come atto di «libero dissenso», che contrappone il concetto di sicurezza tecnologica a quello di sicurezza costruita attraverso le relazioni sociali.
Sulla vicenda interviene l’assessore alla sicurezza Biagio Fabrizio Carillo, che respinge con decisione l’impostazione del messaggio: «Non esiste alcun intento di controllo sociale. Il riferimento contenuto nei cartelli non è aderente allo scopo reale e preciso della videosorveglianza». L’assessore sottolinea come il modello adottato a Chieri sia basato su un approccio integrato: «Le telecamere hanno innanzitutto una funzione preventiva e deterrente, all’interno di una più ampia strategia di sicurezza urbana».
Quindi evidenzia anche il ruolo educativo e sociale svolto dalla polizia municipale: «Un segmento fondamentale è rappresentato dall’attività nelle scuole medie e superiori, con incontri su bullismo, cyberbullismo e legalità, affiancata da un lavoro di prossimità e vicinanza sul territorio, in cui questa amministrazione crede molto».
Quanto al numero delle telecamere, l’assessore ricorda che «le richieste di nuove installazioni arrivano quasi quotidianamente dai cittadini, ad esempio in zone come piazza Pellico o il parcheggio del San Silvestro, ma ogni segnalazione viene sempre valutata con attenzione dalla polizia locale». E poi ribadisce l’utilità investigativa del sistema: «La videosorveglianza è spesso l’unico strumento per ricostruire dinamiche di reato e identificare i responsabili, sempre nel rispetto rigoroso della privacy, che resta un limite invalicabile. Un sistema che serve solo a rispondere al bisogno di rassicurazione sociale e prevenzione, nulla di più».