Restaurati i santi decapitati
I santi restaurati
Villastellone
27 Gennaio 2026

Restaurati i santi decapitati

Si trovavano in una nicchia di un pilone votivo di Villastellone, torneranno lì, ma protetti

Il restauratore le ha recuperate e saranno protette da un plexiglas e da una chiusura, che proverà a impedire ai malintenzionati di danneggiarle ancora.

Un anno fa, ignoti si erano accaniti con le statue di gesso, cave dentro, di due santi, che erano custodite in un pilone votivo, lungo un camminamento in un prato tra via Como e via Vallongo, nella zona dell’area dedicata allo sgambamento cani. Sia il pilone, sia la zona, negli anni è stata curata e abbellita dalla famiglia Brossa.

Una statua era stata stretta forte, fin da farle cadere la testa, mentre l’altra, oltre a vedersi la testa mozzata, era stata colpita anche con un pugno, frantumandole la guancia. Soprattutto quest’ultima preoccupava l’assessore Domenico Ristaino che ha seguito la vicenda sin dall’inizio, quando un passante, domenica 26 gennaio, aveva notato il danno e lo aveva avvisato. L ’assessore aveva subito segnalato l’accaduto al parroco don Beppe Zorzan e ai carabinieri villastellonesi.

Lo stesso Ristaino ha preso in custodia le statue e le ha affidate a un restauratore: «Ora sono perfettamente a posto» tira un sospiro di sollievo. «Ho già anche comprato il plexiglass, devo solo tagliarlo», rivela.

Da subito la sua idea era di proteggerle il più possibile da eventuali aggressioni future, la zona infatti è isolata. Questo ha impedito di raccogliere elementi utili per individuare il colpevole o i colpevoli del gesto.

«Ho pensato a qualcosa di trasparente, perché vorrei che fossero protette, ma che si continuassero a vedere. Inoltre sto cercando una chiusura che sia un po’ carina e che le metta il più possibile al sicuro. Quando sarà tutto pronto, le rimetterò al loro posto», fa il punto Ristaino. Prima, le statue erano difese da una grata, con un chiavistello interno, che, però, era lasciato aperto, per favorire la pulizia della nicchia che le ospitava. E probabilmente l’aggressore lo aveva notato o aveva visto qualcuno aprirla.