Il Babbo Natale impiccato dai ricchi
Tra panettoni monoporzione e mete da sogno, siamo ricchi o siamo poveri? Ogni dicembre, come un rituale che nemmeno le diete riescono a fermare, i media ci sommergono di immagini natalizie: tavole imbandite fino all’inverosimile, carrellate di formaggi, salumi, lasagne al radicchio e speck, risotti fumanti… e naturalmente, vini che ti fanno girare la testa ancor prima del brindisi. Menu degni di sultani…
Peccato che, secondo l’Istat, il 32% degli italiani dichiari di fare regali più modesti per contenere le spese. Del resto, la spesa media per cibo e bevande è cresciuta del 5,8% negli ultimi cinque anni, mentre i salari sono al palo. In altre parole: il portafoglio piange, ma il piatto sorride.
Se però spostiamo lo sguardo dal piatto all’aereo low-cost, la contraddizione diventa accecante. Mete come Cortina, Capri o il Trentino vengono prese d’assalto come se Natale durasse una settimana tra shopping e selfie panoramici. Gli hotel registrano occupazioni del 95% e il viaggio medio costa il 20% in più dell’anno scorso. Monoporzioni di panettone a parte, siamo dunque ricchi o poveri? Dipende da dove mettiamo gli occhi: sul carrello della spesa o sul gate dell’aeroporto.
Per capire la follia natalizia contemporanea, bisogna tornare a Digione, 1951. Lì un gruppo di prelati, scandalizzati dal rosso troppo acceso e dalla mondanità di Babbo Natale, decise di giustiziarlo pubblicamente. Lo impiccarono in piazza come un sovrano decaduto e, per sicurezza, lo bruciarono. L’antropologo Claude Lévi-Strauss era presente. Non stava guardando un pupazzo distrutto, ma la morte rituale della divinità stagionale più pop di tutte. Natale non nasceva morto, ma rinasceva, ogni dicembre, più commerciale, più kitsch, più “influencer” di prima.
Ecco il vero paradosso: celebriamo abbondanza e scarsità nello stesso istante. Tavole sontuose e portafogli magri, mete da sogno e hotel strapieni, Babbo Natale impiccato e renne di plastica sui balconi. Dati alla mano, il Natale moderno è un rito contraddittorio, una divinità pop che rinasce tra monoporzioni di Pandoro, Monster energy drinks e decorazioni luminose che sfidano la legge della fisica. Il resto del mondo osserva, tra ironia e sgomento, il più spettacolare “ricco-povero” della storia europea.
Forse, in fondo, la morale è semplice: non conta se siamo ricchi o poveri. Conta che, ogni dicembre, abbiamo ancora il coraggio di esagerare, di festeggiare, e di fingere che il carré di manzo con olio aromatico e patate dorate non costi quanto un mese di affitto. E se il panettone è monoporzione? Beh, almeno non ci viene il senso di colpa per il bis.