Lettere e Opinioni
Simonetta Masera 
19 Marzo 2026

Bruti, balocchi e sovranismi Padre Dante a capo chino

Natalino Faletti

Gentile direttore,

“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. Sono le parole che Dante 700 anni fa ha messo in bocca ad Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno ma, oltreché all’eroe greco. Il poeta si rivolgeva ai propri contemporanei, preoccupato del loro degrado morale e spirituale.

Oggi. dinanzi al nostro post-umanesimo urlato e violento, se fosse qui tra noi, Dante si sentirebbe in un ambiente noto, ma sarebbe deluso constatando di avere scritto invano.

Lui infatti era sinceramente convinto che l’umanità potesse elevarsi dalla condizione ‘bruta’ esercitando la libera volontà e la ragione ed invece si troverebbe di fronte ad una società condizionata dalla legge del più forte e incantata dal mito del successo, con annesse ricchezze, profumi e balocchi.

La “virtute” come oggi la intendiamo, travisa la dantesca ricerca di perfezionamento spirituale e intellettuale, in attesa che al più forte del momento subentri, con le buone o con le cattive, un altro più forte di lui.

Pure la “canoscenza” darebbe una delusione al povero Dante!

Il mondo è progredito attraverso gli studi e la ricerca che oggi non godono di buona salute né del favore di tanta opinione pubblica, e si è arricchito attraverso gli scambi, le unioni, le commistioni e i confronti mentre oggi sono in ascesa l’isolazionismo e il sovranismo, mossi dalla convinzione che le barriere difendano il nostro benessere.

Pare che importi poco il dubbio che, specie in un’economia globale, nessuno si può salvare da solo!

Dante in piazza San Pietro sentirebbe parlare di condivisione da quell’uomo vestito di bianco, ma l’attenzione pare diminuire e il principio della solidarietà impallidire.

Dante se ne andrebbe a capo chino…