La vecchia SS e i finti democratici
Proteste per l’articolo su Scano. Perché è stato giusto scriverlo
Lettera firmata
Buongiorno,
scrivo questa mail per esprimere il mio sconcerto e la mia indignazione dopo aver letto l’articolo scritto da Enrico Bassignana su Scano. In quanto cittadin* di una repubblica basata su valori quali l’Antifascismo e abitant* di una cittadina importante per la Resistenza partigiana, trovo inaccettabile esaltare una figura criminale come quella di Scano. Il tono positivo con il quale viene descritta la sua “perseveranza” nel portare avanti idee nazifasciste è vergognoso e diventa ancora più ipocrita quando accostato ad articoli riguardanti la Giornata della Memoria. Chiedo dunque che venga pubblicato nella prossima uscita un articolo di scuse.
Mirto Bersani
Direttore responsabile
Alessandro Scano venne nominato consigliere comunale a Chieri con un’elezione di tipo democratico in un partito che – anche se può non piacerci – faceva parte della Parlamento repubblicano. Rifiutarci di raccontare la sua morte (e quindi la sua vita) come facciamo per gli altri consiglieri sarebbe stata un’ingiustizia.
La sua vita è stata “estrema”: era una SS italiana e non se n’è mai pentito. E questo è un altro motivo per raccontarla, perché – cosa salutare – accende il dibattito sulle questioni fondamentali della democrazia.
Non ne abbiamo fatto un esempio edificante né un eroe: abbiamo raccontato la sua vicenda seguendo il filo dei fatti, niente di più e niente di meno. Ben altro tono – mi permetto di sottolinearlo – abbiamo usato nella pagina che ha presentato con enfasi le celebrazioni per la Giornata della Memoria (chissà come mai chi protesta non ce ne dà atto…).
Tutto sta nei valori fondamentali che ci diamo e questo giornale ha un comandamento: essere libero e aperto, proprio perché è l’opposto del fascismo. La radice della democrazia si chiama pluralismo e da noi non vige la dittatura della maggioranza, qualunque sia il suo segno ideologico.
Se la democrazia affida ai cittadini il potere di scegliere, allora è necessario che abbiano gli strumenti per farlo, senza omissioni. Non mi fiderò mai di quelli che si autoproclamano buoni e giusti, che si investono del compito di educare il popolo e quindi decidono senza appello chi è santo e chi reietto. I cittadini non vanno educati: vanno informati con onestà.
Che Scano sia morto proprio in prossimità della Giornata della Memoria è un gioco del destino: proprio questo rinforza il significato del racconto della sua storia. Perché? Perché ha spostato l’idea delle SS dai filmati in bianco e nero, fantasmi sempre più sbiaditi dal tempo, verso un’attualità sorprendente: sì, c’erano ancora delle SS in vita accanto a noi. E questo rende la loro tragica esperienza molto più tangibile e vera.
La “damnatio memoriae” dei nemici, invocata dai nostri critici, è da millenni uno strumento delle dittature. Puzza di fumo come i roghi dei libri che contenevano pensieri “degenerati” e non dovevano tentare le menti dei puri ariani.
L’intolleranza è tossica. Avvelena l’intelligenza e l’autonomia di giudizio degli individui. Deride, insulta e minaccia chi non si allinea. Incanala il consenso verso il pensiero unico. Dio ce ne scampi.
La democrazia invece ascolta, discute, ribatte e lotta per rovesciare le idee degli avversari. Le va a stanare, le guarda in faccia, ne comprende la natura, le affronta e non concede loro di sopravvivere nascoste negli anfratti delle cattive coscienze. Perché negare al pensiero avversario il diritto a esistere non lo cancella; anzi, lo rende vittima in attesa di rivincita. E prima o poi uscirà della tana per generare figli come le squadracce assassine di Minneapolis.