Non disturbate Chieri la città che si spegne
Lettera firmata
Signor direttore,
leggo sul suo giornale la lamentela di un signore secondo cui il volume della sfilata di Carnevale, l’altro sabato, era troppo alto e disturbava, tanto da costringerlo ad alzare il volume del televisore a casa propria.
In questa protesta risiedono alcune parole chiave della mentalità chierese: disturbo, casa, televisione. Aggiungerei dossi e parcheggi, ma avremo modo di parlarne fra poco.
Ora, lo spirito del cittadino chierese, quello vero, si consuma nella necessità che la vita scorra immutabile, silenziosa, comoda e, già che ci siamo, adagiata su un morbido giaciglio d’ipocrisia. Come il sorriso di chi incrociamo la domenica mattina in via Vittorio, fra cordialità affettata e turpi pensieri reciproci.
Il tutto, beninteso, senza far rumore. In fondo siamo, credo, l’unica città del Torinese ad avere la Ztl attiva di notte, il che la dice lunga sul cartello “non disturbare” appeso alla porta di ogni chierese.
Dunque noi odiamo il Carnevale, ma anche i concerti estivi che «provocano l’esaurimento nervoso alle persone che il giorno dopo lavorano», compresi quelli della metallara Rita Pavone la quale, si sa, per meno di 50.000 watts con chitarre distorte si rifiuta di salire sul palco.
D’altro canto Chieri è la città dove durante la Fiera di San Martino o quella del Freisa (quest’ultima destinata a diventare più triste di anno in anno) si fa fatica a trovare un bar aperto. Eppure, per ragioni difficili da comprendere, a Palazzo Civico sono convinti che questa sia una città turistica. Ma lasciamoli a casa loro, questi turisti! Non vedete che disturbano?
Una ventina d’anni fa ricordo una signora che proponeva di spostare fra le fabbriche di Fontaneto la corsa ciclistica “Circuito dei viali” per evitare d’interferire con il traffico in città…
Il traffico, ecco. Questo sì che è un tema serio: il vero chierese vuole parcheggiare ovunque, gratis e senza fare un passo a piedi. Piedi pesanti, s’intende: perché il chierese ama premere sull’acceleratore, ragion per cui detesta pure i dossi.
Fra l’altro, i chieresi si lamentano perché i servizi non funzionano, ma quando si apre un cantiere per ripararli, allora diventa inaccettabile dover fare una deviazione con la sacra automobile.
E pensare che sarebbe così bello lasciare l’auto a casa e prendere un bus. Peccato che lo sviluppo del Trasporto pubblico locale, quello che potrebbe dare un senso unitario al Chierese in chiave produttiva e ambientale, quello lo lasciamo a Villanova d’Asti e ad altri Comuni: la nostra Amministrazione non gradisce gli studi su questo tema, non si sa perché.
Intanto non abbiamo un teatro perché «ce ne sono già in altri paesi»; non abbiamo una piscina decente anche se ne parliamo da qualche decennio; abbiamo una ex Tabasso con poche idee e una ex Scotti con tante associazioni, laddove invece bisognerebbe formare giovani in vista del lavoro. Per fortuna qualche imprenditore privato ci sta pensando. Speriamo solo che utilizzi apparecchiature silenziose, oppure bisognerà fargli chiudere la baracca. Anche perché questi giovani pieni di esuberanza, forse è meglio indirizzarli altrove: vogliamo mica disturbare chi sta davanti alla televisione?