Lettere e Opinioni
Simonetta Masera 
19 Marzo 2026

Se il qr-code non ti riconosce

Gianluigi De Marchi

Egregio direttore,

vorrei raccontare cosa succede quando la tecnologia prende il sopravvento sul buonsenso.

“Buongiorno, qui è l’agenzia Unicredit, dovrebbe passare con urgenza per regolarizzare un’operazione”. La voce dell’addetto è gentile ma ferma e non ammette molte possibilità: è la vigilia di Natale, fa un freddo pungente, tira vento, ma bisogna correre per “regolarizzare”.

Timoroso che si trattasse di un tentativo di addebito pirata, mi sono precipitato in agenzia, scoprendo con stupore che si trattava di ben altro. “E’ arrivato un assegno sul suo conto, è necessario firmare una manleva per l’addebito perché il QR code non ha riconosciuto la sua firma”.

Casco dalle nuvole, chiedo di esaminare l’assegno che compare a video: tutto regolare, firma ovviamente autentica (avevo pagato una polizza assicurativa il giorno prima), ma operazione bloccata.

Chiedo chiarimenti e mi vengono fornite giustificazioni molto opinabili: “E’ nel suo interesse, se la macchina non riconosce la firma, potrebbe addebitarle un assegno irregolare”.

Cerchiamo di capire: gli assegni arrivano in agenzia e non sono esaminati da un impiegato che controlla data, importo, beneficiario, firma, ma da un misterioso algoritmo; e se la firma non gli sembra conforme, blocca tutto.

Il solerte impiegato, da me richiesto di riconoscere la mia firma, ha ammesso che era tutto a posto; “Ma non si sa mai, se il QR code non autorizza, non possiamo procedere”.

Nel mio interesse, ovviamente.

Quindi, secondo lui è ipotizzabile che uno sconosciuto abbia trovato il mio libretto di assegni per terra, lo abbia riconosciuto come mio, abbia falsificato la mia firma per pagare una sua polizza assicurativa; ovviamente con la complicità della compagnia che gli ha dato quietanza contro un assegno con firma falsa di un’altra persona…

Posso avanzare un’ipotesi provocatoria (ma temo realistica?): le banche non vogliono che usiamo gli assegni per obbligarci ad usare bancomat e carte di credito sulle quali percepiscono belle commissioni e trovano sistemi per renderci la vita difficile.

Ho dovuto cedere al ricatto firmando una manleva senza senso, ma gradirei ricevere una risposta dai geni dell’informatica bancaria: possibile che la stupidità artificiale e l’ottusità burocratica prevalgano sull’intelligenza naturale?