«Raccontateci suor Valentina»
Suor Valentina
Astigiano
Federica Costamagna  
24 Marzo 2026

«Raccontateci suor Valentina»

Dal 1940 al 1989 ha prestato servizio a Buttigliera. Le nipoti vogliono scrivere un libro

«Era un bel peperino. Se vedevi qualcuno correre per i corridoi della casa di riposo, era lei. Sempre in movimento». Quel peperino aveva una veste bianca e il lungo velo nero. Si chiamava suor Valentina stava fissando la sua figura nella memoria dei buttiglieresi. In paese, infatti, ha lavorato dal 1940 al 1989, prima nell’ex ospedale Rossi e poi nella casa di riposo.

Oggi le nipoti Francesca e Cecilia Rech si sono date una missione: scrivere un libretto dedicato alla zia suora e hanno lanciato un appello via social alla ricerca di informazioni.

Era nata ad Alano di Piave, in Veneto, nel 1908. Erano quattro sorelle e un fratello, a cui si aggiunsero due cugini orfani. «Attraversò momenti durissimi, durante gli anni della prima guerra mondiale del 1915-’18. Il padre morì di stenti nel 1917 – racconta da Belluno la nipote Francesca Rech – Su quattro sorelle tre divennero suore».

Scelse di entrare nell’ordine del Cottolengo. Per questo si trasferì a Torino.

«Dopo avere preso i voti, cambiò il nome, divenne suor Valentina e ritornò inVeneto – ripercorre Rech – Il suo primo incarico fu come infermiera all’ospedale di Pederobba, in provincia di Treviso».

Carica di buona volontà e dal sorriso per chiunque, non passava inosservata. Per il suo carattere e il suo modo di fare tutti la conoscevano. «Ma non piaceva alle consorelle che lei fosse così in vista. Non andava bene. Ogni suora doveva essere uguale alle altre».

Di conseguenza, fu mandata a Buttigliera, all’ospedale Rossi, dove operavano le consorelle. E qui spese la sua vita. Fu infermiera e assistente, poi, negli anni ’70, il nosocomio venne chiuso, costruita una nuova ala e al suo posto aperta la casa di riposo. E lei rimase.

«Era come una formichina operaia. Ha lavorato e si è dedicata tanto al prossimo».

Fino a quando si ammalò e nel 1989 andò in un ricovero per le suore a Moncalieri. Morì l’anno seguente.

Aveva coraggio suor Valentina: «Durante la seconda guerra mondiale, mia zia salvò un partigiano che era entrato nell’ospedale Rossi. Nel momento in cui vennero i fascisti a cercalo, gli mise un camice addosso e disse che era un medico».

Le nipoti conservano un tenero ricordo: da bambine trascorsero diverse estati a Buttigliera, punto di riferimento anche per la famiglia. «La zia sapeva ascoltare e dare il giusto consiglio. Inoltre, essendo in ospedale, ci dava indicazioni a chi rivolgerci e dove andare per i problemi di salute».

L’affetto ora si è trasformato nel desiderio di raccoglie informazioni, aneddoti, immagini su di lei. «L’idea è quella di scrivere un opuscolo sulla sua vita, da divulgare. In molti la ricordano anche nel suo paese d’origine, perché appena poteva tornava a casa in vacanza e non passava inosservata» .

Diversi buttiglieresi hanno risposto sul social network. «Alcuni hanno scritto un post, altri ci hanno telefonato. Si tratta di persone che avevamo conosciuto da bambine e con cui siamo in contatto. Siamo in principio della ricerca » .

Qualche ex bambina la ricorda bene: «Indimenticabile suor Valentina per la sua simpatia e le sue punturine – scrive Graziella Cottino – Quando iniziavano le vacanze estive e dopo avere ottenuto il consenso dei nostri genitori, io e mia sorella venivamo assoldate per il periodo estivo e sotto la sua guida, svolgevamo lavoretti al servizio degli ospiti».

Quella donna metteva di buon umore: «Andavamo molto volentieri. Ogni giorno una barzelletta e una risata nuova. Conserviamo di lei un ricordo speciale. Dimenticavo: la paghetta consisteva in un “buono punture gratuite” e qualche caramella».

Suor Valentina era gentile e disponibile: «Veniva a casa dei miei genitori a fare le punture a mia mamma, quando si ammalò – racconta Rita Sottosanti – All’epoca avevo 16 anni. E in quell’occasione mi insegnò a fare le punture…».