Il sogno finito e i silenzi reali
Natalino Faletti
Gentile direttore,
intitolerei questo scritto “Di là o di qua”.
Adesso che leggiamo questo articolo il mondo è già finito e siamo tutti insieme da qualche parte, chissà dove.
E’ tutta una pacca sulle spalle perché è stato meno peggio del temuto e c’è qualche imbarazzo perché ora non possiamo più nascondere i pensieri nascosti. Ci troviamo tutti simpatici, perché chi se ne frega di competizioni e di confronti!
Siamo tutti belli perché siamo trasparenti come l’aria di certe giornate di primavera e siamo tutti interessanti perché ci si vede fino in fondo, come in certi ruscelli di montagna; quando non parliamo intorno è silenzio, sfiorato soltanto da un lieve sussurro del vento e dallo sciabordio del mare.
I sogni belli possono nascere, tanto più che perfino i nostri parlamentari sembrano meno ingombranti.
Facciamo invece, adesso, che il mondo non è finito e che quello di sopra era un sogno.
Nella notte il silenzio è lo stesso; mancano però la carezza del vento e lo sciabordio del mare. Nel buio affiorano i rumori della casa, di giorno confusi, e nel silenzio mi viene di ascoltarmi.
Compare un po’ di tutto: ricordi di virtù e di debolezze, pensieri di speranza e di sconforto, di serenità e di giustificazione. Per la verità mancando gli altri mancano il dialogo e il confronto mentre nel mio mondo che era finito parlavamo e ci ascoltavamo l’un con l’altro.
Capita anche di giorno che manchino dialogo e confronto nel nostro mondo disperato, che non ci ascoltiamo l’un con l’altro, e prima di ri-scivolare nel sonno si affacciano le sirene del mio mondo già finito, ma non succede nulla, ed in fondo è giusto così perché non bisogna scappare da se stessi, e poi non serve.
Non toccatevi, gentile direttore e amici lettori, era solo per scherzare!