Mosè Donald fa il miracolo e unisce le acque degli italiani
Per un paio di secoli l’Italia del basso Medioevo fu lacerata da una profonda rivalità tra Guelfi e Ghibellini. Nei Comuni del Centro-Nord si contrapposero questi due schieramenti. I Guelfi sostenevano il Papa e difendendo l’autonomia dei Comuni dalle ingerenze dell’Imperatore, mentre i Ghibellini lo appoggiavano, favorevoli ad una autorità politico-militare forte. Risultato: guerre, botte da orbi, lotte interne e divisioni.
Ho semplificato parecchio, per non fare di queste righe una lezione di Storia medievale. Però di fronte ad attacchi un po’ troppo rozzi e gratuiti verso il Papa da parte di massime autorità politico militari mondiali, perfino gli italiani hanno dimenticato per un attimo la proverbiale divisione tra i merli dei castelli a coda di rondine o quelli piatti, per far quadrato nel comune interesse questa volta dell’autonomia morale e civile della tanto bistrattata Italia.
Già che parliamo di Storia, vi ricordate a metà del 400 un tale Attila, feroce condottiero degli Unni che scavalca le Alpi, rade al suolo Aquileia, distrugge tutto quello che trova e punta dritto su Roma. Nessuna legione può fermare questo «flagello di Dio» che dove passa, «non cresce neanche più l’erba». Il Papa di allora di nome Leone – sarà una coincidenza? – lo affrontò e lo convinse a tornare a casa.
Tornando al tema, nessuno mi accuserà, spero, di essere antiamericano come i ragazzi sessantottini che odiavano l’America a prescindere, cantando il loro dissenso. Purtroppo, essendo nato molto tempo prima, sono infinitamente grato agli americani per quello che hanno lasciato alle nostre famiglie durante e dopo la seconda guerra mondiale, dal lato politico ma anche economico e in concreti aiuti alimentari.
Il problema purtroppo oggi è la postura che assume chi ha un enorme potere fra le mani. Egli è tentato di credersi quel dio (minuscolo) di Mosè in grado di sfidare il Faraone d’Egitto a suon di piaghe e privazioni. Ora il fumo della vanagloria e le riverenze dei cortigiani che lo incitano, lo «cissano» dicono i piemontesi con una arguta espressione , senza mai contraddirlo per paura di perdere il posto, ora però rischiano di farlo ricadere negli errori del passato sottovalutando gli avversari. Ricordiamo tutti il Vietnam, l’Afganistan, l’Iraq e l’Iran per citare qualche esempio… causando solo morte e distruzione.
Proprio per il bene che voglio all’America, mi auguro che si torni a ragionare e non ad urlare, a discutere e non ad imporre. Papa Leone XIV somiglia molto al suo Fondatore. Negli anni della maturità, S.Agostino, diventò un filosofo raffinato ed uomo coltissimo, «apparentemente» mite e dolce per un rigore ed una costante disciplina monastica, ma al contempo ricco di una forza intellettuale straordinaria. Così è Prévost.
Coraggio Italia, archiviamo le guerre fratricide del passato e remiamo tutti nella stessa direzione che ci indica Pietro tenendo la barra dritta.