Polemica sull’Alveare
La consigliera comunale Barbara Bordin
Pino Tor.
Riccardo Marchina  
5 Maggio 2026

Polemica sull’Alveare

Fa discutere il “gruppo di acquisto solidale” di Pino Torinese

È davvero uno schiaffo al commercio pinese la piattaforma che connette consumatori e produttori, scavalcando i negozi? Si accende la polemica sul neonato gruppo “Alveare che dice sì”.

Si tratta di un “gruppo di acquisto solidale”. In sintesi, promuove la filiera corta e il cibo locale. Come funziona? I consumatori ordinano online prodotti come frutta, verdura e formaggi e li ritirano in un punto di distribuzione, l’alveare appunto, che è la sede dell’associazione progetto nasce dall’associazione Di Tutti i Colori in via Molina. Il modello punta a un consumo più sostenibile e comunitario, riducendo intermediari e sprechi.

Un’anima dell’associazione è Barbara Bordin, consigliera comunale di maggioranza, ruolo che dà una valenza anche politica alla questione. Dall’altra parte, infatti, sta Alessandro Musso, cittadino che dallo scorso anno cavalca momenti di protesta come la petizione contro il caro-rifiuti e il disagio dei commercianti per il cantiere di rifacimento di via Roma.

«L’alveare è un’iniziativa quanto mai bizzarra e contraddittoria. Con mia sorpresa, scorrendo l’elenco dei produttori, nessuno di questi risulta attivo a Pino – sostiene Musso – Mi domando come si possa pensare, in un momento così delicato per il commercio pinese, di mettere in piedi un’iniziativa che favorisce produttori esterni a scapito di quelli presenti sul territorio».

Musso chiama in causa anche il rapporto con il Comune: «Di Tutti i Colori riceve finanziamenti comunali, ma come si può, supportare chi viene da fuori invece di promuovere i nostri esercenti? Se non si lavora nell’interesse del commercio e non lo si difende, ci si deve fare da parte».

La replica arriva dal presidente dell’associazione Marco Girosi, che respinge le accuse, a cominciare dai finanziamenti: «L’associazione non prende contributi dal Comune, se non su progetti specifici e a consuntivo. Non intaschiamo soldi e, soprattutto, dall’attività del gruppo di acquisto solidale non prendiamo un euro».

Girosi sottolinea come l’obiettivo dell’iniziativa sia diverso da quello descritto da Musso: «Il discorso è aprire un dibattito sul cibo, sul cibo sano e che non inquina».

Musso accusa che non ci siano produttori pinesi tra i fornitori. «Tra gli associati c’è anche un’azienda pinese, l’azienda agricola Miglioretti. Se gli altri hanno rifiutato l’invito, non possiamo farci troppo. Poi ci sono produttori, come ad esempio quelli del parmigiano, che è impossibile pensare di trovare sulle nostre colline».

Girosi ribalta la critica usando lo stesso ragionamento di Musso: «I negozi di Pino non vendono solo prodotti pinesi. Anzi, hanno anche quelli della grande distribuzione».

Bordin aggiunge che l’amministrazione comunale ha adottato alcune misure a sostegno del commercio locale, come gli sgravi sulla Tari per i lavori e l’abolizione della tassa sull’occupazione del suolo pubblico per i dehors.

Però l’alveare porta una concorrenza con prezzi al ribasso. O no? «I prodotti dell’alveare costano generalmente di più rispetto a quelli disponibili nei negozi – risponde Girosi – Inoltre, si tratta di numeri molto piccoli: l’attuale gruppo è formato da appena 10 famiglie che si trovano e discutono su scelte etiche. Non è un’iniziativa pensata per fare concorrenza». Le consegne – aggiunge – sono meno di una al mese, quindi «assolutamente marginali».

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