Qui l’eremita coltivava gli olivi
Camminata
10 Giugno 2026
Triangolo del Fagnour

Qui l’eremita coltivava gli olivi

Il triangolo del monte Fagnour guardando i colori dell’autunno

Partenza e arrivo: Sciolze

Tempo di percorrenza: circa 2,5 ore

Lunghezza: circa 7 km

Percorso: collinare

Cartografia: Guida n. 2 dei Sentieri della Collina Torinese, ed. Ente di gestione delle Aree Protette del Po piemontese, anno: 2007 (seconda edizione)

La caratteristica di questa camminata è quella di svolgersi per buona parte lungo un tracciato distante dalle abitazioni, con ottimi panorami sul “foliage” dei boschi autunnali.
Si esce dal paese nel punto in cui la provinciale 118 incontra la 98: siamo nelle vicinanze del cimitero, che ha un ampio parcheggio. Si percorre la 118 in direzione ovest (sentiero n° 150 della Collina torinese, segnavia bianco-rosso, in sovrapposizione per un tratto al Sentiero Crea-Superga, segnavia SCS), si supera un grosso traliccio dell’Enel, si tiene la direzione e dopo poco si incontra sulla sinistra la scalinata che porta al Parco della Rimembranza, alla cui sommità c’è la cappella di Santa Lucia, sicuramente la prima chiesa costruita in territorio sciolzese. Qui è il colle del Fagnour (464 m), luogo di antichissimo insediamento, in cui si dice che verso l’anno Mille abitasse un eremita venerato in tutto il circondario. In passato l’area era coltivata a olivo e mandorlo, grazie al clima mite.
Si torna sulla strada principale, e si tiene la direzione ovest. Si supera la cascina Palazzo, non si considera una deviazione che porterebbe in regione Curlando, si arriva a un bel punto panoramico che guarda verso nord e poi, dopo una curva e una controcurva, si giunge a un bivio. Bisogna voltare a destra: ma prima di farlo è consigliabile imboccare il ramo sinistro perché, dopo pochi passi, c’è un bel punto panoramico affacciato sulla serra di Bardassano.
L’itinerario disegna una curva che scende a fondovalle e poi risale sul versante opposto (sentiero n° 85), entrando nel bosco. Si arriva a un bivio, ma si tiene la direzione nord: tenendosi sul crinale si superano la cascina Ravera e Tetti Zaccola (tra di loro due tornanti in forte pendenza), poi si scende quasi a costeggiare il rio Gianasso e si prosegue fino alla testa della val Pallera.
Qui c’è un vertice del triangolo: a un bivio si punta decisamente verso sud (sentiero n° 153), in regione Mondesio, tra prati, campi coltivati e terreni coperti da serre per ortaggi. La strada fa una curva e controcurva, supera Tetti Borca, incontra la cappella di San Defendente alle porte di Tetti Garavoglia: vicino alla chiesetta, dalla bianca facciata, c’è un giardinetto recintato da una siepe e dotato di panchine: un luogo di preghiera, caratterizzato da una lato da una grande croce. Usciti dalla borgata, nei pressi di una stradina che torna in direzione nord verso un gruppo di case, si nota un pilone votivo in pietra, di delicata fattura. Per un tratto la strada è molto stretta, tra un’alta scarpata da un lato e un guard-rail dall’altro, tanto che due auto che arrivassero da sensi opposti non riuscirebbero a passare.
Procedendo sulla strada si arriva a un bivio, dove si volta a destra: più avanti si supera villa “Il Tiglio” (che però non si vede dalla strada) e poi, poco a destra del grande traliccio dell’Enel, si torna sulla strada fatta all’andata. Lì si svolta in direzione di Sciolze, e in breve si torna al punto di partenza.

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