Lettere e Opinioni
1 Luglio 2026

Ma il posto di mio figlio iperattivo è con la classe

Lettera firmata

Gentile direttore,

mio figlio ha appena finito di frequentare una classe di scuola superiore. E’ stata dura e adesso che le lezioni sono finite sento il bisogno di parlarne ai suoi lettori. Mio figlio un ragazzo brillante, curioso, ma porta con sé il fardello dalla ADHD. Per tutto l’anno appena concluso, ogni mattina è andato in aula con la speranza di farcela; molte volte è rincasato con il peso dell’ennesima nota sul diario. Perché l’ADHD è un disturbo che limita le capacità di attenzione, può rendere impulsivi e iperattivi. Non è questione di volontà, ma un disturbo del neurosviluppo.

Parlo di mio figlio, ma penso a quanti ragazzi sono coinvolti da questa condizione. Per un ragazzo con ADHD la nota non è solo un richiamo disciplinare, ma la conferma di “non essere all’altezza.

La nota punisce il sintomo, non l’intenzione: sanzionare la disattenzione o l’iperattività in un quadro clinico certificato è come punire un miope perché non vede la lavagna senza occhiali.

Così, siamo passati dall’entusiasmo per l’inizio dell’avventura scolastica a una cupa rassegnazione. Iragazzi come mio figlio rischiano di pensare che non conta quanto si impegnano, il risultato sarà comunque negativo. Invece di motivare al miglioramento, la punizione ripetuta genera un senso di ingiustizia che porta al disinvestimento scolastico.

Così, ora vedo un adolescente che perde fiducia nell’intero sistema dell’autorità, delle istituzioni e, cosa ancora più grave, in se stesso. E vive la scuola come un tribunale in cui lui è l’imputato.

I ragazzi ADHD non hanno bisogno di privilegi, né di sconti sul programmi, ma di comprensione e strategie a cominciare dall’applicazione reale del Piano didattico personaliìzzato. Non può rimanere un documento burocratico, chiuso in un cassetto, ma essere applicato come strumento vivo di supporto.

Poi sanzioni costruttive. Capisco, l’iperattività disturba il resto della classe. Troviamo modi per canalizzare quell’energia anziché cristallizzarla in una nota.

Aiuta molto uno sguardo empatico Spesso basta un richiamo verbale positivo o un compito di responsabilità per cambiare la giornata di un ragazzo ADHD.

Mio figlio non è la sua diagnosi e non è l’elenco delle note che riceve. È un giovane uomo che sta cercando il suo posto nel mondo. E il suo posto non è fuori dalla porta della classe, ma al centro del suo percorso di crescita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Massimo 1000 numero di caratteri ancora disponibili