Quarant’anni di Lettere
Il professore pinese Alessandro Arato va in pensione: il saluto degli alunni di Poirino
«Anche alle otto del mattino ci viene voglia di ascoltarlo, perché con lui è tutto interessante». Sono saluti che non si dimenticano quelli che gli alunni dell’Istituto comprensivo di Poirino hanno regalato al professor Alessandro Arato. Dopo quasi quarant’anni di insegnamento nelle scuole medie, a 67 anni, lascia la sua cattedra di lettere e conclude la sua carriera scolastica. Un periodo nel quale è stato anche autore di libri scolastici e di narrativa per i ragazzi, nonché di progetti culturali per l’Unione Europea. «Ho vissuto bene gli ultimi giorni – spiega – È giusto che arrivi questo momento».
Le prime supplenze arrivano alla fine degli Anni 70, quando ancora è uno studente universitario che si paga gli studi insegnando. «Quando ho iniziato ero giovanissimo e l’esperienza era tutta da costruire. A quei tempi si entrava in classe e si imparava facendo – evidenzia Arato, che vive a Pino Torinese, è sposato da 37 anni e ha tre figli e quattro nipoti – La differenza è enorme: oggi i docenti arrivano con una preparazione pedagogica molto più strutturata».
Nella sua carriera lavora in sei scuole diverse, confrontandosi con realtà sociali molto differenti, dalla scuola del quartiere popolare di Porta Palazzo, a Torino, alle realtà della Collina torinese. «Ogni scuola ha la propria identità: ho incontrato ragazzi e famiglie molto diverse tra loro, ma tutte le esperienze sono state positive».
Anni in cui vede crescere generazioni di studenti, alcuni dei quali sono rimasti un ricordo, altri che sono una presenza ancora oggi. «Mi capita di incontrarli per strada o di essere invitato alle cene di classe dopo vent’anni – racconta – Una volta ho ritrovato una classe dopo 24 anni ed è stato molto divertente vedere come certe caratteristiche che avevano da ragazzi fossero rimaste, pur essendo diventati uomini e donne adulti».
In quasi quarant’anni Arato ha visto cambiare profondamente la scuola. «Oggi c’è molta più burocrazia e si tende a misurare tutto, ma la scuola è fatta soprattutto di relazioni».
Anche gli studenti sono cambiati: «I ragazzi di oggi imparano in modo diverso rispetto a quarant’anni fa. Se non si capisce che ogni generazione cambia, non si può fare questo mestiere». Secondo Arato sono cambiati gli stimoli, gli strumenti e perfino il modo di apprendere. Una metamorfosi che va dall’utilizzo delle tecnologie digitali fino alle prime applicazioni dell’intelligenza artificiale: «Ho cercato di insegnare ai ragazzi a utilizzarla come uno strumento d’appoggio, non come un qualcosa che sostituisce il loro lavoro».
Ora si apre un nuovo capitolo della sua vita. E i progetti non mancano. «Vorrei tornare a scrivere con maggiore continuità. È una passione che ho sempre coltivato e che adesso potrò riprendere come si deve – progetta Arato – Poi ci sono la musica, la lavorazione del legno e tante altre attività che negli anni della scuola hanno dovuto trovare spazio solo nei ritagli di tempo».
L’affetto degli studenti emerge anche dai messaggi che gli hanno dedicato alcuni ragazzi di terza media. «Con la sua passione, la sua competenza e la sua umanità ha lasciato un segno indelebile in tutti noi», scrive Vera. Mattia, Fabio e Filippo lo ricordano come «un professore spettacolare ed elegante, capace di proporre verifiche alternative e argomenti coinvolgenti». E ancora: «Ci ha spiegato ciò che probabilmente nessun altro ci dirà mai».
A sottolineare il contributo che Arato ha dato alla scuola poirinese è anche la dirigente scolastica, Maria Donatella Amato: «Si è distinto per la preparazione culturale e per la costante attenzione dedicata agli studenti, accompagnandoli non solo nell’apprendimento delle discipline letterarie, ma anche nella crescita personale e civile».