Lettere e Opinioni
29 Luglio 2026
IL COMMENTO di LUCIANO TOSCO

Il compito di noi nonni fragili

La “fragilità” è il tema centrale della sesta Giornata per la Chiesa dei Nonni e degli Anziani, che ricorre domenica 26 luglio. Celebrazione a valenza religiosa, ma ritengo di interesse per tutte le persone della terza età “di buona volontà”, stante il suo messaggio esistenziale profondamente umano.

Il titolo scelto da Papa Leone è: “Io invece non ti dimenticherò mai”. E’ la risposta divina alla disperata invocazione dell’uomo: “Nella vecchiaia non abbandonarmi”. Il Santo Padre sottolinea con forza la dimensione di “fragilità feconda” della “nonnità” e della condizione anziana. Limite e debolezza sembrano prendere il sopravvento e testimoniare alle altre generazioni la concreta condizione esistenziale di creature.

Ma proprio in questa debolezza si annida la possibile forza del saper accettare di non farcela, ma di doversi affidare ad altri. Il limite diventa occasione di restituzione ai vecchi da parte dei più giovani, in una relazione che continua ad essere di reciprocità, perché “nella vecchiaia daranno ancora frutti”(Salmo. 92,15). E ciò chiama anziani e nonni a riflettere sulla loro vocazione, nell’ultima età della vita.

Personamente, sono certo della mia fragilità da quando, in età anziana, mi sono insorte varie patologie. Mi interrogo, invece, come e a cosa sono vocato. Da Nonno, come insegna Papa Francesco, vorrei cercare di essere un ponte di trasmissione di saggezza, memoria, tradizioni e fede.

Compito arduo nell’attuale contesto di crisi dei legami tra generazioni. Ciò per i profondi e repentini cambiamenti sociali, culturali, valoriali indotti, in particolare, dalle innovazioni tecnologiche quali digitalizzazione, social, intelligenza artificiale, che dilatano le distanze tra le diverse età.

Non resta che chiederci come e che cosa trasmettere.

Per quanto riguarda il “come”, la trasmissione può oggi, quindi, avvenire (pena l’irrilevanza) solo attraverso una comunicazione reciproca (anche i nonni hanno molto da imparare dai nipoti). Per usare parole di Papa Francesco: “in dialetto”. Cioè con semplicità, in ordinarie relazioni e attività quotidiane intrise di affetto e aperte all’ascolto; con l’esempio e non solo a parole.

E così l’ascolto deve essere attento ai più piccoli particolari e le risposte alle domande dei nipoti, bimbi o ragazzi/giovani, avvenire al momento giusto quando sono motivati a recepirle.

Per quanto riguarda il “cosa”, non è semplice la trasmissione in una realtà di svalorizzazione del passato ed esaltazione del diverso e innovativo. A noi spetta cogliere del passato gli aspetti ancora vivi e nelle corde dei giovani. Per esempio stili di vita improntati al rispetto della natura e dell’ambiente, propri di un tempo e sensibilità oggi presente nelle nuove generazioni.

Ma anche indirizzare, insieme ai genitori e alla scuola, i giovani alla ricerca della memoria dei loro nonni. Interessante, nel Chierese, la recente iniziativa di un editore di raccogliere e pubblicare memorie di territorio su Pino Torinese e Chieri.

Per rimanere “nei tempi” dei giovani, per esempio, noi anziani possiamo imparare molto dai nipoti, sulle tecnologie digitali e sui social, utilizzandoli come strumento motivante la relazione e occasione per messaggi comportamentali e valoriali dettati dalla nostra esperienza e saggezza.

Ancor più complessa la trasmissione della Fede in un mondo secolarizzato, dove le rinascenti sensibilità spirituali si esprimono con diverse modalità, ma in genere si caratterizzano sempre più con tratti individualistico/personali, rispetto a quelli di partecipazione e appartenenza comunitaria.

Relativamente a che cosa trasmettere ai nipoti penso che una nonna/nonno credente, se vuole oggi annunciare la Parola di Dio nelle “corde” dei suoi nipoti, deve mettere al centro Gesù vivo e incarnato per amore e non per legge, dogmi, riti e norme formali. Deve rendere visibile la loro creaturalità, fragile e limitata, ma anche forte se affratellata a Gesù. Capiranno, perché questo Gesù è nelle “corde” del loro cuore.

Ma la trasmissione come missione dei nonni non può ridursi a semplice esperienza relazionale duale con i nipoti, bensì dovrebbe collocarsi in un contesto di condivisione e socialità in chiave il più possibile intergenerazionale (nonni, genitori, nipoti/figli), ma anche coinvolgere gli anziani come “nonni sociali” di altri nipoti non per discendenza, ma per scelta di vicinanza e solidarietà (zii, vicini di casa, volontari in associazioni…).

Questa giornata dovrebbe quindi essere riflessione comunitaria sulla coscienza e accettazione della fragilità come condizione per aprirsi alla fecondità dell’essere nonni e anziani. Fecondità da perseguire in tutti i giorni dell’anno, senza dimenticare che ciò per cui come nonni/e per discendenza o sociali siamo chiamati non è mai acquisito, ma sempre ricercato e conquistato. Anche per la trasmissione della dimensione di vita dell’”oltre” sia nel cielo che semplicemente sulla terra: “ciò che è importante nella vita è cercare Dio. Si, perché il vero problema della fede non è credere o non credere in Dio, ma cercarlo!” (Papa Leone).

Parafrasando, secondo la mia personale sensibilità, la distinzione non è tanto tra credenti e non credenti, ma tra cercatori e non cercatori dell’”oltre” il materiale e il visibile.

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