Quando il papà si ritrova moggato
Secondo una statistica, che ha analizzato i dati di TikTok, le parole più pronunciate dai giovani nel 2025 sono state rizz, delulu, moggare, sixseven, npc, ghostare, flexare, trailardare… Altro che coca-cola, pizza o Netflix.
C’è stato un momento preciso in cui ho capito di essere ufficialmente dalla parte sbagliata della storia. Non quando ho scoperto che le sneaker valgono più di un mutuo. No. Il momento fatale è stato quando mio figlio mi ha detto: «Papà, l’ho moggato di brutto».
Io l’ho guardato. Lui ha guardato me. Io ho sorriso come si sorride a un cucciolo che ha appena vomitato sul tappeto. «In che senso?», ho chiesto.
«Nel senso che l’ho sconfessato, umiliato, superato. L’ho moggato». Ah. Limpido come un manuale d’istruzioni in sanscrito.
“Moggare” è probabilmente il verbo più performante di TikTok. Non basta vincere, bisogna farlo con estetica, rizz e superiorità spaziale-sociale. È tipo asfaltare con wi‑fi ultraveloce.
E poi c’è il resto. Trailardare non è un esercizio di yoga linguistico. E’ piuttosto darsi da fare con sbattimento esistenziale. Sixseven non è un numero di cassaforte ma un dubbio con certificato di mediocrità. NPC è chi non ha rizz.
Io, etnografo improvvisato, le ascolto davvero. Cerco di capirle. A volte le uso male e l’imbarazzo generazionale mi perseguita per settimane.
Perché sì, lo confesso, un tempo sfottevo i miei genitori. «Mamma, non si dice più ‘che figata’, si dice che spacca». «Papà, ‘ganzo’ è vintage». Li guardavo come guardano me oggi, lente creature linguisticamente obsolete. Ora il karma è tornato con gli interessi.
E mentre i dizionari, composti, con la cravatta e con le tempistiche di chi gira con il deambulatore, propongono algoretica, cybercondria, iperconnessione come nuove parole da biblioteche con copertina rigida… il linguaggio dei giovani sfonda la porta, rutta, si siede sul tavolo e chiede il wi‑fi.