Lettere e Opinioni
5 Agosto 2026

I ricchi sulle nostre spalle

Dati Ocse sconsolanti: l’impresa cresce e la paga crolla

Lettere firmata

Gentile direttore,

avevo la netta sensazione che il potere d’acquisto del mio stipendio non fosse più quello di una volta, essendo un lavoratore ormai da quasi quattro decenni. Non pensavo, però, che le cose fossero messe così male, come ci ha detto l’Ocse qualche giorno fa: in Italia i redditi sono scesi dell’1,6 per conto rispetto a 36 anni fa! E’ una cosa pazzesca. Mi fa misurare quanto sono diventato “povero” e mi provoca una notevole ansia verso la mia terza età, tantopiù che i nostri politici passano il tempo con le leggi elettorali e con gli assurdi tentativi di assolvere un orefice che ha ammazzato due persone correndogli dietro mentre scappavano.

Ma lo cose sono allucinanti, se paragoniamo l’Italia con gli altri Paesi Ocse: la Francia in 36 anni ha fatto crescere i redditi del 33 per cento, la Germania del 33, il Regno Unito di oltre il 48. E noi, meno 1,6 %.

Perché? mi domando. Com’è stato possibile?

D’accordo, siamo il Paese degli evasori fiscali e infatti i locali la sera sono pieni di gente che si fa l’aperitivo, invece di mangiare cipolla e croste di formaggio come sarebbe logico con un -1,6 %.

Ma non basta. Soprattutto non basta ai lavoratori come me, che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo.

Mi viene nostalgia del tempo in cui i sindacati avevano gli “attributi” e facevano paura a Confindustria quando decidevamo che no, i nostri stipendi dovevano crescere. E avevamo le palle (scusi il termine) per scioperare e sfilare nelle strade. Abbiamo buttato i sindacati nella spazatura ed ecco cos’abbiamo gìuiadagnato: siamo divisi davanti ai padroni, che fanno di noi quello che vogliono.

Perché loro, gli imprenditori, i profitti li fanno. A palate. Sulle nostre spalle. Comprimono i nostri salari, abbassano i costi (detto più elegantemente: aumentano la “produttività”) e così possono fare prezzi competitivi sui mercati. Quali mercati? Non certo quello italiano, dove la gente non ha più soldi da spendere. Loro la merce, che tengono a basso costo mortificando noi lavoratori, la vanno a vendere all’estero. Infatti l’Italia è campione del mondo di export.

Insomma: io in 36 anni ho perso una quota pazzesca di stipendio; mi sono tagliati gli attributi buttando via i sindacati; i ricchi sono sempre più ricchi perché fanno profitto all’estero e minacciano di andarsene dall’Italia (ma dove lo trovano, un Paese più leccapiedi dell’Italia…) se gli mettiamo una modestissima patrimoniale.

Eppure la giostra continua a girare così. Fra 36 anni quanto ancora avremo perso?

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