Campione paralimpico all’oratorio
Giuseppe Campoccio, plurimedagliato del Gruppo paralimpico Difesa, ospite dell’Estate Ragazzi del San Luigi
Ospite d’eccezione all’Estate Ragazzi dell’oratorio salesiano San Luigi: nella giornata dedicata all’ Incontro col Personaggio è arrivato il campione paralimpico Giuseppe Campoccio, tenente colonnello degli Alpini. Ad accoglierlo, insieme al salesiano don Andrea Angeleri, cappellano del gruppo Ana di Chieri, un bel gruppo di penne nere col capogruppo Massimo Berutti.
Campoccio, soprannominato Joe Black, compirà a ottobre 60 anni. Col Gruppo paralimpico Difesa vanta un palmares impressionante nel getto del peso, lancio del disco e lancio del giavellotto, superando il traguardo delle 100 medaglie d’oro. Notevole anche il numero dei riconoscimenti a lui attribuiti, tra cui la nomina a Miglior atleta mondiale militare 2024: nei 76 anni trascorsi dalla nascita del Consiglio internazionale sport militari è il primo italiano a ottenere tale riconoscimento.
Dall’anno scorso il tenente colonnello Campoccio è stato nominato Consigliere del Sottosegretario di Stato alla Difesa Isabella Rauti, per le questioni inerenti alle politiche per la disabilità. «Mi occupo di progetti che riguardano militari che hanno riportato disabilità per cause di servizio – spiega – l’obiettivo è, per chi lo desidera ed è nelle condizioni, di trovare una ricollocazione in ambito difesa. Ma ci sono tante altre tematiche importanti: una su tute l’abbattimento delle barriere architettoniche»
Campoccio gira l’Italia per raccontare alla gente, e soprattutto ai giovani, quanto la disabilità possa essere un punto di partenza piuttosto che un capolinea: «Inoltre parlo dei soldati con disabilità, che indossano la divisa ma sono innanzi tutto uomini o donne». L’alpino conclude con un messaggio rivolto in particolare ai giovani: «Dobbiamo sentirci tutti uomini di Stato, italiani, e comportarci di conseguenza a favore della collettività, mettendo a disposizione le nostre energie e competenze. In questo contesto i militari hanno un ruolo particolare, perché il loro è un dono della vita per gli altri. Non è un mestiere, è una vocazione»