Chi vuole rimuovere Manzoni?
Mi sa tanto, caro Manzoni, che la tua speranza di essere letto almeno da venticinque lettori stia diventando una chimera. Pochi di noi ancora vogliamo un gran bene a chi ha scritto la storia de “I promessi sposi” e «un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se invece ha annoiato, credete che non s’è fatto apposta».
Umili e ironiche parole. Ora la vicenda Renzo e Lucia, non annoia nessuno, perché nessuno più la legge. Sembra addirittura irritare i soloni della cultura italiana. Infatti, si fa un gran parlare e discutere se togliere “I promessi sposi” dai programmi scolastici delle Superiori, se metterli solo dal terzo anno, se farli leggere a puntate, se sostituirli con l’Idiota di Dostoevskij, perché quel libro vuole rappresentare “un uomo positivamente buono”.
Ma altri, un po’ più sinceri, quelli ai quali viene sempre l’orticaria ogni qualvolta c’è odore di incenso, dichiarano che il Manzoni ha scritto per dei cattolici, ma poiché oggi non lo siamo più, dunque è bene vietarlo.
Questi sedicenti atei non praticanti, ma semplicemente politicanti, somigliano al don Rodrigo del libro, che ordina ai suoi bravi di dire al prete: «Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai». Effettivamente, i “bravi” ci sono ancora… eccome ci sono. Solo bisogna intendersi sulla parola “bravo”. Una volta si intendeva un sant’uomo: ora un po’ meno e sempre al servizio del più forte.
Purtroppo, non abbiamo neppure il cardinal Borromeo, che alzi la voce e che si opponga al pensiero dominante seppur debole. La Chiesa da parte sua, pudicamente, se ne sta silenziosa in un angolo, come i democristiani di una volta, per vedere come va a finire, salvo poi giudicare, approvare o condannare quando la frittata è già fatta.
Non abbiamo traccia del mite fra Cristoforo, che con la sua flebile voce di assassino convertito, esorti, incoraggi, e consigli questa disgraziata e derelitta umanità che di delitti ne sta facendo quotidianamente.
Rimaniamo noi, poveri cristi, anzi, poveri capponi come i quattro pennuti che Renzo porta in dono all’avvocato Azzeccagarbugli per cercare aiuto contro l’arrogante padrone del paese. Mentre cammina verso lo studio dell’avvocato, i capponi, legati per le zampe, si beccano tra loro. E’ la metafora perfetta del Manzoni: essa descrive le vittime di ogni sopruso, che, invece di unirsi, si combattono tra loro; come noi bravi italiani che passiamo la giornata i mesi, gli anni e i decenni nei secoli eterni, a litigare su tutto: dalla formazione della nazionale alla politica, dalle decisioni del Papa, alle scelte degli arbitri di calcio.
Siamo nati complottisti. Questo è nel nostro dna, come l’essere vittimisti, lamentosi e opportunisti, ma furbetti di natura e di nascita. Per questo tutto il mondo ci odia. Ma siamo anche un popolo di santi, poeti e navigatori. Per questo tutti ci invidiano.