Una pioniera dei centri estetici
Catia Albiero
Cambiano
Chiara Rodella  
4 Maggio 2026

Una pioniera dei centri estetici

È andata in pensione la cambianese Catia Albiero

«Le soddisfazioni che mi hanno dato le mie clienti sono impagabili. Quante storie e quante confidenze ho sentito…».

Per più di quarant’anni ha accolto donne (ma anche uomini) quando i centri estetici erano poco più che agli esordi. Ha vissuto l’evoluzione delle tecniche e dei desideri, il passaggio dal mondo in cui nessuno riusciva a mettere la sua faccia su uno schermo, se non in tivù, al mondo in cui i selfie intasano i cellulari in tutto il modo.

Catia Albiero ha iniziato a fare l’estetista quando quasi era guardato con dubbio. Ora è arrivato il momento di riposarsi: da qualche giorno è andata in pensione con l’instancabile compagnia delle sue cagnoline Brigitta e Mirtilla.

«Sono di origine veneta, ma sono venuta ad abitare a Chieri con i miei genitori quando avevo due anni, nel 1964. Poi siamo arrivati a Cambiano quando ne avevo 10 e da qui non mi sono più spostata».

Fare l’estetista non era nei suoi progetti: «Ho iniziato a studiare al ginnasio, ma non ero bravissima e sono stata rimandata. Quindi i miei genitori mi hanno detto che quell’estate, oltre che studiare, avrei anche lavorato».

Questo le cambia la vita: va a lavorare in una profumeria di Cambiano dove c’è anche una piccola cabina in cui si fanno trattamenti estetici. «Ho conosciuto la signora che stava lì e mi sono innamorata di questo mestiere. Così ho frequentato la primissima scuola per estetisti di Torino. Si chiamava Estetica Harlem, ormai non c’è più».

Lì studia i trattamenti viso, corpo e pedicure. A inizio anni Ottanta di estetiste ce n’erano pochissime e non era una professione conosciuta. «Alcuni la guardavano anche di storto, pensando che dietro i centri estetici si nascondessero le prostitute».

Catia Albiero a esercitare a 16 anni nello studio del parrucchiere Mario Ceppi. Ricorda la sua prima cliente: «Era la signora Cantù. Quel giorno mi chiese una pedicure, anche se non avevo ancora il diploma, e si fidò di me ciecamente. Da quel momento non ci siamo più perse di vista, fino a quando non è mancata».

Dopo aver lavorato a Moncalieri per undici anni, si prende un anno di stop dopo la nascita del figlio Edoardo e poi, nel 1995, apre finalmente il suo negozio a Cambiano in corso Onorio Lisa.

«Da lì in avanti, l’evoluzione dei trattamenti estetici è stata incredibile. Quando ho iniziato, negli anni ’80, le donne non si curavano come oggi. Anche le tecniche erano diverse. Per esempio, la depilazione si faceva con le cere a caldo, mettendole a riscaldare in grossi pentoloni collegati alla corrente. Non esistevano mica le strisce, come adesso».

Non c’era neanche l’abitudine di fare il gel alle unghie, ora molto diffusa, che è arrivata dagli Stati Uniti. «L’ho scoperto grazie a una mia cliente che ha fatto un viaggio a New York e mi ha detto che dovevo assolutamente impararlo, perché voleva che glielo facessi».

Un altro grande cambiamento è tra i clienti: in origine dall’estetista vanno soprattutto donne, nel tempo anche gli uomini sentono meno vergogna a farsi trattamenti. «Gli uomini non si osavano neanche a entrare in negozio: chiamavano se volevano informazioni – sorride Catia Albiero – Poi hanno iniziato a venire da noi mariti e figli delle nostre clienti. Negli ultimi anni c’è stato un boom dell’estetica maschile».

Quali trattamenti chiedono? «I ragazzi hanno la fissa delle sopracciglia, alcuni non vogliono più la barba e fanno il laser, altri vengono per l’acne».

In decenni di rapidi cambiamenti tecnologici, l’estetica è uno degli ambiti che sono stati più colpiti dall’avvento dei social: l’ossessiva esposizione ha creato la necessità di essere sempre in ordine. «Prima non c’era il culto della pulizia della pelle come c’è adesso: tante ragazze andavano a letto truccate».

In parallelo, si è assabbata l’età: «Spesso mi è capitato che le mamme venissero a chiedermi se le loro figlie di 12 anni potessero fare il gel o la ceretta. Io non sapevo bene cosa rispondere e dicevo di chiedere il parere del pediatra. Ma ora le mamme sono molto più attente alle figlie e le curano fin da piccole, e questa è una cosa bella».

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