Murale per la memoria
Alla Don Milani di Pecetto un’opera dedicata alla Resistenza nata dal lavoro degli studenti sulle storie del paese
Un murale suggella un progetto che ha portato i ragazzi delle medie a scoprire luoghi legati alla Resistenza e realizzare delle passeggiate partigiane. Al centro c’è un albero che ricorda il cedro del libano di Villa Talucchi-Pallavicini, che ha 800 anni: qui non solo Silvio Pellico veniva a passeggiare, era stato anche allestito il quartier generale delle SS naziste.
«Per noi l’albero rappresenta valori come le radici, la patria, ma anche la libertà – descrive la docente Manuela Nadile –. Le foglie hanno i colori della bandiera italiana e c’è un cappello di alpino sopra». Attorno all’albero ci sono due gruppi di bambini e partono dei fili bianchi con 4 nomi, su cui gli alunni delle medie hanno lavorato.
«Quando sono arrivata alla Don Milani, qualche anno fa, avevo una seconda con alunni molto curiosi – racconta Nadile – Abbiamo fatto partire un progetto legato alla Resistenza, perché parlando di quel periodo, sono emersi tanti episodi e testimonianze in famiglia».
I ragazzi hanno lavorato su queste e con l’aiuto di storici ed esperti del paese, a partire dal sindaco Adriano Pizzo sino agli scritti del compianto Michele Bosso, hanno ricostruito alcuni eventi e individuato dei luoghi simbolo, anche con incontri in classe con i nonni. Luoghi che sono tappe delle passeggiate partigiane, che si svolgono praticamente ogni anno, con le terze.
Quei luoghi e le figure a cui sono legati sono parte di un murale, all’esterno della Don Milani, iniziato quattro anni fa e concluso nei giorni scorsi. Sono stati coinvolti di volta in volta tutti i ragazzi. Il lavoro è stato impostato dal professore di Arte Massimiliano Sgura e realizzato dalla professoressa Maria Anabel Rauber.
Poi c’è la storia di Annina Lanza, che nascondeva gli ebrei da un lato e accoglieva i nazisti dall’altro. A metà anni Sessanta aprì, in centro, il Bar Roma, che divenne punto di incontro di intellettuali come Italo Calvino e Barbara Allason. Proprio lei è uno degli altri nomi: «Siamo entrati in casa sua, con la nipote e abbiamo visto dove si tenevano le riunioni». Allason fu infatti molto attiva nell’antifascismo, partecipando all’attività clandestina del gruppo torinese Giustizia e Libertà e tra il 1930 e il 1934, a Pecetto, ospitava incontri tra intellettuali democratici.
Gli altri due nomi sono quelli della staffetta partigiana Maria Razetto, di casa in via Pinto e mancata il 30 ottobre 2019 a 99 anni, e Antonio Cambiano, un giovane partigiano, fucilato a meno di 20 anni, a cui in paese è stata dedicata una via. Sul murale campeggia ancora la scritta “Ai ragazzi di ieri, di oggi e di domani”. «Questa frase vuol dire che le persone del passato hanno fatto sacrifici per noi, come Cambiano, ed è importante che i ragazzi oggi lo capiscano e possano proiettare questa consapevolezza nel futuro».