Lettere e Opinioni
24 Settembre 2026

Sudore, Chanel e i voti del Pd

Gianluigi De Marchi

Gentile direttore,

ho letto con grande sorpresa le dichiarazioni di Stefano Bonaccini, presidente del Partito Democratico, sugli elettori che votano per il centro-destra. Il contenuto offensivo è sicuramente fuori dai canoni ordinari delle opinioni politiche.

Bonaccini è sempre stato molto equilibrato e misurato, quindi mi auguro che questa sia una sortita unica ed irripetibile Riporto le sue dichiarazioni per fare alcune considerazioni: «Il voto a destra è un consenso che arriva in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato, di chi vive nelle periferie delle città e chi sta peggio economicamente».

Tre pesanti atti d’accusa verso i cittadini che votano, e tre aggettivazioni offensive verso categorie di votanti che in passato costituivano il nerbo dell’elettorato comunista.

Vediamo i dettagli.

Chi vota a destra ha studiato poco. Se si tratta di un titolo di studio di basso livello, vorrei ricordarLe che in molti casi fermarsi alla scuola dell’obbligo al compimento dei 16 anni di età è una necessità: tante famiglie (che voi dite di voler proteggere…) hanno bisogno che i figli inizino a lavorare presto per sostenere una vita decorosa. A 16 anni il diploma in possesso del giovane è solo la terza media, quindi ha studiato poco, mentre i suoi compagni più fortunati continuano coin le scuole superiori, la laurea e magari il master all’estero…

Sono queste le persone che Bonaccinidisprezza perché votano Meloni anziché Schlein? E’ questa la realizzazione pratica degli insegnamenti di Karl Marx che spero abbia letto in gioventù?

Se invece si tratta di riferimenti a chi ha studiato poco indipendentemente dal titolo di studio, la frase fa emergere la supponenza secolare della sinistra di essere colta ed illuminata, mentre la destra rappresenta il buio, le tenebre, l’assenza di cultura. Un mantra ripetuto in ogni occasione in cui ci sia un confronto fra i politici dei due schieramenti: io sono depositario della verità, tu sei un troglodita, buono solo a menar le mani (però Ilaria Salis è di sinistra…).

Chi vota a destra vive nelle periferie delle città. Vero! Il Pci faceva incetti di voti nei quartieri popolari, nei falansteri che deturpano le periferie, perché quei cittadini-lavoratori sognavano, grazie ai principi teorici predicati dai comunisti, di avere un futuro migliore abbattendo il capitalismo. Oggi, dopo il crollo delle illusioni, la scoperta che il Pd non è il Pci e che preferisce colloquiare con i potenti che abitano i centri storici, chi sta nei suburbi si rivolge a chi promette cose semplici e realizzabili non utopie fumose discusse nei “salotti buoni”.

Sono queste le persone che Bonaccini disprezza perché votano Meloni anziché Schlein? Certo, a questi signori che si alzano magari alle 5 del mattino per andare in fabbrica, cuocere il pane, guidare un autobus forse puzzano le ascelle di sudore mentre si arrabattano al lavoro, mentre nei salotti buoni gira profumo di Chanel.

Chi vota a destra sta peggio economicamente. Vero, ma è un autogol clamoroso. Chi sta peggio era classificato, proprio dal Maestro Karl Marx, proletariato, e ad esso era destinata la massima attenzione da parte del filosofo che voleva emancipare i diseredati rendendoli uguali ai benestanti (magari sottraendo ricchezza ai secondi per distribuirla ai primi anziché creare condizioni per accrescere la ricchezza totale a beneficio di tutti!). Sono queste le persone che disprezza perché votano Meloni anziché Schlein?

D’altronde anche Bonccini si è reso conto di aver fatto una gaffe enorme, tanto che ha cercato di metterci una pezza con il solito ritrito slogan: “Hanno enucleato una frase decontestualizzandola” (termine colto, per carità, ma poteva risparmiarselo).

Come disse Metastasio nella sua celebre opera Ipermestra «Voce dal sen fuggita poi richiamar non vale; non si trattien lo strale quando dall’arco uscì«.

Presidente, notata la cultura? Ho studiato abbastanza? Voto centro-destra dal 1962 (il vecchio, caro Partito Liberale), posso anche dire che il poeta ha tratto spunto da Brunetto Latini (Il Tesoretto) «Ché non retorna mai la parola ch’è detta, sí come la saetta, che va, e non ritorna», che a sua volta si è ispirato a Orazio, che nella sua Ars poetica scrisse: “Nescit vox missa reverti”.

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