«Promotore» del corteo violento
Le motivazioni della condanna del leader pinese di Askatasuna Millesimo per gli assalti a Torino
«Un pretesto per portare tra le vie di Torino quell’occupazione delle strade che si è poi tradotta negli assalti». Sono dure le parole con cui il collegio dei giudici del tribunale di Torino (presidente Federica Bompieri) ha motivato la nuova condanna del giovane pinese Stefano Millesimo, uno dei leader del centro sociale Askatasuna di Torino.
Lo scorso giugno, erano stati stabiliti per lui un anno e quattro mesi di carcere. Il “pretesto” era la vicenda di Ramy Elgaml, morto a Milano dopo un inseguimento dei carabinieri. L’obiettivo vero era suscitare i disordini di gennaio 2025 a Torino, degenerati in scontri con le forze dell’ordine.
Per il 27enne pinese la Procura aveva chiesto tre anni di reclusione. Lui, in tribunale, si era difeso così: «I carabinieri sono inequivocabilmente responsabili di quello che gli è successo». Ascoltandolo, il sostituto procuratore Paolo Scafi lo aveva duramente redarguito: «Non facciamo processi di piazza. La verità su Elgaml emergerà dal processo che sarà celebrato a Milano».
Secondo le motivazioni, insieme alla coimputata Sara Munari, Millesimo è stato «promotore e organizzatore» del violento corteo. Non sarebbero stati loro due a lanciare sassi contro gli agenti e danneggiare i commissariati, ma avrebbero fomentato la folla gridando al megafono. Per esempio: «Diffondiamo che polizia e carabinieri picchiano o uccidono in tutte le città, tutti i giorni».
Le difese avevano chiesto per Millesimo e gli altri imputati l’assoluzione, insistendo che le esternazioni al microfono fossero semplici «critiche politiche».
Ma le parole urlate al megafono, secondo il tribunale, «assumono una indubbia valenza diretta a incitare alla violenza. Non sono espressione del legittimo diritto di critica né di propaganda politica».
All’indomani degli scontri, scambiando con Munari messaggi anche sulla piattaforma criptata Signal, Millesimo aveva anche bestemmiato e «ridacchiato» quando si era accorto che sui social era stato pubblicato un video in cui, a volto scoperto, incitava i manifestanti ad avanzare.
Si legge nelle motivazioni della sentenza: «Questo evidenzia il compiacimento dell’imputato per un’azione di contrasto, che egli sa benissimo di aver favorito e agevolato».
In tutto, sono otto le persone condannate per gli scontri. Adesso potranno presentare ricorso in Appello con i loro avvocati Gianluca Vitale, Valentina Colletta e Claudio Novaro.