Il GIC e la Gronda Est
Le imprese chieresi difendono l’opera, ma chiedono uno svincolo a Masio e un miglioramento del trasporto pubblico
«La Gronda Est dovrebbe servire ad aumentare la sicurezza stradale e agevolare la logistica delle imprese e la viabilità degli 140.000 abitanti del Chierese, ma non deve diventare una scorciatoia bypass per i flussi autostradali». È la posizione del Gruppo Imprese Chieresi sul progetto di una nuova viabilità che chiuderebbe l’anello viario intorno al capoluogo Torino, collegando A21 a sud e A4 a nord.
Il presidente Dario Kafaie sottolinea anche la questione ambientale: «È innegabile che un intervento come questo comporti del consumo di suolo e che debba essere studiato a fondo per evitare altre criticità, anche paesaggistiche e faunistiche. Però, anziché trincerarsi dietro un “no” ideologico e senza sbocchi, si deve ragionare su un modello di compensazioni che permetta un doppio passo in avanti dal punto di vista della tutela del territorio». Di qui la proposta di “una riserva strategica” di suolo non edificabile nella zona di collina interessata dalla Gronda. Ma le imprese chiedono anche di mettere subito un primo tassello: la creazione di uno svincolo dell’autostrada A21 in località Masio a Poirino. Senza rinunciare a potenziare il trasporto pubblico locale: «Un TPL efficiente ed efficace resta la strategia da perseguire, ma anche questo deve essere studiato a livello di area vasta. Una visione che, finora, è mancata alla maggioranza delle Amministrazioni locali, anche a molte di quelle che oggi si oppongono alla Gronda Est».
Approfondimenti sul Corriere che sarà in edicola e in digitale da venerdì 2 ottobre.