1 Ottobre 2026
l’opinione di AGOSTINO GAY

Poirino se ne va dal Chierese immobilista

Vorrei tornare ancora una volta sul tema del Territorio di cui si trovano scarse tracce nel dibattito locale, il tema su cui dovrebbero fondarsi le politiche di valorizzazione, di sviluppo e di promozione di quell’Oltre CollinaA rappresentato dal Chierese – Carmagnolese. O meglio, se ne parla, ma ognuno per conto suo: ognuno con le sue analisi e i suoi obiettivi, qualcuno anche con le sue iniziative.
Sarò un po’ paranoico; ma in assenza non tanto di risposte, quanto di progetti, che altro fare se non tornare a sottolineare la centralità del tema?
Nel riprendere il filo, mi trovo con Poirino, Pralormo e Carmagnola che hanno deciso di affrontare il problema della valorizzazione dell’area attraverso la ridefinizione degli accorpamenti fra Comuni. Non me la immaginavo così, ma la mossa consegue l’insostenibile immobilismo di un territorio che delle cose da dire al riguardo le avrebbe.
Non sto a richiamare le analisi fatte nel tempo circa le potenzialità del nostro territorio. Constaterei, tuttavia, che cullarsi con l’enfasi retorica delle nostre eccellenze non basta e che imprescindibili sono la redazione di programmi e la dotazione di un minimo di struttura organizzativa.
Solo per farne memoria, tuttavia, vorrei ricordare gli anni in cui Chieri e Carmagnola si erano mosse insieme per ricavarsi uno spazio di attenzione, parenti povere in una ATL al servizio di Torino e delle sue sfide: dal Museo del Cinema, al Museo Egizio, alle Regge Sabaude (con la new entry Venaria), alle Olimpiadi.
Per fortuna, disponibile la Provincia di Torino ad ovviare almeno in parte all’handicap, Chieri e Carmagnola sposarono insieme progetti qualificati da protagonisti, nel gruppo trainante di “Città d’Arte a Porte Aperte” e di “Città di Charme”, avviando contestualmente il processo di recupero del loro patrimonio culturale e ambientale (a Carmagnola la rifunzionalizzazione di Palazzo Lomellini e della cascina Vigna).
Un’operazione ad ampio raggio, con le Fiere al centro di una più organica valorizzazione del patrimonio cittadino (proprio quando si affacciava sulla scena il Paniere dei prodotti tipici della Provincia), in efficace sinergia col sistema della ristorazione, a Carmagnola capitanata da Renato Dominici.
Una dozzina d’anni che ricordo proficui evaporati per una serie di motivi non tutti attribuibili al territorio (il progressivo disimpegno della Provincia contribuì non poco a bagnare le polveri dell’entusiasmo), ma che nel progressivo disinteresse di questo per politiche intercomunali ha, comunque, la sua principale responsabilità.
E sì che, nel frattempo, stimolanti contributi per dare spessore al programma erano stati dati dal MAB, dalla definizione degli Ambiti regionali, dal Distretto del Cibo.
Capisco la voglia di concretezza e apprezzo il colpo d’ala per uscire dal pantano, ma credo che l’ipotesi avanzata (l’equiparazione del triangolo Carmagnola, Poirino, Pralormo ad Alba), sia alquanto velleitaria. A parte tartufi e Barolo, infatti, Alba ha nel sistema Langhe la sua ragion d’essere (senza contare che nel sistema delle ATL è in compagnia del Monferrato e del Roero ed è forte della presenza potente a attiva di Bra).
Con tutta la considerazione per il triangolo, ritengo sarebbe meglio iniziare con una richiesta, a suo tempo fallita, di avere come Ivrea e Pinerolo una sede decentrata dell’ATL di Torino, certificando così una maggior considerazione da parte dell’Area Metropolitana.
Avere una sede decentrata permetterebbe di disporre di una struttura organizzativa in grado di conciliare il programma generale con progetti perseguiti da eventuali sottosistemi che andassero a formarsi per motivi di prossimità territoriali o tematici.
Pensare ad uno scenario con aspettative che vanno al di là di un turismo di prossimità, mi sembra poco realistico. Eccellenze come Pralormo e Ternavasso, per citarne due, essendo di natura privata, sono indisponibili per gran parte dell’anno. Ed avere la ristorazione e le fiere di Carmagnola come principale punto di forza mi sembra un po’debole.
Sono un estimatore di Carmagnola che ha saputo coniugare l’impegno per la salvaguardia e la valorizzazione degli aspetti naturalistici (il museo di storia naturale con la lanca di san Michele) con quelli storico-culturali (sistema museale, Sinagoga, ecc.) e commerciali (le Fiere). Così come ho avuto modo di apprezzare l’impegno di Poirino e Pralormo per recuperare il rispettivo patrimonio storico-culturale e produttivo-commerciale.
Detto che non ho titolo per pormi come interlocutore, tengo ad esprimere la preoccupazione che un’iniziativa nata per dare concretezza a giuste aspettative finisca per rinunciare alla sfida di diventare un punto di forza del sistema metropolitano e regionale.
Certo quest’obiettivo andrebbe riconsiderato e nuovamente assunto nella volontà comune di far valere tutti i valori presenti sul territorio.
Un esempio ce lo fornisce la storia tessile delle due realtà, ritenuta così importante da portare entrambi alla realizzazione di Musei dedicati.
Pur nella diversità del prodotto, Carmagnola e Chieri avevano colto in questo filone la possibilità di rappresentare la contiguità del mondo industriale con quello agricolo (per secoli erano stati lino, canapa e poi seta le fibre utilizzate), sapendo inoltre di rappresentare l’intero territorio, a partire dalle vicine Poirino e Riva.
Il problema è che, realizzati i musei, l’idea di fare della storia tessile un perno della narrazione territoriale è evaporata.
Se i cordai di Carmagnola ed i copertai di Chieri, con le loro storie che portano alle corde pregiate per le navi e all’Università del fustagno, non vengono recuperati per raccontare di una comunità per secoli apprezzata per genio e capacità produttiva, allora lasciamo perdere.
E’ solo sapendo mettere insieme i diversi valori che possediamo in abbondanza (pensiamo solo al Castello di Cavour che sul territorio citato si affaccia) che usciremo dall’anonimato.

Ex sindaco di Chieri
Presidente della Compagnia
della Chiocciola

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