Buona festa ai nonni, ma con quali risorse?
La Festa dei nonni abbandona quest’anno, almeno nella nostra Regione, la tradizionale “ritualità” di una formale celebrazione, per occuparsi della non autosufficienza. Infatti il Presidente Cirio ha annunciato un confronto pubblico sul tema proprio per il 2 ottobre. Inoltre annuncia l’avvio di un “nuovo Piano del Piemonte”, apripista a livello nazionale, con priorità “domicilio” e slogan “più anziani assistiti a casa”. Azzardando, ma senza alcuna concreta specificazione operativa, “un posto in RSA e cinque a casa”.
Con una apprezzabile convergenza laico-religiosa, incassa l’adesione di mons. Paglia, “padre fondatore” della riforma delle politiche per gli anziani, che sancisce l’obiettivo prioritario del mantenimento dell’anziano, anche non autosufficiente, nel proprio luogo di vita: “La vecchiaia non si affronta costruendo edifici…ma nella sua casa, nella sua parrocchia, nella sua comunità”.
Mi permetto allora di sottoporre agli autorevoli interlocutori alcune osservazioni/raccomandazioni che spero utili.
– Garantire pluralità di contributi, a partire dall’ascolto di chi, quasi sempre in solitudine, si occupa di fatto totalmente dei propri cari non autosufficienti.
– Prestare attenzione ai loro sforzi, drammi e tragedie come da varie testimonianze sui media. Ma anche ad alcune “piccate”, pur se cortesi, reazioni ad affermazioni suonate loro come slogan avulsi dalla realtà che esprimono “una visione romantica della famiglia e dell’anziano che esiste solo nei libri di favole” (La Stampa 13 agosto 2026).
– Documentare la difficilissima condizione in Italia di dieci milioni di cittadini: quasi quattro milioni di anziani “non auto totali o parziali”, del loro contesto sociale-economico e familiare e di sei milioni di loro familiari cargiver.
– Illustrare con trasparenza, la drammatica irrilevanza degli interventi di sostegno da parte del sistema nazionale di welfare, in particolare quelli, tanto esaltati, a domicilio, che prevedono come livello essenziale di prestazione una sola ora media settimanale per l’assistenza domiciliare assistenziale e una mensile sanitaria.
Per rimanere in Piemonte (documento tecnico propedeutico all’elaborazione del Piano socio-sanitario 2025-2030) risultano 255.000 gli anziani con gravi compromissioni fino alla non autosufficienza di cui il 78% a domicilio e il 12% in RSA.
Sono oltre 12.000 gli anziani (dati Regione Piemonte) in attesa di “convenzione”, la maggior parte (quasi 8.000) “differibili”, cioè senza alcuna possibilità reale di fruire della compartecipazione Asl al 50% della retta (sul totale di 3.000 euro mese). Criterio di valutazione per condizioni non tanto sanitarie quanto sociali quali reddito, abitazione, presenza di famigliari.
L’intervento residenziale in convenzione su 33.000 posti letto occupati ne copre 16.000 mentre gli altri 17.000 sono a totale carico dell’utenza e/o dei familiari.
Evidente come quasi tutto il peso diretto o economico indiretto della domiciliarità e dei ricoveri in RSA pesi sulle famiglie, nel caso della domicialirità supportate da 82.000 badanti.
– Dichiarare l’assenza di possibili risorse aggiuntive.
Il citato documento tecnico riconosce che è irrealistico attendersi finanziamenti ulteriori per ridurre il gap bisogni-risorse.
Il fondo nazionale per le non autosufficienze cui afferisce il finanziamento statale per l’assistenza domiciliare anziani e disabili è di 935 milioni nel 2026 e poco più di un miliardo nel 2027 come disposto dalla finanziaria del 2022.
Nessuna speranza di risorse aggiuntive nella finanziaria 2027.
Ogni Amministrazione regionale e comunale può integrare il fondo nazionale con risorse proprie (sempre più risicate), peraltro con l’effetto secondario di rilevanti differenze nei territori.
Non solo, ma il sistema risulta sempre più selettivo escludendo dal diritto a richiedere prestazioni (altra cosa è ottenerle passando dalle interminabili liste di attesa) in base a criteri prevalentemente non sanitari, ma socio-economici (Isee per redditi mobiliari e immobiliari, presenza o meno di famigliari ecc..).
– Indicare per il Piemonte interventi concreti.
Come ridurre questo drammatico gap tra interventi/risorse e bisogni che interessa direttamente almeno 10 milioni di Italiani tra anziani non autosufficienti parziali o totali e loro familiari)?
Sarebbe bene poter individuare soluzioni strutturali oltre le encomiabili, pur se limitate e insufficienti, azioni, realizzate in Piemonte, di “finanza creativa” attraverso i Buoni sociali con risorse reperite dal Fondo sociale europeo che attiene non agli anziani, ma al sostegno all’occupazione.
E anche, stante la situazione e scelte di finanza pubblica, con coraggio e perdita di consenso, proporre la costituzione di un fondo nazionale per la non autosufficienza a carattere previdenziale solidaristico sul modello pensionistico. Impossibile?
In ogni caso si raccomanda trasparenza e verità e non propaganda, alleanza su obiettivi di bene comune e non contrapposizioni di parte, responsabilità pur nei rispettivi ruoli istituzionali, civili e religiosi.
Questo l’augurio per la Festa dei nonni e degli anziani quest’anno e per il prossimo futuro.
Educatore, già dirigente dei servizi educativi e sociali