Lettere e Opinioni
8 Ottobre 2026

Le aziende muoiono senza le rinnovabili

Lettera firmata

Gentile direttore,

sono titolare di una piccola impresa e, come tutti i miei colleghi, sto resistendo con i denti e con le unghie all’esplosione dei costi per l’energia. Ma non so quanto potrò resistere ancora.

Da una parte devo sopportare il peso crescente di un’energia che viene ancora prodotta attraverso fonti fossili, perché l’Italia, dopo lo scoppio della guerra, ha soltanto spostato gli approvvigionamenti dalla Russia a Libia e Algeria.

La scelta strategica di puntare sulle rinnovabili, per adesso, è rimasta sulla carta (al contrario della Spagna, dove infatti il costo dell’energia è meno della metà rispetto a noi). Insomma: scoppiata la crisi, abbiamo soltanto cambiato i fornitori e sia rimasti in pugno a chi possiede gas e petrolio, che in questo modo comanda il nostro destino.

Dall’altra parte devo sopportare anche l’incertezza che questa situazione genera su più livelli. Come devo orientare le mie strategie imprenditoriali in un quadro incerto come questo? Posso permettermi di investire sull’autoproduzione di energia solare?

L’incertezza non è generata soltanto dall’andamento ondivago del mercato, ma dall’assenza di politiche coordinate fra i soggetti che concorrono a mettermi nelle condizioni di essere competitivo.

Lo ha detto di recente anche Marco Gay, il presidente dell’Unione Industriali di Torino: le imprese hanno bisogno di orientarsi. Serve una strategia dove si tengono insieme strumenti finanziari, politiche di supporto, tecnologie e scelte industriali. È questo l’unico percorso possibile per passare dall’incertezza alla competitività.

Cosa è indispensabile per noi imprenditori, che ancora crediamo nel manifatturiero, è chiaro: più produzione di rinnovabili, più autoproduzione e magari anche più nucleare di ultima generazione. Ma questo non è possibile finché la burocrazia e le resistenze dei governi locali tengono ostaggio centinaia di progetti. Finché lo stesso ministro Pichetto Fratin dichiara che è stato messo a terra soltanto il 25 per cento delle risorse destinate a questa svolta energetica.

Davanti a costi che minano la competitività delle nostre imprese, il Governo deve dare sostegno al sistema produttivo, m anche le comunità locali e le istituzioni regionali devono rendersi conto che bisogna trovare spazio per produrre energia solare ed eolica, piuttosto che innalzare barriere. Oppure decidiamo che l’industria non è più nel nostro futuro e convertiamo gli operai in guide turistiche…

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