Nuova guida alla Facolt
Gabriele Paletto
Pecetto Tor.
Marco Bertello 
29 Aprile 2026

Nuova guida alla Facolt

Paletto: «Voglio tornare alle origini dell’associazione dei frutticoltori della collina»

È giovanissimo, ma vuole riportare la Facolt alle sue origini, valorizzando tutte le colture della collina torinese. Non solo le ciliegie. Gabriele Paletto prende il testimone da Elisa Tosco ed è il nuovo presidente dell’associazione dei frutticoltori della collina torinese. La sua nomina è avvenuta nella riunione di giovedì 16 aprile, dopo le elezioni che si sono svolte il 25 marzo.

Nel nuovo direttivo Silvano Tabasso conserva la carica di vicepresidente, mentre Tosco passa a fare la tesoriera. Alberto Rosso si occuperà di trasmissione dei bollettini fitofarmaci e del magazzino, così come del magazzino si prenderà cura Andrea Razetto, mentre Giancarlo Goffi intratterrà i rapporti con associazioni enti pubblici ed Emanuele “Lele” Penasso e Gianluigi Masera faranno i consiglieri.

Paletto ha 24 anni, è di Baldissero e ha ereditato l’azienda agricola Ronco dal nonno. La loro tradizione famigliare risale almeno al 1770: «Coltiviamo diversi frutti, abbiamo anche l’orto e una parte di vigneto. Tutto nel territorio di Baldissero, in diversi appezzamenti».

Proprio la varietà delle sue produzioni spinge Paletto a tornare alle origini: «Facolt è un’associazione di frutticoltori, non soltanto di soli cerasicoltori. Negli ultimi anni la ciliegia ha preso la scena, ma dobbiamo valorizzare anche altre colture che, magari sono meno redditizie, però comportano meno problemi e in collina danno buoni frutti come le pesche, le albicocche o le susine».

Si tratterebbe non tanto di una svolta agricola, ma di trasmettere un’immagine diversa del territorio e della sua produttività: «Dobbiamo far capire le differenze tra un prodotto di collina e uno di pianura. Questo potrebbe aiutare anche altri produttori a insediarsi negli spazi che sono disponibili».

Dal canto suo, Tosco lascia il timone del gruppo confidando che si porti avanti il lavoro di formazione: «Negli ultimi anni abbiamo iniziato a farlo in maniera più sistematica, partendo da piccoli seminari sui patogeni o su come arricchire il suolo».

Lei vede anche positivamente il rapporto con il Distretto del Cibo, di cui da poco è vicepresidente: «Il confronto tra associazioni di produttori si è rivelato importante, ci sono problemi che abbiamo in comune, come quello del ricambio generazionale – conclude – Nel nostro caso, aver scelto un presidente giovane, è un segnale positivo».

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