Lettere e Opinioni
5 Maggio 2026

Chieri resta snobbata sulle infrastrutture

Agostino Gay
Gentile Direttore,
ho letto degli sviluppi sulla discussione della “bretella nord” della città. Discussione che ritorna perché difficile è la soluzione del Murè e, più in generale, dell’attraversamento della città da parte della SS 10. Vista la determinazione del gruppo di cittadini a favore della bretella esterna all’abitato, vorrei recuperare una riflessione fatta proprio alla fine del mio mandato.
Ricordo per inciso che l’attenzione per la “bretella nord” era diventato pressante per la soppressione da parte della Regione del tracciato della bretella ovest (dalla SS10 in direzione della provinciale per Pecetto) in seguito all’alluvione del 1994.
Allora l’ipotesi della Gronda era ancora nei piani della Provincia, per cui si pensava che, portata a termine la circonvallazione sud (dal bivio di Sant’Anna ai Falcettini), la sua realizzazione avrebbe portato un consistente alleggerimento del traffico; come già aveva contribuito a fare la strada San Silvestro.
Prima ancora di capire che la Gronda stava per diventare un miraggio, ritenemmo (sostenuti dal comitato del Murè) che la bretella nord fosse da fare. Ben presto ci rendemmo conto di aver fatto i conti senza l’oste, gli osti, anzi: non sto a ricordarli per non innescare altre polemiche, ma ricordo che si adoperarono attivamente per impedirne la realizzazione.
Con la collaborazione degli uffici tecnici provinciali, ci mettemmo comunque al lavoro per ipotizzare tracciati che risultassero meno invasivi possibile, visto il valore ambientale del territorio interessato dall’infrastruttura.
Si cominciò con lo stracciare l’ipotesi che innestava la nuova arteria direttamente sulla rotonda di Sant’Anna; quindi quello che avrebbe compromesso la valletta prima delle Rocche. Ci si attestò sull’ipotesi di un tracciato che prima di entrare in galleria all’altezza dell’Ambuschetto si sarebbe sovrapposto a strada Baldissero.
Questo accordo di massima, va onestamente detto, lasciava insoluta soprattutto la parte terminale del tracciato: era evidente, infatti, che l’innesto sulla SS 10 non poteva avvenire a scapito della compromissione del Parco Stella.
E’ a questo punto che la situazione prese una piega diversa: credo proprio a causa della complessità progettuale e dei costi che una soluzione diversa per l’innesto sulla statale avrebbe comportato. Fu allora che l’asse Provincia-Regione abbandonò il campo.
Ero presente ad un’assemblea dove, relatore il prof. Barbieri del Politecnico di Torino, uno studio commissionato dalla Regione dichiarava l’inefficacia non solo della nostra bretella ma anche della Tangenziale Est, almeno nei corridoi immaginati fino a quel momento.
Non avendo competenze per esprimermi nel merito, mi limito da cronista a richiamare le motivazioni che rilevavano gli alti rischi di un traffico che, incrementato dal più agevole passaggio in Chieri, avrebbe messo a dura prova l’attraversamento di Pino e l’incrocio a Sassi con Corso Casale.
Ormai al termine del mio mandato (2008-2009, quindi), pensai che, se così veniva impostato il discorso, Chieri poteva alzare bandiera bianca. La soluzione prospettata, infatti, bella ma da libro dei sogni, era quella di una strada parallela alla strada attuale con un tracciato più ad est, sotto Superga per intenderci.
Considerato che nel recente incontro con l’Area Metropolitana è risultato non esserci nemmeno più memoria della nostra strada, è evidente che quell’analisi è stata molto ben assimilata.
Se potevamo sperare che il sogno fosse in un cassetto, adesso sappiamo che quel cassetto è nella nostra scrivania. Manco presa in considerazione dai fondi strutturali, come gran parte di progetti che avrebbero dovuto servire a rendere più competitivo questo paese, quell’ipotesi è diventata una chimera.
Resta il fatto che nell’infrastrutturazione generale Chieri è, non da oggi, una delle grandi dimenticate della pianificazione regionale.
Credo che Chieri abbia il diritto di pretendere attenzione dagli organismi competenti, anche meno della metà di quella avuta per decenni per la cintura occidentale e settentrionale di Torino o per le realtà urbane della provincia di Cuneo.

Già Sindaco di Chieri

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