Contandina, magazziniera e nonna
Marianna Pollone
Santena
Luca Botelho Silvestri  
19 Maggio 2026

Contandina, magazziniera e nonna

Marianna Pollone di Santena ha festeggiato 100 anni, senza mai fermarsi

«Il segreto per arrivare a questa età? Lavorare e stare attivi, non stare fermi ad aspettare». Marianna Pollone lo dice con semplicità, quasi fosse la cosa più normale del mondo. Due venerdì fa ha compiuto  100 anni, tutti vissuti a Santena. Un secolo attraversato restando sempre nello stesso paese, vedendolo cambiare poco alla volta: dai campi lavorati con i cavalli alle automobili, dalle cascine alla Santena di oggi.

«Sono nata qui e sono sempre rimasta qui», racconta. Nata l’8 maggio 1926, Marianna è cresciuta in una Santena molto diversa da quella attuale, dove la vita quotidiana ruotava attorno alla campagna, agli animali e al lavoro manuale: «Mio papà negoziava legna, che all’epoca era fondamentale, soprattutto per scaldarsi e i cavalli li avevamo sempre. Anche quando ero giovane ero sempre in mezzo ai cavalli, perché lavoravamo nei campi e si usavano per tutto». Ancora oggi quella passione è rimasta nella famiglia Bechis: alcuni familiari sono legati all’ippica e Marianna segue le corse in televisione e si informa su risultati e trasferte.

Tra i ricordi più forti della gioventù ci sono quelli della guerra. Quando il secondo conflitto mondiale finì aveva quasi vent’anni e conserva ancora la paura di quei giorni. «Avevo paura, più che altro per i bombardamenti. Anche qui si sentivano gli apparecchi che facevano i disastri».

Poi arrivò il dopoguerra, il matrimonio con Michele Bechis nel 1949 e il lavoro nel magazzino della famiglia Bechis, legato ai materiali edili. Per quasi trent’anni Marianna lavorò lì: «Sono sempre stata abituata a lavorare. Da giovane ho portato tanti sacchi di cemento e in magazzino facevo un po’ di tutto. Mi chiamavano “la Marianna della caussina”, perché vendevo la calce».

Prima del magazzino c’era anche la vita contadina e il lavoro nei campi: «Quando ero piccolina, ho anche raccolto gli asparagi», racconta, ricordando un periodo in cui gran parte delle famiglie santenesi viveva direttamente il lavoro agricolo.

Con il passare degli anni il lavoro ha lasciato spazio soprattutto alla famiglia: «Prima facevo la contadina, poi la magazziniera e poi la nonna», scherza. Marianna ha avuto due figli, Giovanni e Ginetta Bechis, sei nipoti viventi – una nipote è mancata anni fa – e tredici pronipoti, con il quattordicesimo in arrivo a fine mese. «I miei figli mi vogliono molto bene. Anche mio genero, mia nuora, i nipoti e i pronipoti: mi sento amata da tutti. Quelli che sono già più grandini li aiutavo io, adesso sono loro che aiutano me».

Attorno a lei c’è una presenza continua. La figlia Ginetta passa al mattino, mentre il figlio Giovanni passa la sera, così i familiari si alternano durante la giornata e insieme a loro c’è anche Elena Nedelcovic, che la assiste nella quotidianità. «Non mi lasciano mai sola», commenta Marianna.

Le giornate oggi scorrono con ritmi più tranquilli, ma restano piene di abitudini. «Leggo il giornale, faccio le parole crociate e seguo la messa. Mi piace tenermi informata e tenere la testa impegnata», racconta Marianna, che quotidianamente legge La Stampa e ogni venerdì aspetta il Corriere di Chieri, a cui è abbonata.

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