Chieri vuole il suo declino
Occasioni e tempo persi: così paghiamo il non-decidere
Zaverio Lazzero
Gentile direttore,
c’è una differenza evidente tra i territori che crescono e quelli che si fermano: la capacità di decidere.
Chiunque abbia recentemente attraversato il Nordest italiano, ma anche la Svizzera, l’Austria, fino alla Slovenia e alla Croazia, ha potuto osservare un modello chiaro: infrastrutture moderne, mobilità fluida, attenzione al paesaggio. Non è un caso. È il risultato di scelte coerenti, portate avanti nel tempo da amministrazioni diverse, capaci di considerare lo sviluppo come un elemento essenziale del benessere collettivo.
Il confronto con il territorio chierese è inevitabile. Qui esistono da decenni progetti di miglioramento della viabilità mai realizzati. Non perché mancassero le idee, ma perché è mancata la volontà di trasformarle in realtà.
Le motivazioni addotte sono sempre le stesse: costi elevati e tutela del suolo. Temi seri, certo. Ma utilizzati come giustificazione sistematica per non decidere. Non si tratta di percezioni ma di fatti e, nel frattempo, i cittadini convivono con traffico congestionato, tempi di percorrenza imprevedibili, inquinamento, traffico pesante che attraversa il centro abitato, aumento delle emissioni dovute a code e stop continui con un peggioramento costante della qualità della vita.
Per il contro, si sostiene che alcune opere “avrebbero avuto senso in passato, ma oggi non più”. È un’affermazione difficile da comprendere: se un’infrastruttura era necessaria quando il traffico era inferiore, come può diventare inutile oggi, in condizioni ben più critiche?
Il nodo è evidente negli attraversamenti urbani: una viabilità ormai superata continua a tagliare la città, generando disagi quotidiani e rischi. Non si tratta solo di mobilità, ma di vivibilità, sicurezza, attrattività del territorio e capacità di sostenere il tessuto economico.
La tutela dell’ambiente è un valore fondamentale. Ma l’ambiente non è fatto solo di suolo: è fatto anche di persone. E la qualità della loro vita passa anche dalla possibilità di muoversi in modo efficiente, sicuro e sostenibile.
Situazioni analoghe sono state affrontate in molti altri territori, anche con risorse limitate, attraverso una pianificazione infrastrutturale coerente e progressiva. Qui, invece, si continua a rinviare.
La domanda allora è semplice: quanto costa davvero non fare nulla?
Perché il costo non è solo economico. È fatto di tempo perso, opportunità mancate, minore attrattività per imprese e cittadini. E questi costi li stiamo già pagando. Ogni giorno.
Continuare a rinviare significa accettare il declino. Decidere significa assumersi la responsabilità di migliorare il territorio. La differenza, oggi, sta tutta qui.
Non tutto subito, ma qualcosa sì. È evidente che grandi opere infrastrutturali richiedono risorse importanti e tempi lunghi. Nessuno lo mette in discussione. Ma tra il “tutto” e il “nulla” esiste una via concreta: una pianificazione progressiva, fatta di interventi mirati e sostenibili nel tempo.
Altri territori lo hanno fatto: lotti funzionali, soluzioni parziali ma efficaci, integrazione tra viabilità e trasporto pubblico. Non serve immaginare tutto subito. Serve iniziare.
Perché continuare a non decidere equivale a scegliere lo status quo. E lo status quo, oggi, non è sostenibile. La vera domanda non è se si può fare. È quando si decide di cominciare.