Marocchi: tra sport e medico
Poirino pensa a rifondare l’impianto sportivo di via della Margherita 4/c
Non solo un centro sportivo, ma uno studio medico e lo sportello decentrato del Comune. Così il Comune proverà a rifondare l’impianto sportivo di via della Margherita 4/c, la cui concessione all’Aston Tennis è stata recentemente revocata. Un luogo che fin dalla nascita, vent’anni fa, zoppica da una gestione all’altra.
Finora il centro è stata una collezione di gestioni stentati e di chiusure anticipate. Come pensate di farcela, stavolta? «Nel nuovo bando, a cui stiamo lavorando, sarà previsto il bar all’interno che in questi anni era stato smantellato – anticipa il sindaco Nicholas Padalino – Apriremo anche uno sportello amministrativo decentrato: in pratica, manderemo lì i dipendenti comunali per un paio di giorni a settimana. In questo modo i cittadini dei Marocchi non dovranno venire in Comune, ad esempio, per ottenere certificati o per le pratiche anagrafiche».
La strategia, insomma, è quella di non limitarlo a un centro sportivo, ma farne un piccolo polo per la frazione, che non ha luoghi di ritrovo. Sarà previsto anche un ambulatorio medico: «In pratica, almeno una volta a settimana, un medico di base di Poirino terrà lì le visite. La dottoressa Barbara Navello ci ha dato la sua disponibilità, in linea di massima, ma per l’ufficialità mancano ancora le autorizzazioni da parte dell’Asl».
Entro fine mese dovrebbe essere pubblicato il bando per affidare la nuova gestione. Darà 30 giorni per partecipare. «Quindi entro, l’estate dovremmo riuscire ad affidare l’impianto».
Oltre ad ambulatorio e sportello decentrato, il Comune punta anche al rilancio dell’attività sportiva dopo aver proceduto alla revoca della concessione tra le proteste di Cristiano Boschiroli dell’Aston Tennis.
A partire dal gennaio scorso, la Polizia Locale aveva documentato la completa chiusura dell’impianto in uno stato di fatiscenza e il mancato utilizzo. Poi nei mesi successivi sono stati fatti diversi controlli ma il centro è stato trovato sempre inattivo.
«Arrivare alla revoca non è stata una scelta politica ma tecnica. Purtroppo sono stati violati i termini della concessione: non solo l’impianto era sempre chiuso ma è anche stato abbandonato, lo si può capire anche solo passando di lì perché l’erba è alta e incolta».