Quanto vale davvero il voto alla Maturità
Daniele Orla
Buongiorno direttore,
anche quest’anno sta per chiudersi il sipario sulla Maturità e piano piano se ne spegneranno gli echi. Io sento però ancora l’eco della mia Maturità, anno 1978, liceo linguistico (allora solo paritario). Erano i tempi delle quattro materie, due scritti e due orali. Ne ho un ottimo ricordo perché fu – molto immodestamente parlando – un grande successo, un trionfo: il massimo dei voti, che allora era 60/60.
Fui sì bravo, ma anche fortunato, perché delle tre lingue che avevamo studiato (inglese, francese, tedesco) io disdegnai il francese e – insieme a pochissimi altri temerari – scelsi tedesco all’orale e inglese allo scritto. La stragrande maggioranza dei miei compagni di classe si rifugiò nell’accoppiata inglese + francese e rifuggì con orrore dal tedesco, credendo così di mettersi al riparo da un disastroso fallimento.
Il destino volle che il commissario di francese fosse un avarastro strettissimo nei voti (sì, decisamente troppo stretto), che valutò la maggior parte sia degli scritti sia degli orali con un 6, massimo 6 e mezzo, concedendo solo a pochissimi un 7, non di più. Così persone che – considerato il loro rendimento nei 5 annidi studio – avrebbero meritato una certa qual quantità di sessantesimi si ritrovarono con una quantità ingiustamente inferiore.
Morale: il tema della corretta valutazione è sempre di grandissima attualità, ma adesso come allora è estremamente difficile stabilire come dare valutazioni veramente corrette, fedeli e rispondenti.