I cent’anni di Teresa Bordone
La centenaria Teresa Bordone
Pecetto Tor.
Emma Boccardo  
20 Luglio 2026

I cent’anni di Teresa Bordone

Originaria di Monte Roero, dal 1948 vive a Pecetto

Una storia di sacrifici e tempi duri, senza mai perdere la forza di rimboccarsi le maniche per garantire un futuro alla sua famiglia. Sono i cent’anni di Teresa Bordone che, a Valle San Pietro, ha festeggiato il traguardo raggiunto il 5 luglio insieme alla figlia, ai parenti, ai nipoti, pronipoti e agli amici di famiglia. Alla festa, al ristorante della borgata, hanno partecipato anche il sindaco Adriano Pizzo, e Gianluca Bordone, assessore del Comune di Monteu Roero, di cui Teresa è originaria, nonché suo nipote, che le ha consegnato una targa per suggellare il momento.

Teresa vive con la nuora e la figlia a Valle San Pietro.  Ci è arrivata nel 1948, poco dopo aver sposato, il 5 febbraio di quell’anno, Baldassarre Rittà, anche lui di Monteu Roero.

«Si sono spostati in cerca di prospettive migliori – racconta la figlia Caterina, nata a Pecetto nel 1950 – Le famiglie dei miei genitori erano di origini umili, contadine. Cuocevano il pane da sé e non avevano certo il bagno: si lavavano in tinozze con l’acqua gelata del pozzo. Mia mamma ha sempre parlato della sua infanzia e giovinezza come periodi in cui si tribolava, i soldi erano pochi e non c’era da mangiare».

Anche Pecetto, ai tempi, era un paese contadino. «Molto diverso da com’è ora, popolato da ville lussuose – considera la figlia – Mio padre ha trovato lavoro come manovale alla Tabasso di Chieri, il grosso cotonificio che ora non c’è più».

Una vita non certo in discesa. «All’inizio vivevamo in affitto. Ricordo ancora che avevamo il bagno fuori casa. Io e mio fratello Giovanni, venuto a mancare otto anni fa, abbiamo iniziato a lavorare sin da giovanissimi per dare una mano. Anche io nel tessile a Chieri, da Vergnano. E mio fratello in Fiat. Con tanti sacrifici siamo però riusciti a costruire la casa in cui mia mamma vive ancora oggi».

Caterina descrive sua mamma come una donna riservata, a tratti un po’ timida, che non vuole mai disturbare o essere di peso. «Non voleva neanche che le organizzassimo una festa: alla fine però, era molto contenta».

Un carattere schivo, ma nel contempo forte, pieno di grinta e forza di volontà. Teresa è figlia di un’epoca dove già da bambini bisognava lavorare. «Erano sei fratelli. Quando c’erano tante bocche da sfamare, bisognava darsi da fare in fretta e contribuire. Mamma ha studiato solo fino alla terza elementare e poi, finché non si è sposata, ha lavorato come donna di servizio».

Degli anni della guerra Teresa ha sempre parlato poco. «Ma ricordo che mi raccontava dei soldati tedeschi che si aggiravano per le case. Mio padre prese poi parte alla lotta partigiana: quando eravamo bambini non ascoltavamo volentieri quelle storie però. Ora, se potessi tornare indietro, le starei a sentire per ore».

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