Gastaldi e Chirico in pensione
Le due professoresse salutano la media Leopardi di Trofarello
«Avere entusiasmo è essenziale per lavorare bene con i ragazzi. La scuola deve essere un luogo in cui sentirsi vivi e crescere e formarsi prima di tutto come persone». Si sono innamorate dell’insegnamento tanti anni fa. Ora dopo una vita tra i banchi di scuola le professoresse Daniela Gastaldi e Melina Chirico sono pronte a salutare gli allievi della scuola media Leopardi di Trofarello e ad andare in pensione: portano con loro un bagaglio di soddisfazioni e traguardi raggiunti, ma anche un briciolo di amarezza.
«Certamente ci mancherà la quotidianità con i ragazzi e ci farà un certo effetto non varcare più la soglia della scuola come facevamo tutte le mattine», considerano Gastaldi e Melina Chirico, colleghe e amiche, 67 anni già compiuti la prima, e altrettanti anni da compiere a settembre la seconda. «Quando è arrivato il decreto ufficiale, ho pianto leggendo le parole “collocazione a riposo”», sottolinea Gastaldi.
Il pensionamento arriva forse nel momento più giusto: «Nell’ultimo periodo abbiamo percepito la sensazione di essere messe un po’ da parte da alcuni colleghi più giovani: era un po’ come se il nostro bagaglio di esperienza non avesse valore. È stato un dispiacere – raccontano – Ma la cosa che poi in fondo conta davvero è ciò che si lascia ai ragazzi, le avventure e i ricordi, i successi e le soddisfazioni vissuti con loro».
Chirico, originaria della Calabria, dopo la maturità sceglie Torino per gli studi universitari, dove si laurea in lettere. Prima di approdare alla Leopardi, nel 2015, insegna italiano, storia e geografia in diverse scuole: dalle prime supplenze a Torino, in zona Mirafiori, passa poi a Borgaretto e Venaria. «Sono poi arrivata a Rivoli, alla Matteotti, dove sono rimasta per 17 anni – ripercorre – Qui, tra le altre cose, ho seguito il Consiglio comunale dei ragazzi e oa fatto parte della commissione gite e formazione classi».
Per motivi familiari si trasferisce poi a Trofarello. «Dover ricominciare tutto da capo non è stato semplice, ma Daniela, che al tempo era vicepreside, mi ha fatto sentire a casa sin da subito».
Daniela Gastaldi, originaria di Moncalieri, dove ha anche insegnato, arriva a Trofarello nel ’99. Insegna arte e immagine, ma nella sua carriera si occupa anche di sostegno per 15 anni, anche nel ruolo di coordinatrice delle attività di inclusione dei ragazzi con bisogni speciali. Nel 2015 diventa vicepreside, carica che ricopre per i 9 anni successivi. Guida anche il “Gruppo Noi”, progetto che si propone di contrastare il bullismo e di sensibilizzare gli allievi sul tema.
La loro passione per l’insegnamento ha radici lontane. «Tutto è partito quando io frequentavo le medie: ricordo con tanta stima la mia insegnante di italiano – spiega Chirico – Le volevamo davvero bene: ci invitava persino a casa sua a prendere il tè. La sensazione di avere tra le mani i registri blu (quando ancora erano cartacei) per la prima volta non potrò mai dimenticarla. Mi sono sentita orgogliosa e parte di qualcosa di importante».
Gastaldi è invece laureata in architettura. «Quando frequentavo l’università, sognavo di lavorare nel mondo dell’arredamento e del design ma, nel frattempo, facevo qualche supplenza per guadagnare qualcosina. Così mi sono innamorata di questa professione. Per me è davvero uno dei lavori più belli del mondo».
A chi consigliate di intraprendere il vostro mestiere? «A chi ama lavorare con i giovani». Parole d’ordine: ascolto, divertirsi e far divertire, sempre con il giusto equilibrio. «Bisogna mostrarsi entusiasti di voler lavorare insieme ai propri studenti, che sono prima di tutto delle persone, al di là del voto o delle date di storia da sapere a memoria. A volte, oggi, si tende a dimenticarlo».
Com’è cambiata la scuola negli anni? «Il nostro approccio è rimasto per lo più invariato. Certo ci siamo dovute adattare alla tecnologia, che spesso si è dimostrata un utile supporto».
Non mancano le note dolenti: «Negli anni la burocrazia è aumentata a dismisura, appesantendo inutilmente il nostro lavoro – sottolineano – E poi il ruolo dell’insegnante sta perdendo di credibilità: non siamo più un punto di appoggio e riferimento per le famiglie e gli studenti, come avveniva anche solo una decina d’anni fa».
Il cambio di routine non vi spaventa? «La nostalgia non manca, soprattutto per il rapporto con i ragazzi – considerano – Ma i progetti che abbiamo sono tanti…». Gastaldi, ad esempio, è tornata ad iscriversi all’Università, alla Facoltà di Psicologia. «Non passeremo le giornate a guardare i cantieri – sorridono – Anche le bocce sono escluse, ma stiamo iniziando a familiarizzare con il burraco».