Fermo convalidato, resta detenuto
Il 28enne di Pino Torinese resta in carcere dopo l’incendio
È stato convalidato oggi, martedì, nel carcere di Marassi, il fermo del 28enne arrestato dopo l’incendio appiccato domenica pomeriggio nell’abitazione dei genitori, a Pino Torinese. Anche se il giovane resta in carcere, la sua avvocata, Greta Olivieri, prepara già una nuova richiesta: una perizia sulle sue condizioni psichiche e, soprattutto, una misura in una struttura adeguata, vigilata e in grado di seguirlo.
Domenica il dramma si è consumato in pochi minuti. L’appartamento è stato devastato dalle fiamme. Sono rimasti danneggiati anche alcuni locali dell’abitazione sottostante: alcune persone anziane sono state accompagnate in ospedale dopo aver respirato il fumo, ma sono state successivamente dimesse. «Ho visto prima il fumo, erano circa le 14 – racconta un vicino – Alle 14,01 c’erano già le fiamme». Una rapidità impressionante, che ha fatto temere il peggio in un condominio dove il fuoco avrebbe potuto propagarsi rapidamente.
A ricostruire la sequenza degli ultimi giorni è l’avvocata Barbara Ferrarese, che assiste i genitori del ventottenne. Tutto, spiega, comincia il 13 agosto, quando il ragazzo si trova da solo in casa mentre la famiglia è al mare. Ha una crisi, getta oggetti dalla finestra, poi esce dall’abitazione e danneggia alcune parti comuni del condominio, arrivando a sradicare un mancorrente e a rompere delle lampade. Intervengono i Carabinieri, allertati dai vicini, e il giovane viene accompagnato alle Molinette. Ma si allontana di sua iniziativa dall’ospedale.
Il 15 agosto è lui stesso a chiedere aiuto: chiama un’ambulanza e viene accompagnato all’ospedale Santa Croce di Moncalieri. Gli viene somministrato un farmaco sedativo e viene successivamente dimesso. Il giorno dopo, domenica, la situazione precipita. Secondo la ricostruzione fornita dalla famiglia, il ventottenne chiede ai genitori denaro per comprare droga. Il rifiuto provoca una nuova crisi. Il giovane, riferisce la difesa dei genitori, impugna un coltello e li minaccia.
A quel punto padre e madre escono dall’appartamento e si dirigono verso i Carabinieri. Passano pochi minuti e nell’abitazione divampano le fiamme. Il fuoco, secondo gli accertamenti, interessa più ambienti, tra cui il salotto e una camera da letto. L’appartamento viene rapidamente devastato. Per fortuna non si verifica una fuga di gas. Il giovane si allontana. Poi, dopo aver sentito un forte boato, sarebbe stato lui stesso a chiamare il 112 per segnalare quanto stava accadendo.
Da Pino Torinese comincia quindi la fuga verso Genova. Raggiunge Porta Nuova con i mezzi pubblici, sale su un treno e arriva in Liguria. Si dirige nella zona della Foce, dove fa un bagno in mare, prima di contattare nuovamente le forze dell’ordine e decidere di consegnarsi. Per il Gip di Genova, Carla Pastorini, pur in presenza di un quadro di forte sofferenza e disturbo, il ventottenne sarebbe stato in grado di comprendere la portata delle proprie azioni e di organizzarle: anche sulla base di questa valutazione è stata ritenuta necessaria la misura cautelare.
L’avvocata Ferrarese non esclude una soluzione diversa dal carcere: «Purché avvenga in una struttura vigilata e controllata, in grado di garantire che non si allontani». Un vicino di casa, che chiede di restare anonimo, racconta: «Che la situazione fosse notevolmente peggiorata lo avevamo capito da diversi giorni. Si sentivano spesso discussioni con i genitori. Però c’erano anche momenti in cui era tranquillo, sembrava una persona come tante».
Chi vive nel complesso parla di «una tragedia che si poteva evitare. Il ragazzo era seguito dai Servizi sociali da diversi anni. Viene da chiedersi quanto possano fare davvero le famiglie quando una situazione diventa così difficile». La solitudine dei genitori davanti a situazioni psichiatriche e di dipendenza che diventano ingestibili è uno dei temi che ricorrono nei commenti dei vicini: «In Italia troppo spesso i genitori vengono lasciati soli. Quando la situazione esplode, tutti si chiedono perché non si sia fatto qualcosa prima. Ma bisognerebbe capire che cosa può concretamente fare una famiglia quando non riesce più a gestire una persona».
L’avvocata Greta Olivieri, che difende il ventottenne, dopo l’udienza descrive un ragazzo «distrutto». Secondo quanto riferito dalla legale, ha chiesto scusa e ha cercato di spiegare il significato che attribuisce a quanto accaduto: una rottura radicale con la vita vissuta fino a 28 anni, nella convinzione di poter ripartire da zero. Nel suo racconto ci sarebbero anche situazioni familiari complesse che, secondo quanto riferito dalla legale, lo avrebbero segnato durante la crescita.
La difesa intende ora chiedere una nuova valutazione delle condizioni psichiche del giovane e punta a ottenere il trasferimento in una struttura dove possa essere curato e seguito, anziché rimanere in carcere. Olivieri intende inoltre approfondire il percorso seguito dai servizi di Salute mentale e le decisioni assunte nei giorni precedenti all’incendio. La difesa vuole verificare, in particolare, se il quadro clinico fosse compatibile con le dimissioni dall’ospedale di Moncalieri.
Con la convalida del fermo, intanto, il procedimento entra in una nuova fase. La difesa dà per acquisito che l’ipotesi iniziale, legata al rischio per le persone presenti nel condominio, dovrà essere rivalutata sotto il profilo giuridico. Gli atti saranno quindi trasmessi alla Procura di Torino, competente per i fatti avvenuti a Pino Torinese, che dovrà fare chiarezza sulla dinamica dell’incendio e sulle responsabilità. Resta sullo sfondo la domanda più difficile, quella che in queste ore si pongono soprattutto i vicini e la famiglia: se e come fosse possibile intervenire prima che una situazione già conosciuta arrivasse a un punto di rottura tanto drammatico.