Una vita in biancoblù
Giovanni Cumino e Massimo Folli raccontano decenni di calcio a Pralormo
Una vita spesa a coltivare la grande passione per il calcio coniugata con i colori biancoblù del Pralormo. Non c’è altro modo per definire la parabola di Giovanni Cumino e Massimo Folli, il primo storico dirigente sin dalla fondazione della società, il secondo calciatore di lungo corso prima e in seguito infaticabile dirigente.
Pralormese doc, classe 1958, pur non avendo mai giocato a pallone Giovanni Cumino è sempre stato vicino al Pralormo, sin dagli albori quando era presidente Beppe Tesio. «Da dirigente ho praticamente svolto tutti i ruoli, compreso quello del guardalinee di società», commenta.
Oltre ad essere dirigente, Cumino è uno dei primi tifosi della sua squadra. Tra i tanti i ricordi dei personaggi che hanno scritto la piccola storia del Pralormo il primo va al compianto Corrado Allemandi, bomber di razza e apprezzato allenatore. «Corrado aveva un modo tutto suo per caricare i ragazzi, specie quando rientrava negli spogliatoi, dove utilizzava termini piuttisto coloriti – ricorda divertito Cumino – Dopo l’intervallo però, la partita cambiava. Un posto di rilievo lo occupano anche Massimo Folli, che arrivato in prestito dal Tagliaferro non è più andato via diventando una delle colonne della squadra, e Fabio Stapane, entrato di recente a far parte della dirigenza. In campo il momento più emozionante è stata la promozione in Prima Categoria».
Lucida, con una vena di malinconia, la sua analisi sull’evoluzione del calcio dilettantistico del Chierese. «Una c’era molto più entusiasmo. Entravi in campo e davi il massimo. Ai tornei estivi c’era sempre tanta gente e ti divertivi a vedere giocare. Oggi sembra attrarre di meno i giovani». Felicemente pensionato, Giovanni Cumino segue anche il calcio in televisione, ma con meno interesse rispetto al passato: «Tifo per la Juventus ma una volta ero più appassionato. Adesso, se i bianconeri vincono va bene, se perdono pazienza dovevano giocare meglio».
Carriera calcistica molto lunga quella di Massimo Folli, storico libero del Pralormo. Classe 1964, ha esordito nelle giovanili della nichelinese Crociera. Archiviati un infortunio e il servizio militare, la sua carriera riprende a Moncalieri con l’Ekelund del presidente Mangolini, sfiorando la vittoria del campionato. L’anno dopo la fusione con il Tagliaferro, mentre Folli vince con la propria squadra il Palio dei Borghi a Moncalieri. «Avevo ricevuto proposte per salire di categoria con l’Airaschese in Promozione, ma il presidente non mi ha lasciato andare – ricorda Folli – Dopo la fusione tra Tagliaferro e Santa Maria ho avuto qualche battibecco con l’allenatore e sono stato girato in prestito al Pralormo nel 1990». E qui inizia la sua seconda carriera: in biancoblù rimane per 14 stagioni, l’ultima delle quali, prima di smettere all’età di quarantadue anni, come giocatore-allenatore.
Anche per Folli la figira di Allemandi è indimenticabile. «Corrado era la persona più brava di questo mondo, ma quando entrava in campo si trasformava, non mollava mai, dava sempre il massimo. Compagni che ricordo con piacere sono stati anche Fabio Stapane, il portiere Eandi e Massimo Cucca. Ho visto e giocato con tanti bei giocatori nei tornei estivi, come Fioriello, Guarnieri, Migliore, Favaretto e Canova. Con Stapane, Allemandi e Cumino eravamo il gruppo storico di Pralormo, dove il bello veniva prima, durante e dopo le partite. La filosofia del Pralormo era amicizia, festa e stare bene insieme». Folli è è stato un libero classico con il vizio del gol. «All’inizio della carriera giocavo come attaccante, poi dato che ero in disaccordo con il mister al Santa Maria sono stato momentaneamente messo fuori squadra, ma partecipavo agli allenamenti giocando come libero. Una domenica mi sono venuti a chiamare perché erano solo in dieci, ho fatto il libero e da lì non mi sono più mosso. Salvare un gol – spiega Folli – era come averne segnato uno. Nei miei anni a Pralormo, tra rigori, punizioni e reti su azione, ho messo a segno la bellezza di 98 gol».
Un difensore-goleador che si riconosceva in campo per i capelli lunghi e che aveva grandi esempi a cui ispirarsi. «In serie A i giocatori cui mi ispiravo erano Krol e Scirea, due grandissimi liberi. Tra i ricordi, mi viene ancora in mente una partita in cui sono stato protagonista in Terza Categoria. Era il girone di ritorno ed affrontavamo il Salsasio Carmagnola allenato dall’ex Cassaro. All’andata avevamo vinto e avevo segnato. Al ritorno, al 90′, perdevamo 0-2 in casa. L’arbitro ha concesso 7′ di recupero. Dopo due minuti ho segnato su rigore e sul filo di lana ho siglato di testa il 2-2». Simile a quella di Cumino la sua visione del calcio attuale. «I giovani di oggi hanno troppe alternative. Per noi il calcio era la prima scelta: era un modo per uscire di casa e stare con gli amici. lo, se perdevo, non parlavo per due giorni. Ce la prendevamo, anche perché sapevamo che al martedì, alla ripresa degli allenamenti, ci aspettavano tanti giri di campo. Oggi, ho notato migliorie a livello tecnico negli allenamenti, ma un peggioramento nell’approccio al calcio. Vedere i ragazzi che se vincono sorridono, ma se perdono fanno lo stesso, mi lascia perplesso». Felice la sua parentesi da allenatore delle giovanili. «Ho diretto la squadra Allievi in CSI e in quattro anni abbiamo vinto un campionato e conquistato tre secondi posti».
Pensionato, ma ancora attivo nel mondo del lavoro come tornitore, Massimo Folli è tifoso della Spal e simpatizza per la Juventus, visto che da bambino aveva come idolo Bettega. Ora, oltre ad essere dirigente del Pralormo, segue il figlio Gabriele anch’egli giocatore biancoblù. «A Gabriele non do tanti consigli. Gli dico sempre che deve ascoltare l’allenatore e fare quello che gli chiede. Se succede qualcosa, in ogni caso, ha fatto quello che doveva. Inoltre, gli ricordo sempre che si gioca con i piedi e non con la bocca».