Le Nuove nel cuore
Il fotografo di Montaldo Giovanni Varetto racconta con 34 immagini in bianco e nero l’ex carcere torinese
Da luogo di pena il carcere delle Nuove potrebbe trasformarsi in luogo del cuore. E se accadrà, una parte del merito sarà di un uomo di Montaldo, che ne ha raccolto le suggestioni con la sua fotocamera. Le immagini di Giovanni Varetto, infatti, sono mostra permanente nel complesso di corso Vittorio e Torino. E sono decisive per ottenere i voti del pubblico, che sta partecipando al concorso “I luoghi del Cuore” del FAI. Sul sito fondoambiente.it Varetto emoziona con le 34 immagini della sua fotogallery. Corridoi. Scale. Cunicoli. Sbarre. Porte chiuse. Ma anche l’intimità della cella nuda, di un letto a castello, di uno scaffale aperto e deserto. Un racconto in bianco e nero dove la luce e il buio confinano come la libertà e la costrizione.
Varetto è stato il primo a ottenere il permesso di ritrarre questi luoghi, dove i detenuti non vivono più da oltre vent’anni. Ora è un museo. «Tutto è nato da una mia visita al carcere nel 2016 – racconta – Con gli altri membri del gruppo di fotografia Effeotto di Chieri avevamo pensato di proporre delle attività fotografiche più mirate» In quell’occasione ha visitato il carcere per la prima volta e ha conosciuto Calogero Modica, direttore del museo, scomparso da pochi mesi. «Rimasi impressionato dalla sua capacità di far passare messaggi in modo davvero personale ed è nata un’amicizia con lui al di là del carcere».
Viaggio in bianco e nero
Il fotografo montaldese ci ha messo tre anni per ottenere il permesso. «All’inizio mi avevano detto di no, perché si tratta di un argomento delicato. A inizio 2019 ho finalmente ottenuto il via libera. Mi sono documentato e attrezzato per stampare le foto in proprio». Il risultato è la mostra permanente “Un viaggio dentro”. Contemporaneamente è nato un libro, che racconta l’esperienza del fotografo nel carcere. Al suo interno ci sono pagine di riflessioni, legate a chi ha trascorso in questo luogo i suoi ultimi giorni. «Ciò che rimane più impresso è il clima – riflette Varetto – La visita inizia dalla strada di ronda, si passa davanti a un muro con delle ceramiche, su cui sono raffigurati i volti di uccisi e deportati: partigiani, giovani, vecchi, donne, anche persone di altre nazionalità».
La visita si sviluppa in un percorso impressionante. «Al termine si esce con una percezione completamente diversa da quella che si aveva quando si è entrati, una percezione fuori da ciò che si può immaginare. Le parole non bastano per capire che cosa si prova». Qui dentro sono passate vite e storie che hanno a che fare con l’umanità più profonda. Non solo storie individuali. Per esempio suor Giuseppina De Muro, direttrice della sezione femminile durante la seconda guerra mondiale, quando un braccio del carcere fu occupato dalle SS, che imposero un regime di terrore. De Muro cercò in ogni modo di mantenere la propria indipendenza dal comando tedesco e, insieme a padre Ruggero Cipolla, riuscì a sottrarre alla deportazione moltissimi prigionieri.
Una storia da salvare
Per decenni il carcere ha detenuto oltre 700 persone nei suoi 37.000 metri quadri. Quarant’anni fa, con l’apertura del carcere le Vallette, è stato gradualmte svuotato, fino alla chiusura nel 2003. Circa due terzi sono stati acquisiti dal Tribunale di Torino. Il resto, proprietà del Comune di Torino, è stato acquisito dall’associazione “Nessun uomo è un’isola”. Ma negli ultimi anni c’è stata una riduzione della parte museale. «Il percorso oggi è molto ridotto e limitato rispetto a due anni fa. La mostra è stata spostata nelle ex aule didattiche dei detenuti – descrive il fotografo – I volontari non mancano e si cerca di riportare la mostra ad essere visibile, com’è stato fino allo scorso anno. La mostra si poteva infatti visitare ogni venerdì, adesso invece solo una volta al mese».
Proprio per contrastare il ridimensionamento e restituire centralità al museo, Le Nuove sono state candidate ai “Luoghi del Cuore” del Fondo per l’Ambiente Italiano. I primi tre classificati diventano luoghi tutelati dal FAI, con tutti i benefici connessi, tra cui finanziamenti per opere di restauro e miglioramento. Fino a dicembre si può votare sul sito, magari dove avere camminato virtualmente nei suoi cortili ed essere entrati nelle cella grazie alle immagini colte da Giovanni Varetto.