Lettere e Opinioni
9 Settembre 2026
l’analisi di FRANCO BECCHIS

Le pompe gonfiate dagli speculatori

La tazzina di caffè e il pieno di carburante alla pompa sono credo i due momenti che meglio rappresentano cosa significa l’inflazione nella vita quotidiana Tutti hanno visto il prezzo della tazzina in questi anni salire da 0,70 fino a €1,30 o €1,40 euro. Stesso discorso alla pompa del carburante. È vita reale, è esperienza quotidiana.
Nel prezzo di quei due prodotti la tazzina di caffè e carburante, c’è la mano silenziosa ed elusiva dell’alta finanza. Ma per capirlo bisogna fare un passo indietro.
Nei mercati delle materie prime, come caffè, petrolio e gas naturale la dimensione dei contratti derivati (soprattutto futures e opzioni) supera spesso di gran lunga il volume fisico del sottostante, cioè le tonnellate di caffè i metri cubi di gas e i barili di petrolio effettivamente scambiati. Questo squilibrio genera distorsioni nei prezzi, soprattutto a breve termine. Vediamo perché si forma questo squilibrio e in che modo si riversa, spesso distorcendoli, sui prezzi dei mercati fisici.
I derivati sono animali strani: hanno forme diverse e sono usati da soggetti diversi per scopi anch’essi diversi. Inoltre spesso si drogano con la leva. Ad esempio, un derivato su un milione di barili di petrolio richiede soltanto un investimento del 5-10% (il margine). La finanza ha ideato negli anni i contratti derivati a termine proprio per amplificare i guadagni, ma di riflesso anche le perdite potenziali.

Il primo fu Hammurabi
Contratti a termine su grano e orzo esistevano già in Mesopotamia intorno al 1750 a.C. . Il primo “derivato” documentato con un effetto leva riconoscibile è però accontato da Aristotele: intorno al 600 a.C. Talete, prevedendo un raccolto abbondante di olive, versò una piccola caparra per assicurarsi il diritto d’uso dei frantoi della zona. Quando la previsione si avverò, li subaffittò a prezzo pieno. Era di fatto un’opzione call: piccolo esborso iniziale, guadagno moltiplicato — l’effetto leva in forma embrionale.
Uno dei primi mercati futures organizzati nacque nel 1730, alla Borsa del riso di Dojima, a Osaka, autorizzata dallo shogunato, dove si scambiavano contratti standardizzati sul riso con liquidazione per differenze, senza consegna fisica.

Derivati e speculazione
I produttori e gli acquirenti all’ingrosso del bene su cui si appoggia un derivato lo utilizzano per proteggersi dal rischio di variazioni sfavorevoli del prezzo di vendita o di acquisto. Ad esempio, Saudi Aramco non gradisce fluttuazioni al ribasso, mentre Lufthansa non gradisce fluttuazioni al rialzo: derivati opposti coprono questi rischi, naturalmente con un costo, come tutte le assicurazioni. Tale costo è il valore di mercato del derivato, da non confondere con il valore nozionale, che è il valore del sottostante su cui il derivato si appoggia. Ad esempio, Lufthansa paga un milione di euro un derivato che protegge da fluttuazioni di prezzo 20 milioni di euro di carburante: un milione è il valore di mercato del derivato, 20 milioni il valore nozionale.
Quello appena accennato è un caso di hedging, e rappresenta una motivazione reale per l’emissione di derivati. Purtroppo però sul mercato dei derivati si affacciano anche operatori che non hanno nessun interesse reale nella materia prima: non vogliono né petrolio né gas né caffè né altro. Quello che vogliono è comprare o vendere in un momento futuro al prezzo fissato oggi. Quando questo momento verrà, non ci sarà nessun passaggio di merci ma solo il pagamento dei saldi. E questa è la famosa, o famigerata, speculazione: la fanno gli hedge fund, le banche di investimento e altri operatori privati.

Il peso sul mondo
A livello globale il valore nozionale dei derivati viene stimato attorno ai 846 trilioni di dollari (cioè 846.000 miliardi). I derivati su prodotti energetici sono una componente significativa di questo insieme. La forte volatilità dei prezzi energetici aumenta l’incentivo all’utilizzo dei derivati e quindi la loro dimensione nozionale.
In Italia il valore nozionale totale dei derivati energetici nel mercato elettrico (mercato regolamentato più OTC) è stimato fra gli 80 e i 130 miliardi di euro. I derivati sul gas sono invece stimati fra i 15 e i 25 miliardi di euro di valore nozionale (fonti: report ufficiali del GME e di Borsa Italiana). L’ampio spread nelle stime del valore nozionale dei derivati su elettricità e gas è giustificato dal fatto che la più parte dei derivati stessi è scambiata al di fuori del mercato regolamentato (OTC, over the counter).
Vediamo ora come i mercati dei futures influenzano i prezzi attuali, o prezzi spot, delle materie prime energetiche. Un future è un contratto che obbliga ad acquistare o vendere, a una data futura, una certa quantità di materia prima a un prezzo prefissato. Molto spesso, quando gli operatori osservano una grande quantità di futures al rialzo — cioè un mercato che si aspetta rialzi dei prezzi — tendono a trattenere le scorte, riducendo l’offerta in attesa di prezzi più favorevoli, e così facendo fanno aumentare il prezzo spot.
Al contrario, quando vi sono abbondanti futures al ribasso, gli operatori si aspettano prezzi in discesa e tendono a liberarsi della merce, con una forte pressione al ribasso sui prezzi spot.
Un discorso analogo vale per le opzioni, che comportano la possibilità, ma non l’obbligo, di comprare (o vendere) in futuro a un prezzo predeterminato. Se il mercato è inondato di opzioni call, che implicano previsioni di rialzo dei prezzi, i market maker devono tutelarsi comprando futures, in modo da essere coperti nel momento dell’eventuale esercizio delle opzioni call che hanno emesso. Così facendo, però, spingono verso l’alto i prezzi spot del petrolio fisico.
Analogamente, se vi è abbondanza di opzioni put, e quindi un sentimento ribassista, i market maker si tutelano vendendo futures, in modo da essere coperti in caso di esercizio delle opzioni put che hanno emesso. E così facendo spingono al ribasso i prezzi spot.
In sintesi, la finanza più sofisticata, che sembra così lontana da noi entra subdolamente nella nostra vita quotidiana.

* Con il contributo di Marco Maglioli

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